“Anti-fascist, anti-racist, free form Death Jazz”… è il “manifesto d’intenti” di “Backengrillen” che si legge in “apertura di pagina” sul sito della Svart Records (https://www.svartrecords.com/en/product/backengrillen-backengrillen/13936 – consultato l’8.2.26).
- Premessa
Prima di addentrarci nel mondo anti-fascista e anti-razzista di “Backengrillen” (Svart Records), è necessario fare un passo indietro per comprendere da dove nasca questo progetto, capace di “ferire” con giusta violenza l’orecchio dell’ascoltatore con il suo “free form Death Jazz”.
Nelle note del retro copertina è indicata, quale formazione che compone i Backengrillen, la seguente “compagnie”: Dennis Lyxzén – vocals and noise; Mats Gustafsson – baritone sax, flutes and live-electronics; Magnus Flagge – bass; David Sandström – drums and pads; è poi scritto “recorded live at parasit studios … in 1 day late october 2022”.
Ebbene, se Mats Gustafsson non necessita di presentazioni (il suo nome ha occupato queste pagine negli ultimi anni più e più volte; si vedano per tutte le recensione dei Fire! e dei Fire! Orchestra), i restanti componenti dei Backengrillen, presi singolarmente, ai più potrebbero (ingiustamente) non tornare immediatamente noti; sta di fatto che siano i componenti dei Refused, gruppo che merita il più alto rispetto quantomeno per aver dato alle stampe nel 1998 l’incendiario “The Shape of Punk to Come”.
- Backengrillen
Messo LP sul piatto, un rumore, un disturbo di fondo, e poi un cadenzato crescendo aprono la strada al doom-metal di “A Hate Inferior”; infernale processione, guidata dalla voce urlante di Lyxzén, che si concede, (quasi) nel mezzo, anche una frattura per solo sassofono delirante.
Un flauto a metà strada tra il free-jazz di Rahsaan Roland Kirk e gli “amplessi” di Ian Anderson introduce “Dör För Långsamt”, prima che la ritmica e il sassofono tornino a martellare e il canto diventi, in un uno con il “fiato”, ieratico.
Si chiude così un primo lato che affonda il colpo al cuore e allo stomaco con pagana, laica e “militanza” da angelo caduto.
Voltato il vinile, “Repeater II” aumenta i giri e assume un formato canzone, riflettendosi in specchio dalla cornice post punk e rock (sarebbe stato interessante ascoltarne una versione fatta da Alan Vega e Martin Rev; ma purtroppo non è più possibile).
“Backengrillen #1” si muove tra “metallo” e “soffio” e inizialmente morde come un cane da presa per poi perdersi in viaggi onirici, conservando l’idea da “sabba” propria del side A, ma illuminandola di una luce meno “mefistofelica”.
Con “Socialism Or Barbarism” (che non può non evocare lo storico scritto di Rosa Luxemburg) si fa avanti un rumore di fondo sporco, ruvido, crespo che diventa quai fresa industriale; poi, però, prende corpo nuovamente nella fusione di ritmica serrata, fiati e strali noise “disturbanti”.
“Backengrillens music is a paean to chaos and destruction”, si legge ancora sul sito della Svart Records ma, a dire il vero, terminato l’ascolto, il tutto si mostra per nulla ostico, e la “peana” al “dio” del caos e alla distruzione (distruzione richiamata anche nelle “macerie” della foto di copertina “used by kind permission from the archives of Västerbotten museum”; si legge sempre nelle note del retro copertina) “suona” più come “inno” ideologico che come forma ultima e concreta, per un lavoro che restituisce un indubbio bel momento d’intensa e riuscita musica.

































