Quanto il Jazz sia un genere capace di stupire, tanto nel proporre uno stile “classico” quanto nell’evolversi in stili differenti e molteplici, ne è testimonianza (quasi) quotidiana l’innumerevole discografia che investe il mercato.
Nei soli ultimi anni si è dato spazio su queste pagine ad autori e dischi di pregio; si pensi a: ‘“The Way Out Of Easy”: Jeff Parker ETA IVtet e la capacità di oltrepassare il pensiero’; ‘“Motion I” degli Out Of/Into: la capacità del Jazz di essere un classico contemporaneo’; ‘“Apple Cores”: l’improvvisazione in trio nel “jazz trasversale” di James Brandon Lewis’; ‘“Il sax di Joshua Redman torna ad un classico-contemporaneo jazz”’; ‘Spiritualità, jazz e Africa nell’ottimo “uNomkhubulwane” di Nduduzo Makhathini’; ‘Con “Beyond This Place” Kenny Barron riunisce differenti generazioni per un jazz di qualità’; ‘The Messthetics and James Brandon Lewis … oltre il jazz, oltre il rock per un disco riuscito’; ‘“Fearless Movement”: un Kamasi Washington non più ostaggio di se stesso’; ‘Pur cambiando “registro”, Immanuel Wilkins con “Blues Blood” si conferma straordinario musicista’; ‘Il fuoco ha forgiato “No More Water: The Gospel of James Baldwin” di Meshell Ndegeocello’; ‘Yussef Dayes, il jazz nel nuovo millennio ha una nuova forza creativa’; ‘Rob Mazurek/Exploding Star Orchestra – Lightning Dreamers’; ‘La forza della memoria e del ricordo nel quinto capitolo “Coin Coin” di Matana Roberts: la musica come la letteratura di Alice Walker e Toni Morrison’; ‘Fire! Orchestra – Echoes’; ‘James Brandon Lewis – Eye of I’; ‘Jaimie Breezy Branch, jazz obliquo dall’ossatura rock e post rock’…
In più occasioni si è fatto poi il nome di Makaya McCraven che oggi, con i quattro EPs di “Off The Record” (International Anthem Recording Company/XL Recordings), dimostra di essere padrone del suo tempo.
Il doppio LP è una “raccolta” di quattro EPs (uno per lato di vinile): “PopUp Shop” (Side A) che raccoglie le registrazioni del 22 settembre 2015 al Del Monte Speakeasy di Venice (CA); “Hidden Out!” (Side B) che raccoglie le registrazioni del 20 e 27 giugno 2017 al The Hideout di Chicago; “Techno Logic” (Side C) che raccoglie le registrazioni del 20 ottobre 2017 al Worldwide FM Studios di Londra, del 5 giugno 2024 al 90mil di Berlino e del 9 gennaio 2025 al Nublu di New York; “The People’s Mixtape” (Side D) che raccoglie le registrazioni del 14 gennaio 2025 al Public Records di Brooklyn. I brani, eseguiti da differenti formazioni (come dettaglieremo successivamente) sono stati poi oggetto di “additional composition and overdubs by Makaya McCraven”, come si legge nelle note di copertina.
- “PopUp Shop”
“PopUp Shop” (Drums – Makaya McCraven; Guitar – Jeff Parker; Bass Guitar – Benjamin J. Shepherd; Vibraphone – Justefan): dopo la breve “YoYoYo Intro”, ecco l’esatta martellante “Venice”, impreziosita dal lungo splendido assolo di chitarra che a tratti evoca anche alcune visioni jazz di Frank Zappa, esecuzione che senza soluzione di continuità evolve in “Imafan” in cui, su una sezione ritmica di livello (sarà una ovviamente una caratteristica di tutto il disco), spicca il vibrafono.
Sempre senza pause … entra “Los Gatos” che accenna a una sperimentazione con il suo suono “costante”, tagliente e “vibrante”, orientato da un basso libero e da una batteria ad orologeria.
Con un brusco cambio di scena chiude il primo EP “Sweet Stuff” scandita dal suo cantilenante tema in “odore” di post rock, prima che tutto, con inaspettato colpo da maestro, precipiti in vorticoso jazz.
- “Hidden Out!”
“Hidden Out!” (Drums – Makaya McCraven; Guitar – Jeff Parker; Double Bass – Junius Paul, ad eccezione di “Awaze” che al posto di Parker vede Marquis Hill: Trumpet, Electronics e Josh Johnson: Saxophone, Electronics): “Battleships” viaggia su frequenze basse con la chitarra ancora in primo piano e in dissolvenza giunge alla rarefatta e bella “Away”, con il vibrafono “postumo” di McCraven in evidenza e una chitarra di Parker ancora lì a fare la differenza.
Ritmiche più urbane e funky caratterizzano una notturna “Darks Parks”, dal perfetto tema di contrabbasso.
Su una solida base, “Awaze” si apre alla sperimentazione tra “suoni” e con la batteria che si concede anche la libertà di essere “protagonista” in primissimo piano, batteria che diviene “percussiva” e tribale in “News Feed” (nuovamente il “postumo” vibrafono di McCraven è in evidenza).
Chiude il secondo “EP” l’esercizio ritmico di “Braddas”.
- “Techno Logic”
“Techno Logic” (Drums – Makaya McCraven; Cornet, Voice, Percussion, Synth, Electronics, Diddley Bow – Ben LaMar Gay; Tuba, Electronics – Theon Cross): “Gnu Blue” ripropone frequenze basse e tribalismo con il “canto” a evocare, fino a spegnersi in visioni di fantasmi e allucinazioni convulse di un’elettronica che d’astratta prende (indefinibile) forma in “Technology” con la voce che diventa declamate intevallata da lancinanti abrasioni noise.
Se “Boom Bapped” mischia le carte ed estrae dal mazzo un suono più “jazz-electro-dub”, “Prime” segue coordinate da jazz “deviato” e contaminato, mentre “Strikes Again” sperimenta claustrofobiche “sorde” soluzioni.
- “The People’s Mixtape”
“The People’s Mixtape” (Drums – Makaya McCraven; Bass Guitar – Junius Paul; Modular Synthesizer, Percussion – Jeremiah Chiu; Trumpet, Electronics, Percussion – Marquis Hill; Vibraphone – Joel Ross): “Choo Choo” è nuovamente percussiva ritmica tribale, ritmica che in “The Beat Up” s’impreziosisce di atmosfere jazz per poi condensarsi in più “bui” battiti in “What A Life” con il vibrafono a ricamare ossessive trame nella notte.
“Lake Shore Drive Five” è treno del futuro in corsa tra dimensioni parallele, coi i suoi incastri ritmici, le sue fratture … ultima tappa dell’incredibile percorso sonoro di Makaya McCraven con i suoi “4/4” (EPs) fuori dal tempo.
https://ums.org/performance/makaya-mccraven/
http://instagram.com/makayamccraven/
https://intlanthem.bandcamp.com/merch/2xcd-makaya-mccraven-off-the-record

































