Che botta, ragazzi! Il quintetto di Bristol, con un sassofonista session aggiunto, ha regalato una scarica di adrenalina in questa torrida estate. Nell’unica data italiana del tour, gli Idles hanno offerto una performance di grande spessore, durata circa un centinaio di minuti, durante i quali si sono espressi con il loro post-punk rabbioso ed esplosivo. Il numeroso pubblico che ha riempito il Sequoie Music Park ha reagito con grande calore.
Un concerto degli Idles, come si sa, non è un “semplice” concerto rock, ma ha anche una forte valenza politica (non ce ne voglia il buon De Gregori), e per fortuna! Il cantante Joe Talbot ha infatti dichiarato con orgoglio l’intento antifascista di molte delle canzoni in scaletta, arrivando a invitare il pubblico a cantare “Bella Ciao”, oltre a omaggiare la Palestina con diversi cori “Free, Free Palestine”.
Il set si apre con la lunga svisata di chitarra in “Levitator”, un post-punk dance in crescendo, inedito e dedicato ai “racist cunts”, che sta aprendo i live della band in questa stagione e che dovrebbe far parte del nuovo album. A seguire, una manciata di brani irresistibili: il primo è “Never Fight a Man With a Perm”, con Joe Talbot che a un certo punto si unisce al batterista per percuotere i tom, cosa che farà anche nel pezzo finale, prima di invitare ancora il pubblico a cantare “Bella Ciao”.
Subito dopo arriva l’ormai classica “Mother”, eseguita con il giusto pathos, poi “Gift Horse”, resa quasi come una liturgia, cantata in coro e sostenuta da un fantastico basso scheggiato, e “When the Lights Come On”, in cui viene omaggiato il post-punk delle origini per poi evolvere in un’ambientazione più dark.
Il gruppo è visibilmente felice di suonare a Bologna, al punto che, prima dell’irresistibile “Mr. Motivator”, Talbot ha dichiarato: “Siamo in tour da un po’, ma stasera ci state ricordando quanto cazzo è bello essere amati”. Il pubblico non è stato da meno, dimostrando di apprezzare il lavoro dei sei sul palco con balli e pogo forsennato.
Il filo conduttore musicale, come noto, è il post-punk, spesso contaminato con l’elettronica, in particolare nell’antifa song “Divide and Conquer” e in “POP POP POP”. I chitarristi si sono cimentati anche con sonorità stridule, rendendo il sound ancora più ricco ed eccitante, soprattutto in “1049 Gotho” e “War”, mentre nelle incursioni hip hop/post-punk è emersa in modo evidente la perfetta coordinazione dei membri del gruppo.
Non poteva mancare la martellante ed eccitante “I’m Scum”. Verso il finale, Talbot introduce “Dancer”, sottolineando l’importanza dell’accoglienza dei migranti, mentre il finale di “Rottweiler” si rivela tanto intrigante quanto esplosivo. Intrigante perché il brano viene inframmezzato dal chitarrista Mark Bowen che, indossando il consueto abito femminile old style, si abbandona al romanticismo di “All I Want for Christmas Is You” di Mariah Carey e “My Heart Will Go On” di Céline Dion, mandando in visibilio il pubblico, pur immerso in un contesto post-punk contemporaneo. Esplosivo per la coda finale, magicamente noise.
Cosa aggiungere, se non che il concerto è stato intenso e denso, lasciando il pubblico pienamente soddisfatto.
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