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Dagli archivi le registrazioni dei Bag People del 1983 per un vinile “sporco”, “ruvido” e “underground”

di Marco Sica
11 Aprile 2025
in Recensioni
Tempo di lettura: 4 minuti
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Da ragazzo, quando la naturale inclinazione dell’età era più irruente e di aspra protesta, sostenevo che uno dei periodi musicali più ispirato fosse stato il quinquennio a cavallo tra la fine degli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta.

Se infatti gli anni settanta, tanto nel vecchio quanto nel nuovo continente, si erano chiusi con la pubblicazione di dischi di incredibile pregio che, dal capolavoro omonimo dei Suicide (del 1977) e dall’eccelso “Modern Dance” dei Pere Ubu (del 1978), passavano per “Y” dei Pop Group (del 1979), “Entertainment!” dei Gang of Four (del 1979), “Metal Box” dei Public Image Ltd (del 1979), “154” dei Wire (del 1979), “(GI)” dei The Germs (del 1979), fino a sconfinare ora nelle oblique e destrutturate sperimentazioni dei The Residents di “Not Available” (del 1978 ma registrato nel 1974), nelle visionarie abrasioni dei Chrome di “Half Machine Lip Moves” (del 1979), nella “maturità” industriale di “20 Jazz Funk Greats” dei Throbbing Gristle (del 1979), nell’intuizione di Brian Eno che con “No New York” (del 1978) gettava la luce sui DNA, i Contortions, i Mars e i Teenage Jesus and the Jerks (senza contare nomi illustri come Talking Heads, Joy Division, The Cure … un elenco esaustivo sarebbe lungo e forse nel dettaglio impossibile da stilare nella sua integrità), gli anni ottanta erano stati inaugurati da un vigore ancora più cupo e decadente, marcato a fuoco da gruppi quali gli Swans, i Sonic Youth, gli Hüsker Dü… ed ancora dai Dead Kennedys, dai Circle Jerks, dai Black Flagg, dai Einsturzende Neubauten, dai Big Black …

Tale premessa si è resa però necessaria poiché, sulla sponda statunitense, figli di quel periodo furono i “minori” Bag People (Peter Elwyn, Gaylene Goudreau, Algis Kizys, Carolyn Master, Diane Wlezien), gruppo che oggi la Drag City ha riportato alla luce con la stampa postuma del loro materiale proveniente da registrazioni varie del 1983: “Bag People were Chicagoans who outgrew their home in the maelstrom of the early 80s NYC post-punk/ no-wave scene. They weren’t around long, but their compulsive noise-rock sound, unearthed from… Bag People formed in Chicago in 1981. After moving to New York in SEPT 1982 they became ingrained in the Lower East Side new music scene which included bands such as Swans, Sonic Youth, Live Skull, Rat At Rat R.” (si legge sul sito della Drag City consultato il 5.4.25 https://www.dragcity.com/artists/bag-people).            

Messo LP sul piatto, esplode una muscolare e splendida “Fire God” (demo tape registrata il 30 luglio del 1983) dal riff incisivo a cui segue un’altrettanto riuscita e cadenzata “Dead Meat” (registrata il 30 luglio del 1983) che mantiene alto il livello d’ascolto.

Se “Parade” (demo tape registrata il 30 luglio del 1983) dilata i suoni verso atmosfere più psichedeliche e acide con una voce recitata e decadente, “U.P.S.” (ovvero “Underneath Pretty Songs” registrata nel 1983 in “unknown studio, NYC” dalle note di copertina), torna a spingere sull’acceleratore conservando sana “sporcizia” e “bassa definizione”.

“Blessed Ignorance” (registrata nel 1983 “from a boombox recording of a rehearsal in Brooklyn – Appeared on BANG ZOOM No.3” si legge nelle note di copertina) è rock sporco in stile quasi The Stooges, così al pari di “I Got A Leotard” (anch’essa registrata nel 1983 “from a boombox recording of a rehearsal in Brooklyn”) in cui la voce si produce però lancinante.

Girato il vinile, “Lark’s Vomit” (“Side A of a 7″ single on Joey Records, recorded on a boombox … in December 1983” si legge sempre nelle note di copertina) martella, punge e graffia;  non di meno è il treno “noise” lanciato in corsa “Instrumental” (“Side B of a 7″ single on Joey Records, recorded on a boombox … in December 1983” si legge sempre nelle note di copertina).

Se blues deviato e da scantinato è la sentita “Sweet Roughness Blues”, caratterizzata da un riuscito cambio rock (anche essa del dicembre del 1983), “Long Way Back” (ancora del dicembre del 1983) è il brano, per quanto possibile, più accessibile e radiofonico, singolo su cui puntare se non fosse per la qualità di registrazione.

“What’s What”  (del dicembre del 1983) se ripulita e registrata oggi, sarebbe brano da disco degli Idles.

Chiude il vinile “Don’t Make Me” (registrata live at CBGB il 29 novembre 1983) che sebbene catturi una performance dal vivo, non muta né per intensità né per qualità di registrazione quanto fino ad ora girato sul piatto, fatta eccezione per una divagazione strumentale centrale che si avvicina a una sorta di improvvisazione influenzata dagli umori del momento.

Terminato l’ascolto, l’atmosfera che pervade quasi tutte le registrazioni è carica di sana “approssimazione” e di un fascino underground che fa suono e che dà calore, per un disco che farà la felicità degli appassionati del genere per il suo valore di riscoperta.  

https://www.dragcity.com/news/2025-01-23-visions-of-bag-people?srsltid=AfmBOoqdY5eo3HKs41tGcK92x-Lnpd36_wtFK8KGR7dBAE0CRAL495hH

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