Il 28 giugno scorso, per il festival La Prima Estate, al Lido di Camaiore, gli amanti italiani dell’indie rock hanno potuto apprezzare per la prima volta Rhian Teasdale, Hester Chambers, ovvero le Wet Leg del duo originario, con gli altri tre membri ex turnisti e oramai integrati definitivamente nella band: Ellis Durand (basso), Henry Holmes (batteria), e Joshua Mobaraki (chitarre e synth). L’occasione era ghiotta perché le Wet Leg presentavano in Italia il tour del loro disco più noto, Moisturizer (secondo disco dopo l’esordio omonimo del 2022) proprio mentre usciva, un anno dopo la pubblicazione del disco, la versione deluxe dell’LP.
Decimo album dell’anno 2025 per Mojo, 27mo per The Guardian, 22mo per NME, “uno dei dischi più indie rock dell’anno per Billboard, Moisturirizer ha certamente “fatto il botto” nel 2025, confermando le due ragazze dell’isola di Wight come the next big thing in fatto di musica indie. La versione deluxe, arricchita da un solo inedito, Hi from Me, una ballata lenta che poco aggiunge al disco, e dalle versioni live di Mangetout, Liquidize, Davina McCall, CPR, registrate allo studio The Village di Los Angeles, è più un’occasione per celebrare ancora questo disco meritatamente, che non per scoprire inediti o lati B o versioni particolari delle canzoni già note.
Spicca fra i pezzi aggiunti solo una versione acustica, molto bella e quasi migliore dell’originale, di Don’t Speak registrata dalla sola Hester a casa, e, caso raro, dei bei remix di Mangetout (Dare Remix) e soprattutto di CPR, che qui viene interpretata da Horsegirl con una parte in falsetto “isterico” decisamente interessante.
E allora meglio dedicarsi alla riscoperta di canzoni più “laterali” di un disco (da noi già recensito all’uscita QUI) che è stato trascinato da singoli di successo come CPR, Mangetout (con un riff assolutamente accattivante e un ritornello impossibile da non dimenticare) o canzoni divenute celebri come Catch These Fists (che nel LP Deluxe è accompagnata da un remix techno a cura dei Fountaines DC in veste da DJ piuttosto stravolgente e dunque interessante) o Liquidize.
Con questi pezzi, dai riff immediatamente riconoscibili e incisivi (Catch these Fists), dai cori di ritornello che si stampano subito in memoria (il “get lost forever” di Mangetout), dalle melodie tutto sommato facili come Liquidize, Moisturizer si è imposto al pubblico (n.1 in UK e tre nomination ai Grammy e e due Brit Awards, Mangetout hit numero 1 su Alternative Radio in USA) ha il grande merito di aver risvegliato il mondo indie, fin qui scosso negli ultimi anni solo dai Molotovs e dal ritorno degli Strokes con New Abnormal e Reality Awaits.
E anche di aver riportato in auge il rock al femminile, affiancando le Wet Leg alle poche altre band al femminile davvero importanti di questi anni (Wolf Alice, Daughter).
La versione deluxe è l’occasione, dicevamo, per ascoltare pezzi laterali ma non collaterali del disco, prima di tutti le splendide Davina McCall, o Jennifer’s Body, dove più che mai si sente la lezione degli Strokes, mentre si può riscoprire in Pond Song un tentativo di cantare in forma sussurrata e più evocativa, su una linea melodica che si ispira all’altra band caposaldo dell’indie originario, i Franz Ferdinand. Oppure una impostazione più pop-soul, tutto sommato sorprendente in un gruppo che privilegia le chitarre ritmiche distorte, in Pokemon.
Più di tutte è da riscoprire e rivalutare un’altra canzone forse trascurata del disco, Pillow Talk, tentativo di uscire dall’indie per andare nel punk oscuro e cattivo, davvero una chicca diversa e impressionante, all’interno di un disco dove le chitarre non sono mai cattive o durissime.
Lasciamoci anche sorprendere dall’unica ballata del disco, 11_21, una ballata notturna e nostalgica, in cui si può riscoprire una linea melodica non così facile e solare come lo stile classico delle Wet Leg, e una capacità vocale di Rhian del tutto particolare e esondante rispetto alle linee di canto delle altre canzoni, che la proiettano verso vertici espressivi incredibili.
Di Don’t Speak, altra canzone fortemente strokesiana, si potrà godere la versione intima e acustica fatta da Hester, come detto, mentre U and Me at Home rimane canzone di chiusura e di congedo di un disco decisamente bellissimo, che è forse apparso al suo trionfo anche troppo facile, scanzonato e allegro.
Questa ripubblicazione può essere dunque l’occasione per scoprire lati poco noti delle Wet Leg, e una capacità di essere profonde e cupe che forse era sfuggita inizialmente, e che può ancora esprimere tantissimo potenziale.
https://wetlegband.com/
https://www.instagram.com/wetlegband/
https://www.facebook.com/WetLeg
Tracklisting:
1. CPR
2. Liquidize
3. Catch these fists
4. Davina mccall
5. Jennifer’s body
6. Mangetout
7. Pond song
8. Pokemon
9. Pillow talk
10. Don’t speak
11. 11:21
12. U and me at home
13. Hi from me
14. Mangetout (The Dare remix)
15. CPR (horsegiirL Remix)
16. Catch these fists (FDC DJs remix)
17. CPR (live from the village)
18. Davina mccall (live from the village)
19. Mangetout (live from the village)
20. Liquidize (live from the village)
21. Don’t speak (acoustic demo version)
22. U and me at home intro/outro
Con questi pezzi, dai riff immediatamente riconoscibili e incisivi (Catch these Fists), dai cori di ritornello che si stampano subito in memoria (il “get lost forever” di Mangetout), dalle melodie tutto sommato facili come Liquidize, Moisturizer si è imposto al pubblico (n.1 in UK e tre nomination ai Grammy e e due Brit Awards, Mangetout hit numero 1 su Alternative Radio in USA) ha il grande merito di aver risvegliato il mondo indie, fin qui scosso negli ultimi anni solo dai Molotovs e dal ritorno degli Strokes con New Abnormal e Reality Awaits.
E anche di aver riportato in auge il rock al femminile, affiancando le Wet Leg alle poche altre band al femminile davvero importanti di questi anni (Wolf Alice, Daughter).
La versione deluxe è l’occasione, dicevamo, per ascoltare pezzi laterali ma non collaterali del disco, prima di tutti le splendide Davina McCall, o Jennifer’s Body, dove più che mai si sente la lezione degli Strokes, mentre si può riscoprire in Pond Song un tentativo di cantare in forma sussurrata e più evocativa, su una linea melodica che si ispira all’altra band caposaldo dell’indie originario, i Franz Ferdinand. Oppure una impostazione più pop-soul, tutto sommato sorprendente in un gruppo che privilegia le chitarre ritmiche distorte, in Pokemon.
Più di tutte è da riscoprire e rivalutare un’altra canzone forse trascurata del disco, Pillow Talk, tentativo di uscire dall’indie per andare nel punk oscuro e cattivo, davvero una chicca diversa e impressionante, all’interno di un disco dove le chitarre non sono mai cattive o durissime.
Lasciamoci anche sorprendere dall’unica ballata del disco, 11_21, una ballata notturna e nostalgica, in cui si può riscoprire una linea melodica non così facile e solare come lo stile classico delle Wet Leg, e una capacità vocale di Rhian del tutto particolare e esondante rispetto alle linee di canto delle altre canzoni, che la proiettano verso vertici espressivi incredibili.
Di Don’t Speak, altra canzone fortemente strokesiana, si potrà godere la versione intima e acustica fatta da Hester, come detto, mentre U and Me at Home rimane canzone di chiusura e di congedo di un disco decisamente bellissimo, che è forse apparso al suo trionfo anche troppo facile, scanzonato e allegro.
Questa ripubblicazione può essere dunque l’occasione per scoprire lati poco noti delle Wet Leg, e una capacità di essere profonde e cupe che forse era sfuggita inizialmente, e che può ancora esprimere tantissimo potenziale.
Francesco Postiglione
Guarda l’esibizione di “mangetout” nell’episodio inaugurale del Saturday Night Live UK Guarda l’esibizione di “catch these fists” su SNL UK
Ascolta il remix di “catch these fists” dei FDC DJs

































