“Gli eroi sono tutti giovani e belli” canta Francesco Guccini nella sua “immortale” “La Locomotiva”; frase questa a cui può rispondere “Vorrei vedere voi” degli Estra lì dove recita: “Vorrei vedere voi, traditi dagli eroi”. Ebbene, queste due citazioni torneranno utili per la nostra trattazione.
- Premessa/“Melody of Certain Damaged Lemons”
Era appena iniziato il nuovo millennio e io (e i miei amici) eravamo freschi ventenni appassionati di musica e dell’indie rock quando nella nostra vita fece ingresso “Melody of Certain Damaged Lemons” dei Blonde Redhead (nome che riportò subito alla mente i celebri DNA).
“Melody of Certain Damaged Lemons” fu un disco che ebbe un fortissimo impatto su di me, non solo per il suo contenuto musicale ma perché realizzato da un trio (Kazu Makino, Amedeo Pace e Simone Pace; Maki Takahashi aveva già abbandonato il gruppo) composto per due terzi da musicisti italiani “di stanza” negli Stati Uniti d’America; con “Melody of Certain Damaged Lemons” (del 2000) la consequenziale scoperta (a ritroso) dei loro lavori precedenti che dal (mini) esordio “Blonde Redhead” (del 1995), passando per la dedica a Pier Paolo Pasolini con “La Mia Vita Violenta” (del 1995) giungeva dapprima all’ottimo “Fake Can Be Just as Good” (del 1997 – ricordo i miei ripetuti ascolti di “Water”) e poi a “In An Expression Of The Inexpressible” del (1998), entrambi fratelli aspri e crudi del più “elegante” “Melody of Certain Damaged Lemons” (tutti e tre i dischi usciranno per la Touch and Go Records – considerazione questa che tornerà importante); “In An Expression Of The Inexpressible” e “Melody of Certain Damaged Lemons” vedranno poi Guy Picciotto dei Fugazi dietro le quinte, mostrandosi facce “diverse” di una medaglia da apporre con “valore al merito” sul petto dei Blonde Redhead.
Per chi all’epoca ragazzo suonava e proponeva musica propria di stampo indie/alternative in Italia, i fratelli Pace incarnavano un “sogno” che si era realizzato: erano eroi, giovani e belli…
E fu proprio agli inizi degli anni 2000 (non ricordo di preciso l’anno) che i Blonde Redhead li vidi anche per la prima volta dal vivo a Napoli, in quelli che chiamavamo gli “Spalti del Maschio Angioino” e che ospitavano concerti e proiezioni di film (fu lì che scoprii il regista del Dogma 95 Lars von Trier vedendo “Idioti” e l’amato David Thomas con i Two Pale Boys).
- Dalla Touch and Go alla 4AD
Con il perfetto trittico “Fake Can Be Just as Good”, “In An Expression Of The Inexpressible” e “Melody of Certain Damaged Lemons” termina però la fortunata collaborazione dei Blonde Redhead con la Touch and Go.
I Blonde Redhead approdano, infatti, alla 4AD Records (celebre etichetta che però personalmente non ho sempre apprezzato come indirizzo “sonoro”, sebbene con essa sia stato pubblicato uno dei dischi da me più amati: “Down Colorful Hill” dei Red House Painters) e danno alle stampe, nel 2004, “Misery Is a Butterfly”; nonostante la presenza ancora di Guy Picciotto, in “Misery Is a Butterfly” la componente “noise” viene sostituita da un “cantautorato rock” sospeso tra mestizia e tinte “scure” con tanto di utilizzo di archi negli arrangiamenti come testimonia il brano eponimo, per un lavoro vicino più ad un pop-dark anni ottanta che ai fasti noise passati; lavoro in cui anche i momenti più intensi come “Falling Man” e “Equus” risultano edulcorati.
La sensazione che si provava all’ascolto del disco era del “tradimento” compiuto verso una “Hated Because of Great Qualities”, una “For the Damaged” o una “For the Damaged Coda” non riuscite e (a dire il vero) per lo scrivente la delusione fu grande tanto che “Misery Is a Butterfly” fu l’ultimo disco dei Blonde Redhead che comprai; ritorna calzante la citazione degli Estra: “Vorrei vedere voi, traditi dagli eroi”.
Il successivo “23” (del 2007; sempre 4AD) affondò ancora più il coltello nella (mia personale) piaga, con una “spuntata” lama dream-pop a tratti “dance”; questa è ovviamente una considerazione puramente soggettiva e anche viziata da una partigianeria emotiva legata ai ricordi del lustro precedente, poiché (per onestà intellettuale) va detto che la “nuova” musica proposta dai Blonde Redhead trovava a suo modo esatto compimento in “23”.
- L’abbandono della 4AD
La “rotta” era stata tracciata e i successivi “Penny Sparkle” (del 2010; ultimo per la 4AD) e “Barragán” (del 2014 edito per la Kobalt Records) navigavano oramai distanti dal periodo Touch and Go, galleggiando “alla deriva” tra synth-pop, dream-pop e alt-pop.
Tra abbordabili EP (“3 O’Clock” del 2017) e colonne sonore, dopo nove anni, nel 2023, i Blond Redhead tornano a pubblicare (con la Section1) un LP “Sit Down for Dinner” ed io, a distanza di vent’anni (circa), colto da un moto nostalgico, a comprarlo in vinile.
Purtroppo però anche “Sit Down for Dinner” non ha incontrato (pienamente) i miei gusti dimostrandosi essere un ben confezionato disco di “morbido” alt-pop con sentori retrò (si ascoltino per tutte “I Thought You Should Know” e “Kiss Her Kiss Her”), aperture acustiche da ballata indie-slowcore (come “Rest of Her Life”) e buone intuizioni radiofoniche (come “Before”).
“Sit Down for Dinner” è però il “necessario” punto di partenza per poter raccontare “The Shadow Of The Guest” (Section1), essendo questo figlio proprio di “Sit Down for Dinner”.
- “The Shadow Of The Guest”
Il disco, in uscita “solida prevista per ottobre”, è stato anticipato in versione “liquida”.
Sul sito https://blonderedhead.bandcamp.com/album/the-shadow-of-the-guest consultato il 30 giugno 2025 si legge: ‘’The Shadow of the Guest’ is a new limited-edition release from Blonde Redhead, following their acclaimed 2023 album ‘Sit Down for Dinner’, and out on October 24, 2025. Limited to 2500 hand-numbered copies and pressed on black vinyl, the record features newly expanded versions of “Before,” “Rest of Her Life,” and “Via Savona,” recorded with the Brooklyn Youth Chorus. It also includes reimagined versions of the viral favorite “For the Damaged Coda,” including a beautiful mariachi-inspired take, as well as a collection of ambient ASMR tracks crafted by Kazu. Dreamlike, intimate, and a slightly surreal, ‘The Shadow of the Guest’ offers a fresh lens on the world of ‘Sit Down for Dinner’ and beyond, inviting listeners to tap into the sense of wonder and childlike emotion that run through the band’s work’.
Va subito detto che il Brooklyn Youth Chorus ben si integra nei brani a cui prende parte (che da quanto si apprende on line occuperanno tutto il primo lato del vinile) risultando apporto tanto incisivo quanto discreto come si coglie sin dal brano d’apertura “Rest of Her Life”.
Riuscita è anche “Before”, così come “Via Savona” che sorretta da voci “angeliche” diviene più “eterea” rispetto alla precedente versione.
Per emozioni e “ricordi” non può lasciare indifferente “Coda” e la sua melodia da “For the Damaged Coda”.
Uscito di scena il Brooklyn Youth Chorus, che congeda un buon Side A, girato il vinile si passa al lato (ASMR) introdotto dagli 11:00 minuti di “Kiss Her Before The Snow Melts”, brano che poco convince nel suo mix (da suite) “easy listening” per DJ set da spiaggia al tramonto e che trova “magra consolazione” nei suoni “naturali” di una inconsistente “Good Morning Sunshine”.
Un battito, rumori e echi caratterizzano “Good Night Til Tomorrow”, ultimo (ASMR) e altro esperimento “ambient” che appare un po’ troppo fine a se stesso.
Chiude “The Shadow Of The Guest” “Oda a Coda” (Feat. Fernando De Santiago, Yamil Rezc) che onestamente spiazza per un tema (quello di “Coda”) qui sprecato tra orchestrazioni e nuance spagnole/messicane.
Terminato l’ascolto, se il Side A con il Brooklyn Youth Chorus (pur senza aggiungere nulla di epocale) ha comunque ben reso, il Side B ha lasciato molte perplessità tanto da porre la domanda di quanto fosse stata necessaria questa pubblicazione così pensata.
https://blonde-redhead.com/
https://www.instagram.com/blonderedheadofficial/

































