C’è una strana malattia che colpisce ogni due o quattro anni. Si chiama febbre del pallone, e non risparmia nemmeno i musicisti. Anzi, forse proprio loro sono i più esposti.
Mentre i Belle & Sebastian (nella foto Stuart Murdoch) ci regalano ‘It Only Takes One Lion’ per la Scozia che sogna il Mondiale 2026, viene spontanea una domanda: ma quanti altri eroi del rock alternativo hanno scritto per la maglia della propria Nazionale?
La risposta sorprende. Perché esiste una piccola, gloriosa tradizione di band indie che hanno messo da parte l’ironia e il distacco tipici del genere per sporcarsi le mani con cori da stadio, palloni che rotolano e speranze di gloria.
E l’Italia? Noi, invece, abbiamo cantato ‘Un’estate italiana’ per decenni. Ma il rock alternativo, quello vero, dalla nostra parte del campo fatica a farsi sentire.
Partiamo dal capostipite, il nonno di tutti. Nel 1990, i New Order — sì, proprio quelli di ‘Blue Monday’ e del post-punk più cupo — scrissero l’inno ufficiale dell’Inghilterra per i Mondiali italiani.
‘World in Motion’ è un capolavoro assoluto. Ha il basso ballabile di Peter Hook, il ritmo elettronico e quel famoso rap di John Barnes, attaccante della Nazionale inglese, che recita: “You’ve got to hold and give, but do it at the right time”. Roba da brividi.
Bernard Sumner, frontman dei New Order, raccontò anni dopo: “Non volevamo fare la solita marcia da stadio. Volevamo qualcosa che si potesse ballare, ma anche ascoltare con le cuffie”. Missione compiuta. Ancora oggi, è considerato il più grande inno indie di sempre.
Sulla stessa lunghezza d’onda, nel 1990, i Pop Will Eat Itself pubblicarono ‘Touched by the Hand of Cicciolina (Football Remix)’. Tipico crossover tra indie-dance, cultura pop e provocazione. La Cicciolina era una pornostar e politica ungherese. Capite il livello.
Nel 1994, i James (quelli di ‘Sit Down’) fecero una versione football del loro ‘Come Home’ per i Mondiali americani. Meno celebre, ma assolutamente coerente con la loro anima indie.
Poi arrivò il 1996. Europei in Inghilterra. The Lightning Seeds — band anni ’80 dal sound leggero e malinconico — scrissero insieme ai comici David Baddiel e Frank Skinner ‘Three Lions (Football’s Coming Home)’. E divenne leggenda.
Non è solo una canzone. È un inno alla speranza e alla disillusione. Parla del ‘football’ che torna a casa, ma anche di tutte le volte che se n’è andato. Perfetto per un popolo abituato a sognare e soffrire. E assolutamente lontano dai tormentoni patinati.
Nel 2006, la federazione inglese scelse ufficialmente gli Embrace, band rock di Birmingham, per l’inno dei Mondiali in Germania. ‘World at Your Feet’ arrivò al numero 3 in classifica. Ma non ebbe la stessa fortuna. Forse troppo lenta per uno stadio, troppo seria per un coro.
Il frontman Danny McNamara raccontò: “Non abbiamo fatto domanda. Sono venuti loro a chiederlo a noi”. Un segno che, almeno in Inghilterra, il rock alternativo è considerato all’altezza di rappresentare la Nazionale.
E veniamo ai giorni nostri. Nel 2024, i Paesi Bassi hanno scelto un inno ufficiale che coinvolge Chef’Special, quintetto indie rock di Haarlem, insieme al re della dance mondiale Armin van Buuren.
La particolarità? La canzone è stata registrata con le voci dei calciatori stessi. Il CT Ronald Koeman, ricordando il successo del 1988, ha dichiarato: “Non era solo divertente, ma creava un forte senso di unione”.
I Chef’Special hanno descritto il brano come “un viaggio che speriamo porti alla grandezza”. Esattamente quello che dovrebbe fare un inno.
Negli ultimi anni la label 4AD a riesumato dal passato alcuni brani riconducibili sempre al mondo del calcio: troviamo “World Cup Fever” degli americani Air Miami e il tema ufficiale dei Mondiali dell’86 in Messico degli inglesi Colourbox.
E l’Italia? Il deserto del rock alternativo
E qui arriviamo al punto dolente. In Italia, nessuna band rock (alternativa, indie, post-punk, quello che volete) è mai stata chiamata a scrivere un inno per la Nazionale.
Perché? Forse perché da noi il calcio è sempre stato raccontato dalla musica leggera, dal pop, dal cantautorato melò. Pensiamo ai grandi successi:
‘Un’estate italiana’ (1990): Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Due giganti, certo, ma di area pop-rock nazionale, non certo indie. ‘Notti Magiche’ (1990, lato B): stessa coppia.
Negli anni più recenti, la FIGC ha scelto tormentoni radiofonici o collaborazioni con big del pop: Ligabue, Francesco Renga, Emma. Niente indie, niente alternative.
Eppure, gli artisti italiani che amano il calcio non mancano. Anzi, hanno scritto pagine bellissime… però per le squadre di club, non per la Nazionale. Ecco alcuni esempi che vale la pena ricordare:
Luci a San Siro di Roberto Vecchioni: non è l’inno ufficiale dell’Inter, ma è molto di più. Una poesia sulla malinconia e la bellezza dello stadio. La leva calcistica della classe ’68 di Francesco De Gregori: un capolavoro assoluto che parla di un giovane calciatore, della scuola calcio e della solitudine. Le tue ali (Bologna) cantata da Lucio Dalla, Gianni Morandi, Luca Carboni e Andrea Mingardi (1988): un inno d’autore per una squadra, non per la Nazionale. Un inno per il Milan di Enzo Jannacci: simpatico, retrò, assolutamente fuori dagli schemi.
Insomma, l’amore per il calcio nella musica italiana c’è, eccome. Ma resta confinato nei club, nei campetti, nelle storie personali. Non si è mai trasformato in un inno ufficiale per la maglia azzurra firmato da una band indie.
Ma c’è un’eccezione. Una città che ha trasformato il calcio in un genere musicale a sé stante, senza mai chiedere il permesso a nessuno: Napoli.
C’è la canzone dedicata da LIBERATO al Napoli calcio “‘O core nun tene padrone (1926 Mix)” che è un inno non ufficiale pubblicato in occasione della vittoria del terzo scudetto. Il brano cita esplicitamente i protagonisti della storica cavalcata azzurra ed è legato a doppio filo alla città.
Ma prima di questa c’è stata, è ancora cantata, “Napoli” di Nino D’Angelo, canzone che rispecchia la città, i suoi colori e le sue bellezze; per chiudere un ricordo del Pibe d’oro Diego Armando Maradona. E poi il recentissimo e famosissimo coro da stadio “Un giorno all’improvviso, m’innamorai di te…” su melodia di “L’estate sta finendo”, scritta dai Righeira.
Forse un giorno anche la FIGC si farà coraggio. Forse chiamerà i Verdena, i Calibro 35, i Ministri o chi volete voi dal sottobosco di musica altra. O forse no. Forse è meglio così.
Perché il bello dell’alt rock è che non ha bisogno di essere ufficiale. Non ha bisogno di uno sponsor o di una conferenza stampa. Esiste nei garage, nei pub, nei dischi che nessuno ascolta tranne quelli che capiscono.
E quando arriva, come nel caso dei Belle & Sebastian o dei New Order, riesce a far piangere e ballare allo stesso tempo. Che poi è esattamente quello che fa il calcio, quando è bello.

































