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Ci fu il tempo della chitarra e della voce dei Pink Floyd – “The Luck and Strange Concerts”/“Live At Circus Maximus”

di Marco Sica
12 Novembre 2025
in Focus On, Recensioni
Tempo di lettura: 10 minuti
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“The time is gone, the song is over, thought i’d something more to say” canta “Time” dei Pink Floyd, e sebbene David Gilmour abbia ancora qualcosa da dire…il tempo per lui sembra essere ormai andato.

– Premessa 

Un anno fa, nel recensire “Luck and Strange” di David Gilmour, si osservò: ‘Nel celebre romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Tancredi pronuncia la nota frase “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”; tale affermazione ben si sposa con “Luck and Strange” (Sony Music), l’ultima fatica discografica di David Gilmour, un disco che se da una parte mostri intenzioni di “cambiamento” (i primi singoli avevano fatto ben sperare) dall’altra resta ancorato a un solido e certo passato, con un rinnovamento che lascia il posto a una più rassicurante “comfort zone”, per un lavoro discografico che, terminato l’ascolto, e con uno sguardo di confronto con il passato, è tra i più riusciti lavori solisti di Gilmour’.

Ora Gilmour, dopo il tour promozionale a sostegno di “Luck and Strange”, ha proiettato nelle sale cinematografiche “Live At Circus Maximus” (tratto appunto dal tour “Luck and Strange” del 2024), concerto (o meglio tour) che poi ha preso vita anche su disco e supporto video … confermando sostanzialmente la volontà di Gilmour di restare “confinato” nella sua “comfort zone”. 

Ne recensire il “The Dark Side Of The Moon – Redux” di Roger Waters si era colta l’occasione per osservare come le carriere soliste dei membri dei Pink Floyd (con qualche eccezione) non avessero lasciato il segno più di tanto (Roger Waters lo ha fatto sicuramente oggi in ragione di “This Is Not a Drill” e delle posizioni “politiche” assunte). 

In particolare si scrisse: ‘Gettando lo sguardo e l’orecchio oltre ogni partigianeria, non è ardito affermare che Waters abbia “licenziato”, ben più di Gilmour, dischi di interesse quali “The Pros and Cons of Hitch Hiking” (che Waters propose alla band nel 1978 in versione demo come “alter ego” di “The Wall” e che, contrariamente a molta critica, personalmente ho apprezzato) e “Amused to Death“ (il più compiuto); da menzionare anche “The Lockdown Sessions“, non per il valore in sé, ma in quanto contenente “Mother” e soprattutto “Comfortably Numb”che (con un’analisi retrospettiva) lasciava intuire quali fossero le coordinate sulle quali Waters si stava iniziando a muovere nella rilettura dei classici “pinkfloydiani”. Postilla per i lavori solisti degli altri membri dei Pink Floyd, tra cui spiccano “The Madcap Laughs” e “Barrett” di Syd Barrett (belli e di culto), mentre in secondo piano si collocano quelli di Richard Wright (il godibile “Wet Dream” è stato recentemente edito con un missaggio a cura di Steven Wilson); discorso a parte per Nick Mason “autore” (tra l’altro) dello stralunato “Fictitious Sports”, miscellanea di psichedelia e jazz di stampo zappiano (il disco, come affermato dallo stesso Mason nell’autobiografia “Inside Out”, è formato da canzoni scritte da Carla Bley che, oltre a suonare le tastiere, ne è anche co-produttrice con Mason)’.

Per un excursus sulla carriera solista di Gilmour, che è oggetto pertinente con la nostra trattazione, si rimanda a quanto scritto in ‘“Luck and Strange”: la “comfort zone” di David Gilmour’.

– “Live At Circus Maximus” – “This is Not a Drill”

Tra i divorzi “eccellenti” che la storia della musica ha “registrato”, posto d’onore lo occupa quello che ha visto coinvolti Roger Waters e i Pink Floyd, o più precisamente Roger Waters con quelli che poi saranno (sostanzialmente) i Pink Floyd di David Gilmour.

Significativo sul punto è quanto “dichiarato” da Waters nel corso del tour/film/disco “This is Not a Drill” (di cui si è recentemente parlato in dettaglio su queste pagine), laddove una voce/annuncio chiarisce: ‘If you’re one of those “I love Pink Floyd, but I can’t stand Roger’s politics” people you might to well fuck off to the bar right now’.

Non a caso, nella citata “recensione”, lo scrivente aveva appuntato: ‘Va poi aggiunto che Roger Waters, a differenza di David Gilmour, ha assunto nel tempo con la sua “musica” una chiara e precisa posizione sociale e politica (politica, nell’accezione più nobile del termine); dal vivo, mentre Gilmour tornava a suonare all’Anfiteatro di Pompei, Waters abbatteva “muri”’.

Facendo un salto temporale non è pretestuoso rammentare che il 15 luglio 1989 i Pink Floyd di Gilmour suonarono nella laguna di Venezia per un concerto che fece (nel bene e nel male) storia in ragione della sua spettacolarità, mentre Roger Waters, l’anno dopo, il 21 luglio 1990, organizzò in Potsdamer Platz a Berlino quello che poi sarà “The Wall – Live in Berlin”, concerto per celebrare la caduta del Muro di Berlino. 

Orbene, in linea con quanto sopra, Gilmour, dopo il film/concerto di Waters, è andato anche lui nelle sale cinematografiche (e poi su disco) con il suo ultimo film/concerto.

Dopo “Rattle That Lock” in studio del 2015, con il ritorno a Pompei (o Pempeii se lo si dica alla latina) nel 2016, nel 2017 Gilmour aveva già “licenziato” un disco/video live (“Live At Pompeii”) circondato da “rovine” (rese celebri in musica proprio dai Pink Floyd), “rovine” che adesso (con diversa ubicazione: il Circo Massimo a Roma) sono state lo sfondo per la presentazione del suo ultimo disco solista “Luck and Strange”.

– “The Luck and Strange Concerts”/“Live At Circus Maximus”

Entrando nel vivo della nostra “recensione”, la prima cosa da dire è che il film/concerto “Live At Circus Maximus” (Sony Music) è interamente dedicato alle serate dal vivo al Circo Massimo di Roma (nelle note di copertina sono indicate quali date di registrazione l’1, il 2 e il 3 ottobre 2024) mentre il disco contiene 23 brani tratti dai concerti del tour (Brighton Center; Circus Maximus di Roma; Royal Albert Hall di Londra; Intuit Dome di Los Angeles; Madison Square Garden di New York) e, non a caso, si intitola “The Luck and Strange Concerts” (Sony Music).

Sul sito di Gilmour (https://www.davidgilmour.com/music/ – consultato il 31.8.25) è indicata la distinzione tra i due “format”: “The concert filmed at the Circus Maximus in Rome” e “23 live tracks from the acclaimed Luck and Strange Tour”.

Detto ciò, il passo successivo è stato vedere l’elenco dei brani che compongono “The Luck and Strange Concerts” e “Live At Circus Maximus”. 

Ebbene, se da un lato si “registra” l’assenza del grande classico “Shine On You Crazy Diamond” (in sostanza non proposto in nessuna delle sue “parti” nel tour; fino ad ora era stato presente sia su entrambi i live di gilmour “Live in Gdańsk” e “Liva At Pompeii” che nei live dei Pink Floyd post Waters), dall’altra si legge (tra le varie versioni pubblicate con contenuti aggiunti) interamente la track listing di “Luck And Strange”.

“The Luck and Strange Concerts” ha, poi, in “scaletta” anche “A Sigle Spark” che non compare su “Live At Circus Maximus”.

Passando all’ascolto/visione (parlremo del Live al Circo Massimo), non si può negare che le suggestioni siano forti… immagini dell’“Urbe” in bianco e nero e un gatto animato (lo stesso gatto impresso sulla chitarra di Gilmour) scorrono sotto “5 A.M.” (da “Rattle That Lock”) e tra strade e monumenti conducono al Circo Massimo ed è quindi “Black Cat” (da “Luck and Strange”), per due momenti in cui la chitarra di Gilmour è protagonista ma senza esaltare più di tanto apparendo “stanca”).

Con “Luck And Strange” (da “Luck and Strange”) entra anche la voce di David Gilmour che accusa l’età (purtroppo sarà caratteristica dell’intero live); le parti “soliste” sono affidate a Ben Worsley sotto il cantato, riservandosi Gilmour l’assolo finale.

È quindi la volta dei Pink Floyd con “The Dark Side of The Moon”  con “Breathe (In The Air)” a cui, orologi sullo schermo, segue “Time” (che include ovviamente “Breathe Reprise) in cui la chitarra di Gilmour tradisce (nuovamente) qualche “incertezza”.

Delude non poco “Fat Old Sun” (da “Atom Heart Mother”), complice sia una voce di Gilmour non più all’altezza quì in particolar modo che un’esecuzione troppo “pop”, per un brano che trova una sua ragione solo nello “strumentale” finale.     

Se “Marooned” (da “The Division Bell”) consegna ancora una volta un Gilmour non proprio ispirato alla chitarra (sta diventando un triste costante), l’eponima “Wish You Were Here” si mantiene su registri “standard”.

Prima di “Vita Brevis” (da “Luck and Strange”) le presentazioni di rito della band (Bass Guitar, Double Bass, Vocals – Guy Pratt; Drums, Percussion – Adam Betts; Guitar, Vocals – Ben Worsley; Keyboards, Piano, Vocals – Greg Phillinganes; Keyboards, Vocals – Rob Gentry; Vocals, Guitar, Ukulele, Percussion – Charley Webb; Vocals, Harp, Percussion – Hattie Webb; Vocals, Harp, Percussion – Romany Gilmour; Vocals, Piano, Percussion – Louise Clare Marshall) e quindi l’ingresso di Romany Gilmour per un altro momento “Luck and Strange” con la sempre bella cover “Between Two Points” (come più volte osservato il Gilmour solista si esprime al meglio quando interpreta brani altrui; lo fu con “There’s No Way Out of Here” nel 1978 e lo è con ora con “Between Two Points”). 

Mentre il pubblico “gioca” con grandi palloni bianchi “segnati” da un inconfondibile simbolo, con dispiacere per l’orecchio, da “The Division Bell”, nemmeno “High Hopes” (tra le migliori composizione dei Pink Floyd post Roger Waters) decolla come dovrebbe malgrado l’assolo di Gilmour alla steel guitar prima e a una meno a lui consona (e superflua) chitarra classica in chiusura.

È quindi la volta di “Sorrow”  (da “A Momentary Lapse of Reason”) ma anch’essa sembra non reggere il confronto con le passate versioni live (si ascoltino le versioni di fine anni ottanta/anni novanta).

“The Piper’s Call” (da “Luck and Strange”) è delicato momento nelle due voci di Gilmour padre e figlia e con un David Gilmour versione “Gibson” nel “pezzo”.

“A Great Day For Freedom” (da “The Division Bell”) è altra esecuzione che per sua natura patisce l’attuale voce di Gilmour va viaggia nei due assoli di chitarra di Gilmour e Worsley.

Il fischio di Romany Gilmour, eloquenti immagini “disegnano” il video, ed è “In Any Tongue” (da Rattle That Lock) con l’ormai immancabile (e ripetitivo) assolo finale.

Su un palco allestito al momento per il “momento”, a lume di candela, al pianoforte siede Louise Marshall, Gilmour alla steel guitar e alle voci femminili corali e singole è affidata una più notturna “The Great Gig In The Sky” (da The Dark Side of the Moon”).

Medesima atmosfera per “A Boat Lies Waiting” (da Rattle That Lock) che mantiene “sopiti” i toni che si destano con “Coming Back To Life”  (da The Division Bell) che conserva i limiti finora espressi dai i suoi predecessori.

Da “Luck and Strange”, come su disco, nell’ordine “Dark And Velvet Nights”, “Sings” e “Scattered”.

Chiude l’immancabile “Comfortably Numb” che suona oggi come ieri nella sua granitica forma… viene in mente come confronto la nuova splendida versione proposta da Waters… ma sicuramente ai tanti presenti al Circo Massimo l’esecuzione “classica” di Gilmour avrà fatto piacere…

Terminato l’ascolto con serenità d’animo si può dire che ci fu il tempo della chitarra e della voce dei Pink Floyd… e che quel tempo è lontano.   

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