I Cani (progetto musicale del cantautore e produttore romano Niccolò Contessa) nel 2011 danno alle stampe il loro LP d’esordio “Il sorprendente album d’esordio de I Cani”, ruvido e immediato disco di cantautorato indie intriso di elettronica, post punk (non a caso c’è espressa dedica con un brano intitolato proprio “Post Punk”) e abrasioni, contenente anche i due “singoli” “I pariolini di 18 anni” e “Wes Anderson” che avevano aperto a Contessa le porte della notorietà “underground” e “alternativa”.
“Il sorprendente album d’esordio de I Cani” si mostrava felice nelle intuizioni e nelle liriche e (ancora) “vestito” di un’irruente immediatezza nei suoni in parte “grezzi” e “lo-fi” (tale osservazione tornerà utile nel prosieguo della nostra trattazione).
Nel 2012 è la volta di “I cani non sono i pinguini non sono i cani”, EP split realizzato insieme ai Gazebo Penguins contenente, a firma I Cani, la bella e sostenuta “Asperger” e una loro versione di “Senza di Te” (i Gazebo Penguins ricambieranno con una loro “Wes Anderson”).
Del 2013 è il secondo LP “Glamour” che inizia ad affinare le idee dell’ “esordio” restando tanto saldamente ancorato a una dimensione “distorta” e “graffiante” (ne è esempio il doppio volto di “Introduzione” in apertura o “Corso Trieste” con i Gazebo Penguins), quanto (già) proiettato verso quel capolavoro che sarà poi “Aurora” (si sentano per tutte “Come Vera Nabokov”, “Storia di un artista” o “San Lorenzo”, quest’ultima con i suoi riferimenti nel testo “astronomici” che troveranno poi la consacrazione su “Aurora” e in particolare nell’eccezionale “Protobodhisattva”); “Glamour” si riservava anche momenti sperimentali con “Roma sud” e “Theme from Koh Samui” (entrambe con Cris X).
Dopo tre anni, nel 2016, è la volta di “Aurora”, quello che a parere di chi scrive non solo è il più bel disco a firma I Cani ma è probabilmente tra i più bei dischi di musica italiana “alternativa” degli ultimi vent’anni; Contessa compie, infatti, un piccolo-grande miracolo raggiungendo un mirabile equilibrio tra i testi e una musica calibrata alla perfezione ed esattamente bilanciata tra elettronica e cantautorato, tra pop di qualità e gusto “indie”, tra sperimentazione e “ordinarietà” (recentemente analoga sensazione – sebbene con le dovute differenze di “stile” – l’ho avvertita ascoltando il bel “Joanita” di Alessandra Joan Thiele; la sua “La forma liquida” la continuo ad ascoltare anche a distanza di mesi).
Oltre alla già citata “Protobodhisattva”, “Aurora” si distingue per altri gioielli quali “Questo nostro grande amore”, “Non finirà”, “Il posto più freddo”, “Baby soldato” (che vanno a comporre un Side A impressionante) e ancora, girato il disco, “Aurora”, la sperimentazione space-kraut di “Ultimo mondo”…
Dopo “Aurora”, Contessa inizia a dedicarsi alle colonne sonore (da menzionare, del 2018, il delicato singolo “Nascosta in piena vista” tratto dalla colonna sonora del film “Troppa grazia”) per poi, nel 2023, tornare all’onore delle cronache musicali con l’altro EP split condiviso con i Baustelle divenuto celebre soprattutto per la sua la “controversa” distribuzione in vinile: “improvvisa” e “limitata”.
Ora, nel 2025, dopo un silenzio durato nove anni, Contessa e I Cani descrivono il loro “aldilà” con il nuovo LP “Post Mortem” (42 Records), pubblicato dapprima (il 10 aprile 2025) in formato liquido e poi a fine giugno anche in vinile; e si è (appositamente) attesa proprio l’uscita su supporto “solido” per parlarne.
- “Post Mortem”
Con “Post Mortem” Contessa si allontana “anni luce” (per dirla alla Umberto Maria Giardini dal suo splendido “La dieta dell’imperatrice”) da “Aurora” riproponendo (come agli esordi) soluzioni più ostiche, meno “radiofoniche” e più aspre e ruvide.
Messo il vinile sul piatto, “Io” è ballata essenziale e “ficcante” che ricorda (per certi versi) una sorta di cantautorato-rock-progressive anni settanta interpretato in “formula” indie.
Se “Buco Nero” ha graffianti tinte industrial, “Colpo Di Tosse” riammorbidisce i toni e riporta la puntina tra solchi più “alt-pop”.
Mentre “Davos” coniuga ritmiche cadenzate con suoni retrò, “Colpevole” è riuscita e particolare commistione di generi e umori.
“F. c. f. t.” è martellate invettittiva a frequenze “basse” da post punk deviato anni ottanta.
Chiude il lato A il “requiem” di “Post Mortem”.
Girato il vinile “echi” di Franco Battiato risuonano in “Felice”, mentre ombre proiettate dai CCCP appaiono in “Nella parte del mondo in cui sono nato”.
Se “Madre” recupera un formato indie-rock con una linea vocale più “orecchiabile”, “Carbone” e sostenuta “ballata” ridotta all’osso.
“Buio” prosegue nel solco di “Buco Nero” e “F. c. f. t.”…
La tanto “acustica” quanto “elettrica” “Un’altra onda” chiude un disco che certifica come Contessa non si sia seduto sugli allori di “Aurora” ne abbia cercato di replicarne il successo, ripartendo invece con un “vecchio” e al contempo “nuovo” ritrovato spirito “Post Mortem”.
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