I fratelli Mathew e Issey Cartlidge, al secolo i Molotovs, al primo ascolto appaiono proprio come l’arma impropria di cui hanno rubato il nome: ascoltate l’intro di chitarra di Daydreaming e Come on Now, e lasciatevi sedurre dall’inno di battaglia cantato dal testo, e capirete.
Con Wasted on Youth, titolo quanto mai azzeccato per ammiccare a un disco generazionale, lanciano il loro esordio, ma sono già famosi nel Regno Unito con tanti shows finiti sold out, principalmente per via del passaparola sulle loro performances frenetiche. Matt ha 17 anni e Issey 19, ma hanno fatto già 600 date dal 2020. E soprattutto sono stati scelti come band di supporto da gente come The Libertines, Sex Pistols, Blondie, Iggy Pop e The Damned, Green Day e Paul Weller.
Il duo ha evidentemente indovinato il clima post Brexit che si respira nei club inglesi, e con una miscela frizzante ed energica di indie, garage, punk, rockabilly, debuttano con grandissimo successo con un disco-fenomeno, prodoto da Jason Perry (Don Broco, Trash Boat) ai Marshall Studio e mixato da a Blair Crichton dei Dead Pony,
Wasted On Youth è un album di debutto di qualcuno che ha carattere e conosce le proprie prerogative: si mostra determinato, autoesaltante e a tratti addirittura arrogante, tanto è fresco, energico, vibrante, pulsante ed elettrico. Al primo ascolto ti cattura, anche se sai bene che i due ragazzini non stanno inventando niente di nuovo: ma è la freschezza del tutto a ipnotizzare, facendo percepire il disco come se fosse un classico del rock fine anni ’70.
Le tematiche del disco però sono totalmente attuali: i due fratelli si rilevano nei testi personalità molto vicine alla generazione che rappresentano, connesse dal digitale ma sopraffatte, collegate ma internamente frammentate, piene di energia distruttrice e di sana rabbia ma anche ben saldate nella realtà della vita di tutti i giorni.
Un punk consapevole, molto ambizioso, potremmo dire, ma anche molto fedele alla linea classica, perché puramente punk sono Popstar, More More More e Get a Life, per le quali si sente il debito con i Ramones, ma anche con i Blink 182, mentre Daydreaming ammicca al brit pop classico anni ’90, mentre ancora Come On Now è puro garage rock dei tempi classici.
Il disco scorre come una antologia/insalata di tutte le sfumature del rock elettrico anni ’90 e punk anni ’70 che abbiamo apprezzato all’epoca. Come potrebbero non farsi amare a prima vista, o meglio a primo ascolto, i due ragazzi giovanissimi che vestono anche con un look dandy che finalmente mostra una band rock consapevole dei propri mezzi ma anche provocatoria e ultra-convinta, come si vede chiaramente nel video del singolo More More More, semplicemente irresistibile? Era dai tempi dei Placebo che non si vedevano immagini glam così sfrontate.
Come non amare la loro capacità di condire in 11 tracce tutta la musica che si è amata, compreso il rockabilly/garage di Nothing Keeps Her Away, Today’s gonna be our day e di Rythm of Yourself, o la intro acustica di Wasted on Youth, che si trasforma nel più tipico rock anni ’90?
Non si pensi però che il disco è solo uno scimmiottamento di musica di altri tempi: i ragazzi suonano benissimo, soprattutto per la loro incredibile età, si mostrano a proprio agio con chitarre acustiche, con gli arpeggi così come con le schitarrate elettriche, (Matt è alla chitarra e Issey al basso) ma soprattutto padroneggiano i generi come se fossero veterani. In questa loro “arroganza” sono davvero il fenomeno dell’anno: non stanno bussando alla porta in punta di piedi, ma pretendono di entrare dall’ingresso principale nel grande carrozzone del rock, e al momento il successo dei live dove danno il meglio di se stessi (dice Issey: forse stiamo uscendo dalla tribù digitale e la gente ha voglia di socializzare e siccome siamo soprattutto una band live il nostro successo nasce da questo) sta dando loro ragione.
Si trattava allora solo di mettere giù il disco con i pezzi già collaudati dal vivo, ed ecco questo Wasted on Youth che fa venire in mente, fra gli altri, soprattutto la meteora Glasvegas dei 2000 (peraltro redivivi dopo lunga pausa nel 2021), per la simile purezza e freschezza di suoni e melodie con cui i ragazzi maneggiano una tradizione sterminata (si pensi in particolare a Geraldine, non a caso track omonima a quella della band scozzese, e Newsflash).
Per un disco così, che sembra nascere perfetto, è proprio il caso di citare Glasvegas, Libertines, Blink 182, anche al di là delle affinità musicali evidenti, perché è simile anche l’esplosione assoluta del disco che sembra uscir fuori già “classico”. E fra questi celebri esempi non può non essere citato anche il più illustre, l’esordio dei Sex Pistols che avviò da solo un genere.
Sperando però che per i Molotovs nn accada lo stesso, ovvero che non ci si fermi al primo tentativo solo per il fatto che è uscito già perfetto.
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