C’è un’ombra che aleggia sull’ultimo capitolo della storia degli At The Gates, un’ombra che dà il titolo al nuovo, attesissimo album: The Ghost of a Future Dead (Century Media Records). Un fantasma che, purtroppo, è diventato fin troppo reale.
Lo scorso settembre, la scena metal mondiale ha perso una delle sue voci più iconiche. Tomas Lindberg, leggendario frontman degli At The Gates, ci ha lasciati all’età di 52 anni dopo una battaglia contro il cancro. Una perdita devastante che sembrava aver chiuso per sempre il libro della band svedese. E invece, quella che poteva essere la fine si è trasformata in un commiato epico e toccante.
Oggi, la conferma che tutti speravano ma che nessuno osava aspettarsi: Tomas è riuscito a completare tutte le tracce vocali del prossimo album prima di spegnersi. Quel disco, intitolato The Ghost of a Future Dead, vedrà ufficialmente la luce il 24 aprile via Century Media, e rappresenta molto più di una semplice uscita discografica: è un testamento musicale, un sigillo di cera su una delle carriere più influenti del death metal melodico.
A rendere questo album ancora più speciale è la reunion della formazione che ha scritto le pagine più gloriose della band. Per la prima volta dagli ultimi due album, torna alla chitarra solista e alla composizione Anders Björler, ricomponendo il sestetto che nel 1995 partorì il capolavoro assoluto Slaughter of the Soul e che nel 2014 ci regalò il possente ritorno At War with Reality.
Prodotto dal fidato collaboratore Jens Bogren, The Ghost of a Future Dead suona come un testamento fedele alla loro eredità. Come racconta Anders Björler:
“Tomas ha completato gli ultimi brani nel gennaio 2024, il giorno prima di entrare in ospedale. Abbiamo iniziato a registrare l’album, il suo intervento è andato bene ed eravamo in contatto costante mentre eravamo in studio. Era entusiasta di sentire tutto. Non avevamo un progetto preciso per il disco, ma è stata un’idea di Tomas: voleva qualcosa che ricordasse At War with Reality o Slaughter of the Soul. Non è la stessa cosa, ma in alcuni punti ci si avvicina molto! Eravamo concentrati nel creare un album molto duro, quello era l’obiettivo di Tomas. Un album che colpisse duro.”
Il titolo scelto, oggi, risuona con una potenza e una tristezza inaudite. “The Ghost of a Future Dead” (Il Fantasma di un Futuro Morto) era un’idea di Lindberg, e come spiega Anders, sembra quasi una premonizione:
“Il titolo riflette la sua situazione, il fatto che potesse non sopravvivere alla malattia. […] Non so se fosse una premonizione di ciò che stava per accadere. Ma ora è un titolo inquietante, perché lui non c’è più. In qualche modo, lo rende ancora più vero.”
Ad anticipare il disco è il brano di apertura, “The Fever Mask”, un pezzo che sintetizza alla perfezione l’essenza degli At The Gates. C’è il riffing brutale ma melodico di Anders, la corteccia feroce e inconfondibile di Tomas, e la sezione ritmica inarrestabile. È tutto ciò che un fan può desiderare: pura, catartica energia.
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