Dopo quattro anni dal loro quarto disco No Rules Sandy, e 12 anni dal loro debutto con l’album omonimo, il duo artistico di Durham (North Carolina) Amelia Meath e Nick Sanborn escono con Ow ∞, scritto in quattro anni nei boschi di Chapel Hill, e costruito per la prima volta su un progetto che ora controllano in ogni sua parte, nel loro studio, con le persone che scelgono, attraverso la loro etichetta. Finalmente il duo ha il pieno controllo su ciò che Sylvan Esso può essere.
L’album è nato da prove di sperimentazione e collaborazione, diventando un lavoro nervoso, incisivo, esplosivo, in cui le canzoni sembrano voler uscire graffiando.
L’album si presenta nella sequenza delle sue canzoni come un caleidoscopio, all’insegna della sperimentazione, del multiforme, del caotico, e infatti ben sei diversi batteristi – TJ Maiani, Joe Westerlund, Glenn Kotche, Jake Luppen, Jenn Wasner e Sanborn stesso – compaiono nelle tracce, talvolta sovrapposti nella stessa canzone. E la batteria appunto è una delle principali novità, perché non ci sono solo loop di batteria elettronica come i Sylvan Esso ci avevano abituati a sentire.
L’altra grande novità del disco è la cura vocale di Amelia: cerca più tonalità, sperimenta cori e controcori, si diverte a falsificare e moltiplicare se stessa.
Ne viene fuori un disco eccitante, in cui i Sylvan Esso con coraggio scelgono di non restare sulla formula che li ha resi famosi, ma vi aggiungono sprazzi di rock (Hot slob, Sledge), esperimenti sonori (Entertainment and Coca Cola, Ribbon, Back Again), persino litanie ipnotiche da ninna nanna elettrica (Plastic Sword, Jessica, On and On).
Gran parte del materiale nasce da improvvisazioni: ore passate allo studio Betty’s a cercare groove con Maiani alle percussioni, Daniel Aged al basso, Sanborn ai synth, mentre Meath sperimentava linee vocali. Cinque-dieci brani al giorno, un hard disk pieno di idee: James Mapley-Brittle (GRRL), collaboratore di lunga data di Sanborn, è stato la colla che ha tenuto insieme queste idee diversissime.
Da tutto questo materiale scaturisce per esempio la prima sorpresa contenuta nella prima traccia, Entertainment and Coca Cola, tutta distorsioni vocali e synth, dove nel finale in maniera sorprendente si aggiungono note dolci di chitarra. Più vicina al tipico sound della band è Flood Season, che però esce fuori dal disco fresca come se fosse il primo inciso della band, ed è comunque strumentalmente più completa di ciò che il duo ci ha abituato ad ascoltare.
Hot Slob, non a caso singolo del disco, è un piccolo capolavoro elettrorock, con aspirazioni punk, dove Amelia vocalmente aggredisce invece di sedurre, come al suo solito.
Meath racconta: “Uno dei miei modi preferiti di produrre è avere un’idea e poi toglierne un terzo. Rende tutto più interessante, ma soprattutto costringe l’orecchio a farsi una domanda. Costringe l’ascoltatore a essere creativo, a riempire quello spazio. Con il pop, che vive di promesse mantenute, non farlo è spesso ciò che fa innamorare di una canzone o di una persona.”
Segue una campionatura assolutamente convincente dei Sigur Ros, Concrete Glen, e poi un tastiera dream pop suadente e ipnotica supportata da un sample di una voce tratta dall’iconico brano “Svefn-g-englar” dei Sigur Rós’ dall’ album del ’99 Ágætis byrjun. E ancora Back Again, sulla quale si inseriscono diverse linee di batteria, per un trip hop assolutamente travolgente.
Ribbon è poi un esperimento di moltiplicazione voci di Amelia, una litania dolceamara per un testo rispetto al quale la stessa vocalist commenta: “Vivere fa male per sempre, e poi smette. Ma è anche un po’ sciocco. Se vuoi continuare a partecipare al mondo e alla tua vita, devi accettare di farti male. Se non ti metti in una posizione di possibile dolore, perdi un sacco di opportunità. In un certo senso è un grido di battaglia: ‘Mi farò male per sempre, ed è okay.’”
Sledge è l’altro pezzo elettrorock del disco, l’altra splendida sorpresa su cui i Sylvan Esso si lanciano con pieno successo, mentre Right to Left è Good at Pain sono pezzi decisamente classic Sylvan Esso style.
L’album si chiude con tre pezzi a ritmo più soffuso: la dolcissima Jessica, tutta retta sul saliscendi vocale di Amelia, l’assurdo ma riuscitissimo esperimento di mescolare techno con chitarra acustica di On and On, e la cantilena ironica Plastic Sword.
Si chiude così un disco all’insegna del caos divertito, dell’esplorazione allegra, delle trovate di batteria e sintetizzatori, della ricerca vocale da parte di Amelia di sorprendere ad ogni passo l’affezionato fan.
Un album frizzante, sebbene dai ritmi complessivamente bassi (sostenuti solo da due pezzi in fondo, Hot Slob e Sledge) in cui i Sylvan Esso mostrano di avere ancora molto da dire, soprattutto a loro stessi.
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