Noi che seguiamo da anni i percorsi musicali degli Animal Collective abbiamo notato quanto siano prolifici: ognuno di loro, sotto diversi moniker e con progetti paralleli, dimostra una capacità produttiva non comune. A questo punto, con tre album solo nel 2026 per il solo Geologist, il collettivo di Baltimora sta quasi per raggiungere i King Gizzard and the Lizard Wizard in fatto di ossessione creativa. Ma se la band australiana punta sulla velocità e sul turnover stilistico, Brian Weitz – in arte Geologist – sceglie una via più sottile, quasi alchemica: quella di trasformare la luce della luna piena in musica.
Non è un semplice disco. È un esperimento di alchimia cosmica, un ponte gettato tra l’astro notturno e il sintetizzatore. Geologist ha varcato una nuova soglia: il suo nuovo album, “The Sirens”, è stato letteralmente plasmato dai fotoni del satellite terrestre, catturati nel deserto della California.
Qualcuno potrebbe definirla una follia da studio di registrazione, ma per Weitz e il visual artist Kyle Simon è solo l’evoluzione naturale di una ricerca artistica senza confini. Nel 2024, i due si sono chiusi nel Farrington Observatory di Joshua Tree, un avamposto sperduto tra le rocce e il cielo immenso, con un obiettivo tanto semplice quanto folle: imbrigliare la luce notturna e trasformarla in frequenze udibili.
Il risultato è “The Sirens”, in uscita il 16 ottobre per Outside Time, un’opera che si presenta come un’unica, fluida composizione modulare. Ma come si fa a suonare con un telescopio? A svelare il trucco (che di magico ha solo l’apparenza) ci pensa lo stesso Simon nelle note di copertina.
“Il telescopio è equipaggiato con sensori ottici e fotodiodi, rilevatori sensibili alla luce. Mentre ruoto lo strumento verso stelle, pianeti e il nostro satellite, raccolgo la luce grezza. Questa luce, attraverso un amplificatore analogico, si trasforma in un segnale elettrico che viene inviato al modulare di Brian come ‘control voltage’. È un linguaggio che modula l’altezza, il filtro, il ritmo e il timbro dei suoni in tempo reale.”
In parole povere: la luce della luna diventa il direttore d’orchestra, e Geologist si limita a seguire le sue indicazioni cosmiche. Un gesto di pura serendipity artistica che trasforma il deserto in una cattedrale sonora dove la natura incontra il sintetizzatore.
Il 2026 è un anno denso per Weitz: “The Sirens” è il suo terzo capitolo solista o collaborativo, dopo l’intimo “Can I Get a Pack of Camel Lights?” (gennaio) e la collaborazione con Avey Tare in “Croz Boyce” (maggio). E proprio con il compagno di avventure negli Animal Collective, Geologist si appresta a portare queste nuove frequenze dal vivo.
Il tour partirà il mese prossimo, con una data zero già segnata sul calendario: l’8 settembre ad Asheville, North Carolina. Un concerto che promette di essere molto più di un semplice show: sarà una seduta di ascolto tra le stelle, o quantomeno un tentativo di riportare sulla Terra quella polvere di luna catturata in presa diretta.
Per ora, possiamo solo immaginare l’epopea. Ma un assaggio c’è già: il preview intitolato “The Opening” è disponibile in streaming, un invito a varcare il portale prima che il sipario si alzi definitivamente su questo viaggio notturno.
Dopo anni di esplorazioni pop e sperimentazioni psichedeliche, Geologist ci ricorda che la musica è ancora il miglior veicolo per dialogare con l’ignoto. E se a parlare è la luna, noi non possiamo che stare in silenzio ad ascoltare.
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