C’è un momento, in ogni ascolto che si rispetti, in cui la musica non pè solo un prodotto ma un progetto condiviso. Da questo presupposto nasce il trio HUG – composto da Devendra Banhart, Gyan Riley e Noah Georgeson.
Il 22 settembre uscirà per la label di David Byrne, la Luaka Bop, il loro omonimo album d’esordio. Un disco che profuma di foreste della Northern California, di notti stellate a Nevada City e di quella particolare alchimia che nasce solo quando l’amicizia è più antica di qualsiasi progetto musicale.
Il filo rosso che lega i tre è Noah Georgeson, cresciuto a pane e minimalismo con Gyan Riley (figlio del leggendario Terry Riley) e poi divenuto sodale di Banhart in due gioielli come Osian (2017) e Refuge (2021). Ma HUG non è un semplice derivato: è un organismo a sé, nato senza una mappa, con l’unico obiettivo di “catturare quello stupore infantile che tutti, ancora, bramiamo”.
E ascoltando il primo estratto, la strumentale “Cow With Half Moon Parasol”, viene immediato pensare a un western dipinto da un monaco buddista. Chitarre che si rincorrono, melodie che non vanno mai a destinazione ma che ti fanno sentire esattamente dove dovresti essere. È la colonna sonora perfetta per un tramonto in apnea.
HUG viene presentato come un viaggio fisico, tangibile, fatto di palchi e riverberi. Il tour autunnale partirà da New York il 7 ottobre al Le Poisson Rouge, per poi snodarsi tra le stanze incantate del MassMoCA, le distese del Midwest con tappe a Chicago e Minneapolis, fino ad approdare sulle coste della West Coast a San Francisco. Date che profumano di rituale collettivo, di quelle serate in cui il pubblico diventa parte del mantra.
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