La scena è surreale quanto il momento che stiamo vivendo. Sabato 11 aprile, a Londra, Robert Del Naja, anima viscerale dei Massive Attack, viene ammanettato e portato in cella. Il suo crimine? Tenere in mano un cartello, in silenzio, contro il genocidio a Gaza. Nessuna violenza, nessun blocco stradale. Solo un pezzo di cartone e una verità scomoda.
Del Naja era in piazza per protestare contro la messa al bando di Palestine Action, movimento considerato “terrorista” dal governo britannico dal luglio 2025 – nonostante a febbraio un’alta corte abbia dichiarato quel bando illegittimo. Un pasticcio giuridico che non ha fermato la polizia metropolitana di Londra, decisa a continuare gli arresti in attesa del ricorso governativo. Risultato: oltre 500 persone fermate a Trafalgar Square, Del Naja incluso.
E ora, a due giorni dalle manette, l’artista rompe il silenzio con un’analisi lucida e feroce.
“Tutti sanno che è pazzia totale”, scrive in una dichiarazione. “Anche molti poliziotti che fanno questi arresti, e i giudici dell’Alta Corte che li hanno dichiarati illegali, lo sanno. Eppure continua”. Poi affonda il coltello: “La disperazione di chi imbratta equipaggiamenti militari non è terrorismo. Nessuno ci crede davvero”.
Del Naja non si ferma alla cronaca. Colpisce il cuore politico del Regno Unito: “Molti membri di questo governo appartengono a una fazione ideologica ‘la guerra è pace’. La stessa che ignorò milioni di pacifisti per invadere illegalmente l’Iraq. La loro arroganza e indifferenza criminale creano la disperazione che ora vogliono schiacciare in tribunale”.
Per il cantante dei Massive Attack, la soluzione è semplice e vicina: “Guardiamo alla Spagna, che con integrità rifiuta di usare il proprio territorio per i crimini di guerra di Israele e USA. Il Regno Unito può fare lo stesso”. E conclude con un atto di sfida personale: “Passare qualche ora in custodia per un arresto illegale è un prezzo irrisorio. La nostra democrazia, i nostri diritti civili sono nati da piccoli gesti come questo. Forse è per questo che questo governo draconiano vuole schiacciarli? Free Palestine. No wars”.
Prima di essere arrestato, Del Naja aveva confessato ai giornalisti le sue paure iniziali: “Da musicista, temevo per i visti e i tour. Ma poi ho pensato: è assurdo. E quando la polizia ha fatto l’inversione a U tornando ad arrestare la gente, ho capito che era ancora più assurdo. Oggi tengo il cartello. Se mi arrestano, andrò in tribunale e dirò: questo arresto è illegale, non lo accetto”.
I Massive Attack non sono nuovi a queste battaglie. Nel luglio 2025 hanno lanciato un’alleanza a sostegno dei musicisti minacciati di censura per le loro posizioni filo-palestinesi. Oggi Del Naja aggiunge un nuovo capitolo alla sua storia di coerenza radicale: quello di un uomo in cella per un cartello, in una democrazia che ha paura delle voci ferme.
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