Quando nel 2012 uscì “2”, primo LP a nome Mac DeMarco, non rimasi insensibile a un bel disco di cantautorato indie che si lasciava ascoltare con enorme piacevolezza nelle sue “Freaking Out The Neighborhood”, “Dreamin’”, “Ode To Viceroy”, “My Kind Of Woman”… (verrà poi pubblicato anche “2 Demos” che, come suggerisce il titolo, contiene versioni “demo” dei brani di “2”; la pubblicazione di dischi “Demos” sarà negli anni una costante di DeMarco). Prima di “2”, DeMarco aveva pubblicato in autoproduzione materiale con i Makeout Videotape; precedente a “2”, a nome DeMarco, sempre del 2012, è anche “Rock And Roll Night Club”, EP più acerbo sebbene segnato da una maggiore “sofisticatezza”).
Quello che seguirà negli anni a “2” sarà segnato da una buona scrittura che sostanzialmente resterà costante… arricchita a tratti da brani di più ampio respiro come dimostrano “Chamber of Reflection”, “Passing Out Pieces” (tratte dal successivo “Salad Days” del 2014; di pregio per lo scrivente, sempre da “Salad Days”, “Brother”) e che passando per “Another One” (del 2015), troverà nel biennio 2017/2019 due momenti di particolare ispirazione in “This Old Dog” (del 2017) e “Here Comes the Cowboy” (del 2019).
Se “This Old Dog” si mostrerà “maturo” e compiuto (si ascoltino il brano eponimo “This Old Dog”, “Still Beating”, la lunga “Moonlight on the River”…), con punte anche di alt-pop (come “For the First Time”, “Dreams from Yesterday”, “On the Level”…), “Here Comes the Cowboy” aggiungerà alla “maturità” più trasversali umori che dall’alienazione di “Here Comes the Cowboy”, passano per il “pop” di “Finally Alone”, di “Preoccupied”, di “Heart to Heart”, “On the Square”… per il ritmi black di “Choo Choo”, per i sette minuti della bella e varia “Baby Bye Bye” (con una coda che riprende inaspettati ritmi “black”).
Il 2023 è un anno che a parere di chi scrive lascia invece a desiderare, vedendo la pubblicazione di “Five Easy Hot Dogs” e di “One Wayne G”, entrambi lavori strumentali; mentre “Five Easy Hot Dogs” può trovare una collocazione nella discografia di DeMarco, stante l’idea di viaggio, la dedica “For Dad” e il minimalismo delle sue composizioni (alcune delle quali se dotate di voce avrebbero trovato ragione di esistere), “One Wayne G”, che raggiunge i 199 brani per nove ore e più di musica, nasce e muore con se stesso.
- “Guitar”
Dopo alcune collaborazioni datate 2023/2024 (con Eyedress, Ryan Paris, Haruomo Hosono), Mac DeMarco torna nel 2025 con “Guitar” (Mac’s Record Label), si riappropria del canto, e licenzia un disco essenziale e intimo.
La prima cosa che colpisce già dalla bella “Shining” in apertura di disco è la voce di DeMarco, confidenziale e “fragile” (voce che c’era mancata).
Continuando l’ascolto, girano con pacata grazia “Sweeter”, “Phantom”, “Rock and Roll” (con il suo assolo e la sua capitolazione), “Home”, “Nothing at All” (con le sue screziature di chitarra), “Holy” (con il suo riff), “Rooster” (con le sue voci)… e man mano che ci si avvicina al temine di “Guitar”, si ha sempre più l’impressione che Mac DeMarco abbia trovato, nel profondo del suo animo, un riuscito punto d’incontro tra il cantautorato di “2” e le più morbide atmosfere di “This Old Dog”…
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