In occasione dell’uscita nel 2024 di “Blues Blood” si era ripercorsa la carriera e la discografia di Immanuel Wilkins (si rimanda alla lettura dell’articolo per approfondimenti), uno tra i più illuminati e dotati (giovani) sassofonisti dei nostri tempi, “fiato” anche per il grande Kenny Barron; in quell’occasione si era osservato come Wilkins, con “Blues Blood”, avesse (in parte) cambiato “registro” rispetto ai dischi d’esordio. Wilkins, sempre nel 2024, prenderà anche parte al bel “Motion I” a firma Out Of/Into, lavoro che evidenziava la capacità del “collettivo” di rendere il Jazz un “classico contemporaneo”, gruppo che successivamente, nel 2025, sempre con Wilkins darà alle stampe “Motion II”
Ora, con la pubblicazione dei “Live At The Village Vanguard”, Immanuel Wilkins, con il suo “Quartet”, torna ad operare quella sana e (im)pura commistione di jazz prossima a visioni “post-bop”.
Va subito detto che allo stato “Live At The Village Vanguard” consta di tre pubblicazioni divise in Vol. 1, Vol. 2 e Vol. 3, di cui solo il volume 1 è (ad oggi) stato stampato anche in vinile, mentre i restanti due volumi sono disponibili esclusivamente in formato liquido; poiché si è acquistato il doppio LP, si procederà alla sua sola recensione.
“Live At The Village Vanguard Vol. 1” (Blue Note) cattura le registrazioni dal vivo del 15 e 16 maggio 2025 al The Village Vanguard di New York, con formazione (“Quartet”) composta da Wilkins (alto saxophone), Micah Thomas (piano), Ryoma Takenaga (bass) e Kweku Sumbry (drums).
La prima cosa che spicca è la lunga durata dei brani (uno per lato) che preannuncia quanto il quartetto restituirà in termini di improvvisazione, intensità ed estemporaneità.
Messo il primo vinile sul piatto, partono i 14:15 minuti di “Warriors” (composizione presente in versione “ridotta” su “Omega” di Wilkins del 2020), tesa, tirata e vorticosa nella sequenza di assoli di sax, pianoforte e di batteria (in cui si distingue ancora il pianoforte a “sostegno” e poi il sax).
Il secondo lato è occupato dai 10:09 minuti di “Composition II”, ballata più intima, dal bel tema “classico”, morbida delle sue “spazzole”, in cui il contrabbasso si ritaglia un suo momento lirico.
Il secondo vinile si apre con i 18:05 minuti della “carnatica” e splendida “Charanam”, omaggio ad Alice Coltrane, in cui il pianoforte evoca la celebre linea vocale definita poi dal sassofono che lentamente e progressivamente la inizia a destrutturare per poi partire in assolo; in “Charanam” tutto suona perfettamente, per quello che probabilmente è il più alto momento d’ascolto, con un ispirato Wilkins e un Thomas al pianoforte in stato di grazia: la sola “Charanam” vale il prezzo del “biglietto”. La registrazione, poi, tende con lo sfumare, come se non ci fosse una chiusura… lasciando un senso di sospensione…
Girato lato, è la volta dei 19:38 minuti di “Eternal” che scinde spazio e “tempo”; a una prima parte più nevrotica, ma al contempo orecchiabile, si contrappone un lungo ciclico e ossessivo finale ipnotico e onirico in 3/4 ad “incantare” l’orecchio.
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