Il genio elettronico torna con un’opera che sfida i generi: un concerto da camera (meta)fisico tra breakbeat, jazz e orrori gotici. Ascolta il nuovo singolo “K2 Central”.
Quando si parla di Tom Jenkinson, in arte Squarepusher, è meglio dimenticare ogni etichetta. A trent’anni di carriera alle spalle, il producer e bassista britannico continua a muoversi come un funambolo tra i generi, e il suo nuovo annuncio non fa che confermarlo: “Kammerkonzert” è pronto a esplodere il 10 aprile via Warp Records.
L’album, il cui titolo tedesco significa letteralmente “Concerto da camera”, è preannunciato come un tumulto di riff iperveloci e ossidiani, trame orchestrali diaboliche intricate e improvvise sterzate stilistiche che attraversano progressive, ambient, elettronica e sperimentazione. Un viaggio lisergico e tecnico che sembra voler testare i limiti stessi della composizione musicale.
Il primo assaggio si intitola ‘K2 Central’, un brano già disponibile accompagnato da un video ipnotico firmato da Jo Apps. Un assaggio che promette bene: dentro c’è l’anima hardcore rave delle origini, ma filtrata attraverso una lente compositiva che guarda dritta al futuro.
Chi segue Jenkinson sa bene che il percorso di Thomas Russell Jenkinson, produttore e musicista inglese, è una costellazione di suoni diventati pietre miliari dell’elettronica dal furioso breakbeat acido di Feed Me Weird Things (1996) alla virtuosistica esibizione per solo basso di Solo Electric Bass 1 (2009), passando per il jazz concreto e surreale di Ultravisitor (2004) e le architetture robotiche di Music for Robots (2014). Pochi artisti hanno saputo coprire un territorio così vasto con la stessa sicurezza e innovazione.
Con Kammerkonzert, Jenkinson fa un ulteriore passo in avanti: suona praticamente tutte le parti, trasformandosi in un’orchestra di un solo uomo. Un salto quantico dai tempi del suo esordio su Warp con l’EP Port Rhombus.
Il nuovo lavoro è un caleidoscopio di influenze che si rincorrono e si scontrano. Ascoltando i titoli delle tracce, si viaggia in un attimo dalla visionarietà della Zeuhl band francese Magma (nella traccia ‘K1 Advance’), alle fusion liquide di Weather Report periodo Body Electric (‘K2 Central’), fino ai soundtracks barocchi e insanguinati dei gialli all’italiana di Ennio Morricone (‘K7 Museum’).
E non finisce qui: perché in ‘K3 Diligence’ riecheggia il jazz contemporaneo della scena londinese dei Sons of Kemet, mentre ‘K11 Tideway’ sembra catturare l’atmosfera sospesa delle collaborazioni ambient tra Brian Eno e David Bowie. Senza dimenticare il pianeta Stockhausen, il cui Mantra (con il suo piano modulato) sembra aleggiare tra le pieghe dell’album.
“Kammerkonzert” è una dichiarazione d’intenti: un concerto da camera che spinge verso l’interno i confini estremi della composizione musicale, in un gioco al massacro che solo un maestro come Squarepusher poteva orchestrare.
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