Nel panorama musicale contemporaneo, pochi collettivi custodiscono un’aura di mistero come i Sault. Guidati dalla mente visionaria del produttore Inflo, i maestri del funk e dell’R&B sperimentale sono riemersi dalle ombre con “Chapter 1”, il loro tredicesimo capitolo discografico. Non un semplice album, ma uno spazio sonoro che respira, definito dagli stessi artisti come un luogo di “pazienza e fede”, dove ritmo e silenzio dialogano in un equilibrio ipnotico.
La tracklist è un tessuto di collaborazioni d’eccezione: la voce eterea di Cleo Sol si intreccia con le sfumature del cantautore Jack Peñate, mentre a tessere le basi produttive ci sono nientemeno che i leggendari architetti del suono Jimmy Jam e Terry Lewis. Un incontro tra l’eredità del Minneapolis sound e l’innovazione oscura e pulsante che ha reso Sault un culto globale.
Eppure, dietro queste atmosfere cariche di “calore e attesa” – come descritto nelle note dell’album – si aggira l’eco di recenti tempeste legali. Solo lo scorso anno, Inflo è finito sotto i riflettori dei tribunali per una causa miliardaria mossa da Little Simz, storica collaboratrice, riguardante i finanziamenti del primo – e finora unico – live show del gruppo nel 2023. Un contenzioso da 2,2 milioni di dollari che sembra non aver scalfito la determinazione del collettivo, anzi: forse ne ha alimentato il fuoco creativo.
Dopo l’acclamato “5” del 2019, Sault ha inondato le piattaforme con una dozzina di release a sorpresa, sfidando le logiche dell’industria e costruendo un universo parallelo sotto il sigillo Forever Living Originals. Con “Chapter 1”, sembrano voler tornare alle origini per reimmaginarle: non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio, “qualcosa che si sta radunando”.
Un disco che non chiede di essere solo ascoltato, ma vissuto. Un invito ad entrare in uno stato meditativo, dove ogni pausa è pregnante e ogni nota un passo verso un’emozione collettiva. I Sault non fanno rumore ma creano universi. E in questo tredicesimo lavoro, forse, hanno trovato la loro dimensione più magnetica e necessaria.
Come nel caso di “Lord Have Mercy”, un epic lento e bruciante che si dispiega in una spianata di archi sinfonici e voci lamentose. Colpi di batteria secchi, chitarra acustica malinconica e una chitarra twangy e ricorrente che sembra pedinare qualcuno per le strade di mezzanotte: è puro, magnifico midnight blues.
Il ruolo di Jimmy Jam e Terry Lewis, i maestri del Minneapolis Sound che qui sposano perfettamente l’estetica oscura e ipnotica di Inflo, è evidente e a loro si devono anche le tracce “Fulfill Your Spirit”, “Good Things Will Come After The Pressure”, “Love Does Not Equal Pain” e “Don’t Worry About What You Can’t Control”, titoli che sono già dichiarazioni di intenti filosofici.
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