Nella sua lunga esperienza di giornalista musicale, Roberto Calabrò è stato e continua ad esserlo, uno dei maggiori divulgatori del rock australiano in Italia. Attraverso alcuni libri, ma soprattutto con decine e decine di articoli monografici, recensioni, interviste che sono finite sulle pagine di riviste italiane (Rockerilla, Blow Up, Gimmie Danger solo per citarne alcune) ed estere (Ruta 66, Shinding) senza dimenticare le prestigiose pagine di Repubblica e L’Espresso, ma anche su queste stesse pagine ha messo passione e conoscenza al servizio dei lettori e della buona musica.
La sua ultima fatica letteraria pubblicata dalla Tuttle edizioni nella collana Director’s Cut della rivista Blow Up, è tutta dedicata alla musica che forse più di ogni altro ama. Tales From Oz è un agile volume di 160 pagine in cui l’autore, come recita il sottotitolo del libro, esplora i Dischi e le leggende del rock australiano in un excursus di facile lettura che unisce il rigore del critico con l’amore del sincero appassionato.
Libri di critica musicale che hanno come argomento base il racconto della scena Aussie Rock sono rari da trovare. Mi vengono in mente i volumi del critico australiano Clinton Walker (Inner City Sound: Punk and Post-punk in Australia, 1976-1985 e Stranded: Australian Independent Music, 1976-1992 entrambi in lingua inglese) e il recente Be My Guru (crac edizioni, 2022) di Federico Guglielmi, il prime mover della divulgazione del rock degli antipodi. Rispetto a questi, l’opera di Calabrò si distingue soprattutto per non essersi limitato al periodo d’oro dell’aussie-rock, ma per avere allargato il suo raggio d’azione ad uno sguardo, seppure rapido, a cosa succedeva negli anni Sessanta per poi arrivare con il suo racconto sino ai primi anni 2000 gettando un possibile ponte verso un racconto futuro su cosa offre oggi la scena australiana, che appare più vivida che mai seppure non sia più sotto i riflettori come un tempo.
Naturalmente la parte del leone è riservata al periodo d’oro del rock australiano che possiamo individuare nel periodo compreso tra gli anni 1976-1985, cioè da quando venivano pubblicate le opere prime di Radio Birdman e The Saints che hanno davvero cambiato non solo il volto della musica proveniente da quelle terre lontane, ma anche la percezione che quelle sonorità universali venissero attenzionate e divulgate negli Stati Uniti e in Europa.
Nel suo volume Calabrò non si limita a tracciare i profili dei nomi più noti, ma scende in profondità parlando tanto anche dei gruppi cosiddetti “minori”, ma che hanno rivestito un’importanza fondamentale per dare corpo ad un movimento che ha interessato gli appassionati del mondo intero.
Accanto ad un excursus temporale in cui l’autore traccia in breve storie di musicisti e micro scene locali, troviamo le mille diramazioni e intrecci che hanno interessato i protagonisti, arrivando poi a fornire un compendio critico su ciascuno dei 60 album segnalati (50 LP e 10 Compilations) che servono a fare da guida per una “scoperta” di un mondo lontanissimo solo geograficamente, ma che ha posto le basi per la duratura storia del rock, che ancora oggi continua ad essere vitale, sebbene sia stata data per morta tante volte.
Il volume può essere richiesto quì
https://robertocalabro.co.uk/content/tales-oz


































