Il progetto in studio dei due pilastri dell’hardcore non è solo una notizia: è la chiusura di un cerchio etico, sonoro e umano.
Se ci fosse un Monte Rushmore della musica indipendente e hardcore, i loro volti sarebbero tra i primi ad essere scolpiti. Henry Rollins (Black Flag) e Ian MacKaye (Fugazi) non sono semplicemente musicisti; sono architetti di un’etica, simboli di una controcultura che ha messo radici nelle periferie delle città e nelle menti di generazioni. Per questo, la notizia diffusa dallo stesso Rollins di una nuova collaborazione in studio è un evento che va ben al di là del semplice “rilascio di nuovo materiale”. È un evento carico di storia, significato e una potente poesia sotterranea.
In un aggiornamento sul suo sito in occasione di Halloween, Rollins ha svelato il progetto con la sua tipica prosa diretta e entusiasta:
“Settimane fa, sono andato a DC per lavorare a un grande progetto. Io e Ian MacKaye siamo andati agli Inner Ear Studios, dove abbiamo realizzato i nostri primi dischi decenni fa e abbiamo mixato una sessione di quattro brani con il grande Don Zientara al banco… È stato incredibile tornare lì con Ian e Don… Quando sarà pronto, ve lo farò sapere. Siamo estremamente entusiasti di questo.”
Queste poche righe contengono un concentrato di storia. Inner Ear Studios e Don Zientara sono per la scena di Washington D.C. quello che il Sun Studio è stato per il rock’n’roll: il santuario. È lì che i Teen Idles, i Minor Threat, i Bad Brains e gli stessi Black Flag (con Rollins) hanno forgiato il suono dell’hardcore americano. Tornare lì, per loro, non è una semplice scelta logistica; è un pellegrinaggio.

La relazione artistica e umana tra Rollins e MacKaye è la base di tutto. Fu proprio MacKaye, già figura di spicco, all’epoca con i Minor Threat, a fare da autista e catalizzatore per il giovane Henry Garfield (poi Rollins), accompagnandolo a un concerto dei Black Flag nel 1981 e incoraggiandolo a salire sul palco. Quel gesto portò all’ingaggio di Rollins nella band che lo avrebbe reso una leggenda.
MacKaye, con la sua etichetta Dischord Records, divenne il custode del DIY, il profeta di uno Straight Edge inteso come scelta di lucidità e autonomia. Rollins, dall’altro lato, divenne il soldato in trincea di quella stessa etica, portandola in giro per il mondo con i Black Flag e poi con i Rollins Band, trasformandola in una filosofia di resilienza e feroce anti-conformismo.
Sonoramente, entrambi partivano da un comune DNA: minimalismo brutale, ritmi martellanti, la voce come arma di aggressione verbale. Se i Minor Threat rimasero sempre sul territorio dell’hardcore puro e veloce, i Black Flag con Rollins esplorarono territori più oscuri e psichici, ma la radice era la stessa: onestà, directness e potenza primitiva.
La parte forse più significativa di questa notizia è che Rollins si è praticamente ritirato dalla musica circa 20 anni fa. Nel 2021 dichiarò a Rick Rubin: “La cosa intelligente che feci da giovane fu che un giorno mi svegliai e dissi: ‘Ho finito con la musica. Non la odio, semplicemente non ho più testi. Non c’è più dentifricio nel tubo’.”
Questo rende il ritorno in studio non un semplice “ripescaggio”, ma un gesto potentissimo. Cosa può aver risvegliato la vena creativa di un uomo che si considerava esaurito? La risposta più probabile è proprio la presenza di Ian MacKaye e il ritorno al contesto sacro di Inner Ear.
Non si tratta di inseguire un successo commerciale o di nostalgia fine a se stessa. Questo progetto suona come un atto necessario, un ritorno alle sorgenti per ritrovare un impulso creativo puro, lontano dai riflettori e dalle industrie, esattamente come era all’inizio. È la celebrazione di un’amicizia quarantennale e di un codice etico che, nonostante i percorsi diversi, non si è mai incrinato.
La natura del progetto è ancora avvolta nel mistero. Sarà un EP rumoroso e hardcore? Una esplorazione più post-punk? Non importa. La vera essenza di questa release non sarà nel genere, ma nel gesto stesso.
Quando il disco uscirà, non ascolteremo semplicemente quattro canzoni. Ascolteremo la chiusura di un cerchio storico, il rinnovarsi di un patto tra due amici che, più di chiunque altro, hanno incarnato il significato profondo della parola “hardcore”: non solo un suono, ma un modo di vivere, pensare e creare, in modo indipendente e ferocemente autentico.
https://dischord.com/band/ian-mackaye
https://www.henryrollins.com/

































