Sono trascorse poco più di due settimane dall’atteso lancio di Moisturizer, seconda prova sulla lunga distanza per le Wet Leg, band che più di tutte, tra appassionati ed addetti al settore, assurge al ruolo di ‘The Next Big Thing’. Un attesa spasmodica, dettata dal successo pressochè istantaneo del debutto omonimo del 2022, trainato dal boom del singolo ‘Chaise Long’. In mezzo due stagioni abbondanti nelle quali le due ragazze dell’Isola di Wight hanno riversato fiumi di energia live nei roster dei più grandi festival europei, affinando passo a passo il proprio carisma on stage. Nata come duo, composto dalla cantante Rhian Teasdale e dalla amica chitarrista Heste Chambers, la band ha introiettato in forma stabile i tre musicisti che la ha accompagnata nei primi tour. Musicisti che ora contribuiscono in forma attiva alla creazione strumentale dei pezzi.
I testi scritti da Teasdale si intingono di un’attitudine ‘Slacker’ e parlano spesso di esperienze personali con un atteggiamento ironico e disincantato. La leggerezza prima di tutto, anche dinnanzi alle delusioni amorose.
Relazioni spesso intrappolate tra il desiderio di qualcosa di solido e duraturo e la necessità di fruire semplicemente delle chance che la vita ci pone davanti. Intercettare, magari vivendoli sulla propria pelle, gli umori della gioventù contemporanea, ha spesso determinato la possibilità di diventare se non voce, quantomeno, specchio di una generazione. Questa una delle chiavi del fenomeno Wet Leg. Un’altra è quella di essere state scoperte e messe sotto contratto da Dan Carey, Re Mida dietro al banco di produzione di tante band odierne,Fountains Dc, su tutte. Non a caso il suono delle Wet Leg si muove sulle coordinate di un indie post punk basato su bassi corposi, chitarre distorte e batterie con ritmi punk funk. Sezione ritmica e chitarre, in pezzi come Jennifer’s Body, riecheggiano i primi Strokes con quell’andamento annoiato e un punto di ebollizione che prima o poi esploderà, ma in un furore comunque controllato.
In Liquidize sono più le linee vocali di Rhian a scimmiottare una nenia alla Julian Casablancas. L’influenza del combo newyorchese emerge ancora più limpida in Davina Maccall. I pezzi più trascinanti, il singolo Catch These Fists o la danzabile Cpr, attingono alle ritmiche più funny ed easy listening di predecessori importanti quali i Franz Ferdinand. La patina liscia che riveste la produzione dell’album si sgretola un attimo con il furore ritmico e chitarristico di Pillow Talk. La voce sussurrata e sensuale di Teasdale gioca volentieri con tonalità alla Kim Gordon o alla Kazu Makino, ma in modalità addomesticata e priva di quella angst che eruttava dalle due regine indiscusse dell’indie Usa anni ‘90. Questi i riferimenti più lampanti di stampo Indie, ma in questo secondo album vive un’urgenza che, sotto strati di rumore mai esasperato, rimanda più al pop che alla musica indipendente in senso ‘antico’ ed originario. Se, come sembra, si sta intravedendo un ritorno alle chitarre, forse fisiologico e necessario per affrontare e contrastare i tempi che corrono, quelle messe a tracolla dalle Wet Leg non sono imbracciate a mo’ di mitra quanto come fucili ad acqua, ideali per alleviare gli effetti delle torridi estati nelle quali si accalcano le miriadi di corpi che riempiono i festival estivi, bisognosi di sfogarsi a suon di hit ballabili più che di immergersi in orizzonti di protesta e mobilitazione politica.
Moisturizer, per l’appunto. Idratante. Il voto in quanto a capacità di scatenare hype da parte delle Wet Leg non può che essere alto. Sanno cosa vogliono e sanno come ottenerlo a suon di seduzione, vedi la trasformazione di Teasdake in una sorta di eroina sexy tra Tank Girl e una star K Pop, e sfrontatezza : da manuale la presa in giro dei mammasantissima Oasis dopo averli scavalcati in cima alla classifica delle vendite. Tanto di cappello.
Sul fronte proposta artistica e tenuta ai ripetuti ascolti credo ci sia ancora da lavorare e che la terza prova discografica ci dirà la strada scelta alle stelle nascenti dalla mitologica Isola di Wight.
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