A dieci anni di distanza dall’ipnotico Junun, il chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood, il compositore israeliano Shye Ben Tzur e la straordinaria orchestra dei Rajasthan Express tornano a unire le forze. Il nuovo album si intitola Ranjha e sarà pubblicato l’8 maggio dall’etichetta World Circuit.
Ad anticipare il disco è la title track, accompagnata da un video della durata di otto minuti che fonde immagini evocative con la potenza della musica, dando subito il polso della direzione sonora del progetto.
Se la prima volta l’incontro era avvenuto tra le mura suggestive del forte di Mehrangarh a Jodhpur, in India, per questa nuova incarnazione il collettivo ha scelto un cambio di scenario radicale. Le registrazioni si sono svolte in Inghilterra, precisamente nello studio di Oxford dove Greenwood, Thom Yorke e il batterista Tom Skinner (presente anche in Ranjha) lavorano abitualmente come The Smile.
“Volevamo ottenere un suono più nitido in un ambiente più controllato, ma sfruttando le particolarità dello studio per essere creativi in un modo completamente diverso“, ha spiegato Ben Tzur in una nota.
Mentre Greenwood afferma: “La musica è come un negozio di dolci. Ci sono così tanti stili e talenti, ed è difficile attenersi a una sola cosa, perché le persone si divertono e sembra così divertente.”
Il nuovo lavoro arriva in un contesto personale e politico che continua a tenere Greenwood sotto i riflettori. Sposato con l’artista israeliana Sharona Katan e da tempo collaboratore del musicista israeliano Dudu Tassa, Greenwood si è trovato più volte al centro del dibattito culturale legato al conflitto in Medio Oriente.
Lo scorso anno, in un’intervista al Sunday Times, Thom Yorke aveva ribadito che i Radiohead non si sarebbero esibiti in Israele finché Benjamin Netanyahu fosse rimasto primo ministro. Greenwood, invece, ha espresso pubblicamente il suo dissenso con il leader della band: “Sostengo che il boicottaggio rischi di essere controproducente. Il governo potrebbe usarlo come alibi per dire: ‘Tutti ci odiano, quindi possiamo fare esattamente quello che vogliamo’. E questo è molto più pericoloso“.
Ranjha si preannuncia come un nuovo capitolo di un dialogo musicale che sfida i confini geografici e culturali, mescolando la tradizione musicale indiana con la sensibilità compositiva occidentale e l’energia elettrica di Greenwood. Un ritorno atteso per chi ama i suoni senza tempo e senza bandiera.
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