Se il ondo è in tumulto geopolitico che si riflette anche nella musica, l’atto più radicale è ritirarsi in un angolo di quiete. È esattamente ciò che fa Moby con il suo prossimo capitolo discografico, Future Quiet, in uscita il 20 febbraio per BMG. Non un semplice seguito del minimalista Ambient 23, ma una dichiarazione d’intenti più profonda: una mappa sonora per sfuggire al frastuono, ispirata ai paesaggi eterei dei Cocteau Twins e alle atmosfere ipnotiche dei This Mortal Coil.
Ad aprire questo spazio sospeso c’è un ritorno al passato che guarda avanti: un nuovo, commovente rifacimento di “When It’s Cold I’d Like to Die”, brano cult del 1995. La scelta del featuring non potrebbe essere più azzeccata: la voce celestiale e potentemente emotiva di Jacob Lusk (Gabriels) dà nuova linfa a un pezzo già carico di pathos. È una canzone che conosce una seconda vita, dopo essere stata la colonna sonora di momenti struggenti in Stranger Things. Moby, in una dichiarazione che tradisce un raro entusiasmo fanatico, racconta di aver “inseguito per settimane” Lusk dopo averlo sentito alla radio, supplicandolo di collaborare. “Le sue vocalità”, afferma, “sono trascendenti”.
Ma Future Quiet è più di un ritorno. È un viaggio alle radici del gusto personale dell’artista, un dialogo intimo con le sue influenze più “in sordina”. In un’epoca in cui il suo nome è sinonimo di rave e beat elettropop, Moby sceglie di ricordarci le sue contraddizioni creative: “Suonavo in band hardcore punk e facevo il DJ con musica molto rumorosa , ma avevo bisogno del rifugio di dischi quiet”. E cita, come punti cardinali di questo rifugio, non solo i dream-pop ma anche il minimalismo sacro di Arvo Pärt e Henryk Górecki, o le atmosfere sospese di Low di Bowie ed Eno. È un album che si nutre dell’ascolto ripetuto, ossessivo, di gemme come “Song to the Siren” o “Atmosphere” dei Joy Division.
Pur essendo prevalentemente strumentale, l’album non rinuncia completamente alla parola. Oltre a Lusk, il disco ospita un trio d’eccezione che promette di ampliare ulteriormente i suoi confini emotivi: le texture viscerali di Serpentwithfeet, la delicatezza di Elise Serenelle e la potenza di India Carney.
Future Quiet si propone quindi non come un esercizio di stile, ma come una necessità esistenziale tradotta in suono. Un invito a fermarsi, respirare e ascoltare il sottile brusio dell’emozione pura. E, una volta che l’album avrà preso forma, Moby ci inviterà a viverlo anche dal vivo: un importante tour, annunciato a breve, trasformerà questa quiete privata in un’esperienza collettiva e condivisa. Il silenzio, pare dirci Moby, può essere davvero assordante.
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Future Quiet tracklist:
01 When It’s Cold, I’d Like to Die [ft. Jacob Lusk]
02 This Was Never Meant for Us
03 Retreat
04 LiEstrella del Mar [ft. Elise Serenelle]
05 Ruhe
06 Mott St 1992
07 Precious Mind [ft. India Carney]
08 Tallinn
09 On Air [ft. serpentwithfeet]
10 Selene
11 La Vide
12 Great Absence
13 Mono No Aware
14 The Opposite of Fear

































