Isolated System è al secolo la giovanissima cantautrice, polistrumentista e artista indipendente Geraldine SamsarÅ (Geraldina Torelli), e il suo progetto musicale nasce a Rimini nel 2023 con l’ambizione di fondere alternative rock, post-punk e sperimentazione in un linguaggio musicale personale e suggestivo.
Oltre a comporre e arrangiare i suoi brani, firmandone sia la musica che i testi, la produzione, il mix, l’arrangiamento, Geraldine cura da sola anche l’immaginario grafico che accompagna il progetto, realizzando personalmente le copertine e il materiale visivo. Questa visione artistica totalizzante le consente di trasformare la sua musica in un’esperienza completa, in cui suono e immagine si intrecciano per raccontare un’estetica e un’identità fortemente personali.
Geraldine inizia a muovere i primi passi partecipando a Sanremo Rock con uno dei suoi primi gruppi, a Firenze nel 2017 prende parte al Tour Music Festival (concorso per gruppi di inediti), e compone anche un Ep con il suo gruppo che in seguito nel 2019, lascerà definitivamente. Diventata ormai anche nei fatti Isolated System, debutta dal vivo a fine 2023, portando la propria musica su alcuni dei palchi più noti della scena alternativa.
Nel 2024 partecipa ai contest Il Rock è Tratto a Savignano sul Rubicone e al Controradio Rock Contest di Firenze, arrivando rispettivamente in finale e in semifinale.
Il sound di Isolated System è un intreccio di ritmiche aggressive, atmosfere oscure e sonorità dark, con echi di band che lei stessa dichiara di amare (Nine Inch Nails, Sonic Youth, Joy Division, Nirvana, Placebo, Cure, Prodigy, Soundgarden, Prozac+, Verdena). Hopeless, l’album di debutto, si muove infatti nel territorio scuro e teso tipico del rock alternativo da un lato e della dark new wave dei primi anni ’80 (Joy Division e Cure soprattutto) richiamato dalle band sopra citate che sono sua chiara ispirazione, a cui si aggiungono spunti personali di pulsioni nervose, e impeti rabbiosi viscerali.
La batteria, strumento d’origine di Geraldine, gioca un ruolo chiave nella costruzione del groove e dell’energia soprattutto in Loss Defeat, e nella introduzione metal-punk al disco che è Wish, mentre le linee vocali, sempre intensissime, variano tra attacchi aggressivi e urlati (Wish, Shoot Tide, Loss Defeat) e linee di canto più soffuse, intime, sempre cupe (Birthday, Human, Dying). E’ quasi sempre il basso, però, nel pieno stile cupissimo dei primi Cure e dei Joy Division a scandire l’atmosfera del brano, per esempio in Birthday, dove ne costituisce anche l’attacco d’esordio, o in Dying, dall’intro profondamente Cure, con evoluzione poi verso il punk. La chitarra, a sua volta, varia tra arpeggi ecoizzati che generano ambienti musicali inquieti come in Human, a momenti di esplosione elettrica come nella track iniziale e finale.
I testi esplorano senza compromessi i momenti più cupi della destabilizzazione umana: si va da “Vorrei dirti che non mi sono mai amata e che tu non sarai mai la cura” a “ho passato il mio 19mo compleanno con persone che mi avevano fatto del male” fino a “penso alla morte diverse volte al giorno spesso cercando modi diversi per farmi del male”. e anche in questo c’è eco dei primissimi Cure (l’epoca di cui Robert Smith parla dicendo che ogni canzone nascondeva un tentativo di voler morire). Ma c’è anche tanta intimità, sincerità, autobiografia forse: non è uno scimmiottamento (del resto l’epoca dark è passata da un pezzo) ma una scrittura diretta, profondamente immaginifica, che fa però riferimento a momenti precisi di vita e stati d’animo davvero provati.
Ma non c’è solo nichilismo, per quanto profondo e senza apparente speranza in canzoni come Birthday, Shoot, e Dying: in Human Geraldina canta “Mi sono sentita umana solo quando mi parli, sono spaventata e faresti meglio ad andare via dalla mia testa, non mi sono mai sentita come mi sento quando ci incontriamo, quando la mia vita sembra non avere senso tu mi torni in mente”.
La figura di un tu a cui aggrapparsi come un’ancora, sebbene inquieto e non consolante, spesso non presente se non come nostalgia, compare anche nella bellissima Tide, introdotta da batteria e chitarra distorta, ma piena di echi oscuri disegnati da varie inflessioni strumentali: “Sei il personaggio che manca nel film della mia vita, la tua assenza mi ferisce come un coltello ben affilato”.
Nel complesso i sette brani dal punto di vista testuale costituiscono un autentico e unitario flusso di coscienza, spesso onirico, mentre musicalmente la complessità del disco è garantita dall’alternarsi di voce viscerale e momenti più sospirati, di musicalità punk alternate a momenti più calmi e arpeggiati.
La realizzazione di Hopeless, che pure suona come un disco nato completo e definito, è stata lunga e complessa: un processo di scrittura e produzione tutt’altro che lineare attraversato da cambiamenti, ritorni e ripensamenti, che però si risolve in una forma assolutamente coerente.
Colpisce poi che l’album di debutto, rifiutando la logica del debutto “accessibile”, sia al contrario senza compromessi, nichilista, oscuro, quasi respingente al primo impatto sonoro, rivendicando e esponendo così apertamente la natura temi trattati e restituendo anche una presenza femminile forte, che si impone subito per personalità nonostante l’età giovane, anche perché è un single artist project dall’inizio alla fine. Presenza femminile poi che è tutt’altro che consolante o guaritrice, in un mondo musicale dove di solito sono i maschi a fare la parte dei grintosi arrabbiati e cattivi.
https://www.instagram.com/isolatedsystem_music/

































