“Bare Bones” è il disco “fantasma” dei CUT. Uscito in CD nel 2003 per GammaPop/V2, sparì poco dopo dalla circolazione e non venne più ristampato per via del fallimento di entrambe le etichette che lo produssero all’epoca.
È dunque cosa buona e giusta che torni a essere nuovamente disponibile, per la prima volta in vinile, grazie all’interessamento della label pisana Area Pirata, anche perché si tratta di uno dei migliori lavori della band bolognese.
Se lo mettiamo in prospettiva storica, “Bare Bones” fu il difficile terzo album dei CUT, il primo dopo l’addio della cantante Elena Skoko che lasciò la band dopo l’uscita dell’ottimo “Will U Die 4 Me?” del 2001. Con l’allora inedita formazione a tre, che poi sarebbe diventata la line-up ideale per la band, Ferruccio Quercetti, Carlo Masu e il batterista dell’epoca, Francesco Bolognini, aiutati qui e lì alle parti vocali dalla cantante/attrice Cristina Negrini, tirarono fuori tredici brani in cui dissonanze noise e blues urbano si fondevano a temperature altissime. Prodotto da Juan Luis Carrera della Slowdime Records, che già aveva lavorato con la band sul disco precedente, “Bare Bones” può essere considerato l’album della maturità del terzetto bolognese, quello con cui i CUT spiccarono il volo verso una dimensione internazionale.
Nelle tredici tracce dell’album risalta in maniera evidente l’interplay tra le chitarre che produce geometrie al contempo fantasiose e potenti, mentre la batteria non si limita a dettare tempi e ritmi ma entra in maniera decisiva nelle trame poliedriche del gruppo.
Con “Bare Bones” i CUT provano a replicare in studio la frenesia, il calore, l’eccitazione delle loro torride esibizioni dal vivo e ci riescono con un calderone sonoro in cui l’assalto all’arma bianca di episodi come “Barriers Of Love”, “Animal Lady” o una “Edison” in cui è palese l’influenza della Jon Spencer Blues Explosion viene temperato da una serie di brani maggiormente cerebrali e atmosferici quali l’iniziale “Down To The Limit”, “Head Upside Down (From F To G)”, la fugaziana “On Fire”, l’iperdinamica “My Baby Just Wants To Be Alive” da cui fa capolino lo spiritello di Ian Svenonius.
Quando uscì, ventitré anni or sono, “Bare Bones” fu il disco con cui in molti – a partire dal gruppo stesso – realizzarono che i CUT potevano proporsi all’estero senza timori reverenziali. Cosa che il terzetto – ormai diventato uno dei più eccitanti live-act italiani – iniziò a fare regolarmente, andando in tour per l’Europa, condividendo il palco con pezzi da novanta come Iggy & The Stooges, Mudhoney, Make-Up, Hives, Violent Femmes, oltre a intessere rapporti di collaborazione con personaggi del calibro di Mike Watt, Matt Verta-Ray, Ivan Julian.
Mettere finalmente sul piatto questo disco, è molto di più che un semplice piacere. È un atto di giustizia nei confronti del rock’n’roll.
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