Vent’anni. Un’era intera nella frenetica timeline della musica elettronica. Nathan Fake, architetto di paesaggi sonori che hanno scolpito il nostro immaginario collettivo – chi potrebbe dimenticare il remix epico di James Holden per “The Sky Was Pink”? – torna con il suo settimo atto. Non un’operazione di nostalgia, ma una mappa per orientarsi nel presente. Il titolo è “Evaporator”, un distillato elementare, proprio come l’acqua che purifica tornando alla sorgente.
Ma la vera rivoluzione sta nell’idea che lo sostiene: la “musica del giorno”. Fake la descrive così: “Non è musica da club aperta al confronto. È piacevole, accessibile. Mentre definivo la tracklist, l’ho chiamato ‘un album diurno’. Non ha il feeling di un afterparty”. È un gesto quasi sovversivo in un ecosistema musicale spesso ossessionato dall’oscurità e dalle ore piccole. “Evaporator” è l’alba dopo la festa, la chiarezza che segue il caos, un lavoro radioso che abbraccia con naturalezza sfumature di ambient, rave, trance e garage.
La conferma di questa ricerca arriva dalle collaborazioni d’eccezione: Clark porta la sua firma intricata in “Orbiting Meadows”, mentre in “Baltasound” è il batterista dei Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs, Dextro (alias Ewan Mackenzie), a iniettare una vena di potenza ritmica primordiale. Il tutto è forgiato con gli strumenti fedeli dell’artigiano digitale – il vetusto Cubase VST5 su tutti – a dimostrare che la visione, non lo strumento, fa la differenza.
Eppure, il gesto più significativo di questo capitolo potrebbe essere un altro: per la prima volta, il volto di Nathan Fake campeggia in copertina. Un atto di rivelazione personale per un artista che ha sempre vissuto nella penombra. “Crescendo, i produttori che amavo erano figure misteriose, l’arte era astratta. C’era una distanza enorme tra te e quella musica, ed era una parte fondamentale dell’esperienza”, riflette. “Oggi aiuta essere estroversi. Io non lo sono. Ma a vent’anni di distanza, ho pensato di provare qualcosa di nuovo. Sono fortunato a sopravvivere in un mondo mediatico che favorisce gli estroversi. Non è il mio mondo, ma in qualche modo ci sono ancora”.
“Evaporator” è quindi anche un monumento alla resilienza discreta, alla capacità di evolversi restando fedeli a sé stessi. Un album che non urla, ma risplende.
“Evaporator” sarà disponibile dal 20 Febbraio su InFiné, anticipato dal singolo “Bialystok”. E per l’Italia, segnatevi queste date: il tour toccherà Circolo Magnolia a Milano il 6 Marzo 2026 e Monk Club a Roma il 7 Marzo 2026.
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