Il 20 Febbraio segna una data cruciale per gli amanti del sound transculturale: Altın Gün, la forza trainante dell’Anatolian funk revival, pubblicheranno il loro sesto album in studio, ‘Garip’. Anticipato dal singolo ipnotico ‘Neredesin Sen’, il disco si annuncia come il capitolo più ambizioso e sfaccettato della carriera della band olandese di origini turche, già candidata ai Grammy.
Dopo aver esplorato le venature dream-pop in ‘Yol’ (2021) e consolidato il legame con le radici in ‘Aşk’ (2023), il collettivo fondato dal bassista Jasper Verhulst compie un gesto profondamente radicato e personale: ‘Garip’ è interamente dedicato alle composizioni del gigante della musica folk turca, Neşet Ertaş (1938-2012).
“È la musica con cui sono cresciuto”, racconta Erdinç Eçevit, cantante e virtuoso del bağlama degli Altın Gün. “Mio nonno ascoltava sempre le sue cassette. Ora, immergermi nei suoi testi, che vengono dal cuore e parlano della vita, è un ritorno alle origini”.
La rilettura di canzoni come la celebre ‘Gönul Daği’ – descritta da Eçevit come un blues sull’amore sacro e doloroso dell’Anatolia rurale – è tutt’altro che un esercizio di pura conservazione. Gli Altın Gün le reimmaginano attraverso il loro prisma psichedelico e globale. Il risultato? Un disco dove le intricate melodie del bağlama dialogano con archi arabeschi (curati dalla Stockholm Studio Orchestra), esplosioni di sax, sintetizzatori scintillanti e un groove rock-funk serrato.
‘Neredesin Sen’, il brano di apertura, è un propulsivo indie-dance con una linea di basso contagiosa, mentre ‘Bir Nazar Eyeldim’ chiude l’album in un’atmosfera di ballad elettronica e malinconica. In mezzo, la band tocca anche note prog, vibrazioni West Coast e, in tracce come la fumosa ‘Niğde Bağlari’, preserva quel feeling ipnotico e cavernoso che li ha resi famosi.
“È il nostro album più eclettico”, afferma Verhulst. “Volevamo fare qualcosa di diverso: meno aggressivo, meno pop, meno ovviamente psych-rock. Più semplicemente vibrante”.
‘Garip’ è la prova di una band al massimo della maturità artistica, che non ha più nulla da dimostrare se non la gioia di esplorare, ibridare e far vibrare le tradizioni in un presente globale. Un omaggio sentito che, anziché guardare indietro, spinge il suono degli Altın Gün verso territori ancora più ricchi e variegati.
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