“La notte è calata. Vuoto e silenzio. Rosalinda Sprint sul molo, unica silhouette umana, si siede sulla valigia abbandonata poco distante, e resta con quei suoi occhi che bruciano malinconici, a fissare il buio. Forse pensa. Se n’è capace ancora…(omissis) …non fa niente – non fa niente – ora se un colpo di vento si porta trucco, parrucca e paltò: signori inglesi c’è uno scheletro seduto su una valigia, sembrava una creatura viva ma era già morta prima che il vento la smascherasse…” (da “Scende giù per Toledo” di Giuseppe Patroni Griffi – Dalai Editore).
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Particolarmente intensa è stata la rappresentazione di “Scende giù per Toledo” (romanzo breve di Giuseppe Patroni Griffi), “scritto” che Arturo Cirillo ha messo in scena, quale regista e unico interprete, per il Teatro Nazionale, al Ridotto del Mercadante di Napoli.
Cirillo, con la sua fisicità e la sua voce, ha ben “letto” la poetica, il ritmo e la musicalità del testo di Patroni Griffi, incarnando un’esatta Rosalinda Sprint, con il volto truccato da dramma ma dipinto con colori pastello anche nei momenti più crudi, violenti e scatologici.
Correva il 1975, quando Giuseppe Patroni Griffi consegnava alle stampe “Scende giù per Toledo”, un piccolo (come la sua Rosalinda Sprint) capolavoro; un acquerello letterario carico di poesia, che racconta con delicata cruda sofferenza la storia di un femminiello napoletano: “Quella sera a via Partenope. Rosalinda Sprint, sola, il vento se la porta. Cani marini azzannano le scogliere. Un urlo forsennato. La bava avanza rabbiosa sui marciapiedi, si ritira ma non abbastanza in fretta che altra bava spumeggiante si precipita rabbiosa sulle tracce che indietreggiano lucide – liquidi latrati su latrati. Rosalinda Sprint oppone il minimo di resistenza che occorre per tenersi attaccata alla terra leggera com’è. È piccola, più che piccola è minuta, una figura maldestramente ritagliata nella carta, le forbici si sono mangiate parte del bordo intorno intorno, n’è scappata fuori una silhouette in scala ridotta. Manca di spessore. È gracile, ma ha una sua grazia. Vera bellezza, sotto i riccetti che guizzano sulla fronte, due occhi scuri, fondi, che bruciano, malinconici senza mai un sorriso dentro” (da “Scende giù per Toledo” di Giuseppe Patroni Griffi – Dalai Editore).
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“Non siete innaturale, né abominevole, né pazza; siete parte di ciò che la gente chiama natura, quanto tutti gli altri. È solo che ancora non v’è definizione, non avete una vostra casella nel mondo creato. Questo un giorno avverrà. Nel frattempo non venite meno a voi stessa, affrontate chi siete con calma e coraggio. Abbiate coraggio. Portate il vostro fardello come meglio potete. Ma più di ogni altra cosa, mantenete la vostra dignità. Aggrappatevi alla vostra dignità per il bene di tutte le altre persone che portano il vostro stesso fardello. Per il loro bene mostrate al mondo che la gente vi rispetta, e che anche loro possono essere generosi e amabili come il resto dell’umanità. Fate che la vostra vita ne sia una prova, sarà il grande lavoro di una vita, Stephen.” (da “Il pozzo della solitudine” di Radclyffe Hall – Neri Pozza Editore).
Se l’amore tra individui dello stesso sesso ha una storia letteraria e socialmente accettata secolare che dall’antichità (Grecia su tutte) ha attraversato epoche, società e costumi, sino a giungere ai primi del 1900 con opere divenute storiche (si pensi allo splendido “La Morte a Venezia” di Thomas Mann del 1912, all’“Orlando” di Virginia Wolf del 1928, a “Il pozzo della solitudine” di Radclyffe Hall del 1928…), la Rosalinda Sprint di Patroni Griffi ha la forza di immortalare un precipuo aspetto dell’amore e della sessualità inchiodandolo su delle coordinate sociali e temporali complesse e drammatiche.
Il primo parallelismo che mi venne in mente, quando lessi il libro, fu con Elvira (Erwin Weishaupt), drammatica e “mesta” protagonista di “Un anno con tredici lune” (“In einem Jahr mit 13 Monden”, film del 1978 diretto da Rainer Werner Fassbinder), truccata con i “colori” di alcuni personaggi del cinema di Pedro Almodóvar.
Per un’esperienza personale che risale ai tempi in cui frequentavo il liceo (e se ricordo bene al testo di “Letteratura Greca” di Dario Del Corno), il mio pensiero si soffermò poi su Ipponatte e sulle sue tematiche scatologiche e lubriche, soprattutto quando Patroni Griffi narra dell’“ultimo rapporto” che Rosalinda Sprint consuma con Gaetano: “Gaetano le pompa aria e nient’altro, lei urla … omissis … il ventre stipato da una poltiglia che urge dolorosissimamente, che ha bisogno di straripare … omissis … Di colpo l’aguzzino glielo sfila e il contenuto ribollente del pacco intestinale esplode” (da “Scende giù per Toledo” di Giuseppe Patroni Griffi – Dalai Editore).
Rosalinda Sprint è personaggio paradossalmente al contempo fragile e carismatico che ha in sé tanto la forza del “dramma” quanto la mutevole luce policroma della poesia… filo sottile ed equilibrio non comune su cui Arturo Cirillo si è saputo muovere e reggere con maestria e con la sua indomabile e unica abilità d’attore e di regista.
Voglio chiudere ricordando di come nel “Simposio” di Platone Amore (Eros) venga descritto, nel racconto di Diotima, come un demone, concepito da Poros (ingegno, abbondanza…) e da Penia (povertà, bisogno…) al banchetto per la nascita di Afrodite, demone che tiene il mezzo tra il divino e il mortale, atteso che, a ben leggere, anche l’amore di Rosalinda Sprint ha in sé tanta abbondanza quanto tanto bisogno; ed ancora, sempre dal “Simposio”, di come Aristofane narri del mito degli androgini (racconto di cui si riporta di seguito un estratto).
“Da tanto tempo, orbene, è innato negli uomini l’amore reciproco, che riporta all’antica condizione, perché, mirando a fare di due un individuo solo, reintegra la natura umana nell’antica perfezione. Ognuno di noi è, dunque, la metà di un uomo, giacché siamo tagliati da uno in due, come le sogliole. Ognuno cerca sempre l’altra metà. Gli uomini che sono parti di quell’insieme che allora si chiamava androgino, sono amatori di donne, ed è da questo sesso che provennero gran parte degli adulteri; così le donne che amano gli uomini e diventano adultere, provengono da questo sesso. Invece le donne che sono una sezione di donne, non badano tanto agli uomini, ma preferiscono le donne: da questo sesso provengono le tribadi. Quanti sono sezioni di maschio corrono dietro al maschio, amano gli uomini, e godono del giacere con questi e del loro amplesso…” (dal “Simposio” di Platone – Edizione il Tripode).
https://www.teatrodinapoli.it/evento/scende-giu-per-toledo/#iLightbox[gallery_image_1]/8

































