E’ uscito a marzo l’album omonimo dei The Junction, la band di Padova composta da Marco Simioni, Alessandro Maroso e Francesco Reffo, il cui sound guarda ben altrove la bassa padania, ispirandosi a Sonic Youth, Pixies, Pavement, Gang of Four, The Fall, Fugazi e altri.
Registrato e mixato da Matteo Marenduzzo al Soviet Studio di Cittadella (PD), masterizzato da Max Trisotto, prodotto dai The Junction e Matteo Marenduzzo, il disco è il quarto LP che fa seguito anche a diversi singoli ed EP in collaborazione con Dischi Soviet Studio, per una band italiana che vanta lunga esperienza live all’estero, avendo suonato anche in Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Austria.
Fa sempre effetto (positivo) sentire chitarre abrasive, basso sferragliante e ritmiche serrate provenienti da artisti italiani, che nel caso specifico il trio ha anche registrato in presa diretta con l’intento di mantenere l’immediatezza del live, altra abitudine certamente non diffusa negli studi nostrani.
Del resto sin dai primi suoni si sente che la band è cresciuta a pane e rock, e si intende ogni sfumatura del rock, con venature indie, punk e noise. Più precisamente il disco sembra essere una vera hit parade, una galleria quasi studiata a tavolino di sotto generi del rock anni ’80 e’90:
A Million Times inizia in stile puro garage, tagliente e diretto come il testo, che esplora la comunicazione distorta contemporanea, tra chiacchiere da bar e incapacità di ascolto vero.
Lie è invece un combat rock dal ritmo incalzante di batteria che ricerca la marcia militare.
Sunny beaches evoca l’hard rock, con chitarre ultra-sature, batteria martellante e voce distorta, e fin qui il disco sembra procedere sostenendosi soprattutto sul riempimento sonoro delle chitarre distorte. Sorprendentemente, a calare rumore e ritmo arriva Franco Panini, un indie rock semplice e asciutto, in cui, nel raccontare ironicamente di un giovane italiano che ostenta un presunto successo ottenuto altrove, la band cambia completamente tono e guarda, dopo i primi tre brani molto british, all’altra riva dell’atlantico.
Si prosegue con Buy Me, che invece rende omaggio al post-punk, sostenendosi sul basso portentoso di Moroso, che in questo pezzo è protagonista. Si arriva all’hardcore, con Watch Yourself , uno dei pezzi in cui la capacità camaleontica del trio di immergersi in ogni genere raggiunge i livelli più alti e originali. Mancava il punk puro, ed eccolo in Go Fishing, mentre per Cransac torna l’indie col basso prepotente a guidare la ritmica.
Per Doctor la band ritorna al punk, specificamente di fine anni ’70, con il cantato di Simioni che approccia allo stile dei Clash.
La conclusione è affidata ad Afternoon, l’unico altro pezzo “lento” per il quale la band sceglie di citare nell’intro e in più di un riff il sound californiano dei Red Hot Chilli Peppers, mentre la voce stavolta cita esplicitamente il cantato-parlato di Lou Reed.
C’è insomma proprio tutto quello che il rock ha prodotto nei mitici decenni seventies e nineties, con la sola esclusione dell’alternative e dell’elettronica, totalmente assenti: una scelta “purista” e un atto di fedeltà, forse, alla più classica delle composizioni della band, voce basso due chitarre e batteria.
Ma questa scelta non è però minimalista: al contrario la band si prodiga a riempire ogni singolo spazio di silenzio, scegliendo un sound riempitivo, e un ritmo al fulmicotone in quasi tutti i brani, ad eccezione di Franco Panini, Cransac e Afternoon.
E’ un sound che non inventa niente che non sia già stato sentito, ma esegue alla perfezione il richiamo impossibile da ignorare delle tante band che hanno fatto da ispirazione a questi ragazzi. Ma il disco non suona affatto come un compitino di virtuosi: tutt’altro: c’è energia, rabbia, ironia, vita, e il complimento migliore che gli si può fare forse è che nemmeno lontanamente si possono scoprire influenze “italiche” nel loro stile, che ha un DNA totalmente concepito tra le due sponde dell’Atlantico.
Ed è un sound, nella sua struttura volutamente essenzialista, che trova il suo completamento naturale nella resa live, alla quale la band sembra votata per destinazione.
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