Lost in the spinning sound è il dodicesimo album, il primo dopo Songs To Make Love To lanciato nel 2024 per celebrare i 25 anni di carriera del duo milanese composto da Stefano Ghittoni (elettronica e samples) e Cesare Malfatti (membro dei La Crus) alle chitarre.
Si conferma anche il questo disco il celebre sound del duo, un misto di dub e rock, con lento beat alla Massive Attack su cui si appoggia il tessuto rifinito di chitarre, tastiere, samples, e effetti sonori. Altra caratteristica tipica dei Dining Rooms è far cantare altri: la novità in questo ultimo disco semmai è che c’è una singola voce femminile per tutti i brani, la splendida voce blues sensuale, profonda, ipnotica di Chiara Castello degli I’m Not a Blonde, che aveva già lavorato in Just a Child e Stone (My Heart).
Come dice anche il titolo, l’album è tutto incentrato sul valore positivo del senso di smarrimento, ricercato attraverso la profondità dei suoni: smarrirsi un po’ per proteggersi e semmai ritrovarsi in spiagge più confortevoli, questo è il messaggio del disco.
E’ per questo che la voce femminile forse è la musa unica del disco: Chiara Castello, novella sibilla esplorativa del caos interiore, con una voce che nei momenti ispirati ricorda Annie Lennox, accompagna l’ascoltatore nelle atmosfere musicali di Malfatti e Ghittoni, che confezionano un disco lento, notturno, orchestrale, a tratti minimale come in Just Pretend e I Don’t Know Why, e a tratti introspettivo e folk, come in We Stay, bellissimo notturno alla Radiohead sorretto da una chitarra acustica, (strumento di raro uso per il duo) che compare alla terza track del disco e subito si annuncia come uno dei pezzi migliori.
In lost in the Spinning Sound i Dining Rooms compiono una evoluzione interessante: attraverso pezzi come We Stay o nella cupa e introversa In My Soul o nella solare e melodica Higher Ground, transitano dal trip-hop al rock-folk cantautorale più puro, travalicando in realtà ogni genere per confezionare canzoni semplicemente perfette.
Tutto il disco si muove in realtà sempre in bilico tra folk e beat con liriche molto profonde che indagano le relazioni interpersonali, quasi sempre tormentate e implose, non rinunciando peraltro al trip-hop strumentale degli esordi in pezzi come Musica Concreta, Oh! e Lost In The Spinning Sound, piuttosto incompiuto per la verità, o anche cercando una insolita fusione, come in Just Pretend o I Don’t Know Why e nel soul jazzato di Lay Your Arms around Me,oppure puntando addirittura al Dream Pop minimalista, con sola voce e chitarra, su un sottofondo di onde marine e echi di spiaggia, come nella splendida (ma anch’essa in parte incompiuta) Be Mine.
Complice anche il sapiente missaggio e la post-produzione di Francesco Borrelli allo studio Blue Spirit di Milano, sotto supervisione della consueta etichetta Schema Records, i Dining Rooms spingono in su l’asticella della loro ricerca musicale, evidentemente volendo testimoniare che dopo la festa dei 25 anni di carriera con Songs To Make Love To non c’è alcuna volontà di fermarsi e ripercorrere territori consueti. Al contrario esplorano e sperimentano, cercando di andare oltre la loro zona comfort. Da elogiare per il tentativo ma anche perché ne viene fuori un album bellissimo, che ci rende fieri della musica italiana underground e poco conosciuta, ma di alta qualità.
https://thediningrooms.bandcamp.com/

































