L’isola islandese trema ancora, ma questa volta non è per un’eruzione. È Björk che torna a farlo, con la grazia aliena di sempre. Nel weekend scorso, durante l’inaugurazione della sua mostra Echolalia alla National Gallery of Iceland di Reykjavík, l’artista ha offerto al mondo un primo, folgorante assaggio del suo prossimo capitolo discografico: un brano intitolato “Nerve Bloom”.
La traccia, presentata in versione demo all’interno di un’installazione audiovisiva che lascia senza fiato, non fa ancora parte di alcun progetto ufficialmente annunciato. Ma secondo le prime voci (e qualche indizio lasciato cadere dalla diretta interessata), l’album che la conterrà dovrebbe vedere la luce nel 2027.
La mostra Echolalia è un trittico di installazioni su larga scala, profondamente personali. Due di esse rielaborano brani tratti da Fossora (2022), mentre la terza è interamente dedicata al futuro: un’anticipazione visiva e sonora di ciò che verrà. È lì che “Nerve Bloom” si è materializzata, in un tripudio di forme organiche e digitali.
Björk non si è limitata a lasciare parlare le immagini. Ha raccontato di aver lavorato per sette mesi fianco a fianco con la pittrice Natalia Kleszczewska e la graphic designer Natalie Liu, per trasformare l’energia grezza della registrazione in un paesaggio visivo all’altezza. Il risultato è un cortocircuito sensoriale che ricorda i suoi exploit più visionari.
L’artista, presente all’inaugurazione, ha poi condiviso un frammento del brano sui social. “Nerve Bloom” è ancora acerba, forse volutamente, ma promette di essere un nuovo, audace innesto nel suo immaginario fatto di vulcani, funghi e inni all’instabilità umana.
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