Tempo fa, su queste pagine, si ebbe modo di “parlare” di Brian Eno in un approfondimento intitolato “Brian Eno, il ruolo del Musicista e del Non-Musicista: da Francesco Pratella e Luigi Russolo all’Artificial Intelligence” a cui si rimanda e di cui si suggerisce la lettura qui.
Come evidenziato anche dal titolo (nel citare Francesco Pratella e Luigi Russolo), si contestualizzò l’apporto dato da Brian Eno alla musica in relazione anche a quanto già espresso prima di lui e contemporaneamente a lui da altri musicisti: ‘Tralasciando il fatto che Eno abbia riscoperto la tecnica detta “time lag accumulator”, già usata negli anni sessanta da Pauline Oliveros e da Terry Riley (e che Riley abbia scritto i seminali “In C” nel 1964 – pubblicato poi come disco nel 1968 – e “A Rainbow in Curved Air” pubblicato nel 1969 – album che lo rese celebre anche al mondo del “rock”), mi vengono in mente, tra i più, “Psyché Rock”, brano musicale del 1967 di Pierre Henry e Michel Colombier contenuto in “Messe Pour Le Temps Présent” (i fan di Matt Groening e di “Futurama” non resteranno insensibili al suo ascolto) e i dischi omonimi dei Silver Apple e degli United States Of America (entrambi del 1968). Anche lavori discografici coevi (anno più anno meno) al 1973 hanno subito la medesima sorte: per tutti quelli prodotti in Germania e poi catalogati come Krautrock (tra cui “Faust” dei Faust del 1971, “Zeit” dei Tangerine Dream del 1972, “Irrlicht” di Klaus Schulze del 1972, “Cluster II” dei Cluster del 1972 – i Cluster poi collaboreranno anche con Eno; curioso come nel 2001 il film di Nanni Moretti “La Stanza del Figlio” abbia attirato l’attenzione su “By This River”, scritto da Eno assieme proprio ai Cluster Dieter Moebius ed Hans-Joachim Roedelius ma comunemente associata al solo Eno)’.
Ora, giunto il 2025, Eno ha pubblicato (altri) due dischi, “Luminal” e “Lateral” (entrambi Verve Records) in collaborazione con l’artista concettuale e compositrice Beatie Wolfe; sul sito https://beatiewolfe.com/, consultato l’8.6.25, si legge di lei: ‘Musical weirdo and visionary” (Vice) Beatie Wolfe has beamed her music into space, been appointed a UN role model for innovation, and held a solo exhibition of her ‘world first’ designs at London’s Victoria and Albert Museum. Named by WIRED as one of “22 people changing the world,” Wolfe is at the forefront of pioneering new formats that bridge the physical and digital. Wolfe’s latest innovations include a visualisation of 800,000 years of NASA’s CO2 data, which premiered at the Nobel Prize Summit; a Brain Installation which was exhibited at the London Design Biennale in Somerset House and is currently on show at the Museum of Science Boston, and a Big Oil x Methane project which won Prix Ars Electronica’s Golden Nica. Other recent projects include the world’s first bioplastic record with Michael Stipe and EarthPercent, a collective mail art project with DEVO’s Mark Mothersbaugh and a new body of work with Brian Eno. Wolfe is also the co-founder of a groundbreaking research project looking at the power of music for dementia’.
Per quanto concerne il progetto con Eno, sempre dal citato sito, si legge ancora: ‘Brian Eno and Beatie Wolfe announce two new collaborative albums – Luminal and Lateral – which will be released simultaneously on June 6, 2025. Offering a flavour of the forthcoming project, two songs – ”Suddenly” and ”Big Empty Country (Edit),” from Luminal and Lateral respectively, have also been made public (below). Luminal is Dream music. Lateral is Space music. Nobody expected this music from these two artists. They didn’t even expect it themselves’.
Ebbene, le premesse, in considerazione anche dei nomi coinvolti, sembrerebbero ottimali, tali da preannunciare due dischi di spessore; purtroppo però, sotto l’aspetto strettamente musicale, le aspettative sono state (in parte) tradite da due lavori che sebbene ben prodotti (ma questo era il minimo) e comunque di interessante contenuto, non hanno entusiasmando o interessato per innovazione, risultando all’ascolto piacevoli ma (anche) a tratti un pò “datati”. Tra i due lavori, “Luminal” è comunque quello che ho preferito.
Ma andiamo per ordine.
- “Luminal”
Messo il vinile sul piatto, ottima (nelle intenzioni e nella resa) è la fusione tra suoni (come detto all’orecchio però un po’ “retrò”) e la parte “cantautorale”, come da subito testimonia la bella “Milky Sleep” a cui segue la l’altrettanto riuscita “Hopelessly At Ease”.
In “My Lovely Days” la componente acustica aumenta i giri per una ballata indie-folk vecchio stampo.
Suggestiva è “Play On” (di cui è stato realizzato anche un video) che però sostanzialmente prosegue la narrazione nella scia dei brani precedenti, spingendosi fino ad esplorare territori slowcore.
“Shhh” con il suo incedere lento e denso chiude un side 1 che si lascia apprezzare.
Girato il vinile, con “Suddenly” (di cui è stato realizzato un video) si ritorna a proporre ballate in stile indie.
Se in “A Ceiling And A Lifeboat” si resta in “apnea” tra suoni che avvolgono con claustrofobica magmatica pienezza, “And Live Again” mostra aperture di luce attraverso la nebbia.
Con “Breath March” e “Never Was It Now” si riapre “l’abisso”, per i due brani più sperimentali e “teatrali”.
“What We Are” segna la risalita verso la superficie, nuovamente baciata dal sole e da una “formato canzone”.
- “Lateral”
Rispetto a “Luminal”, “Lateral” è lavoro che convince meno, risultando essere più una composizione “concettuale” d’accompagnamento “ambientale” che una composizione musicale a sé stante; anche qui i suoni appaiono “datati” e per soluzioni ambient “statiche” e (eccessivamente) “cicliche”.
Il disco si sostanzia di un unico brano “Big Empty Country” (che sui differenti supporti fisici – LP e CD – e liquidi verrà diversamente diviso in più parti); in certi momenti sembra quasi dover entrare la chitarra del David Gilmour tardo Pink Floyd a “colorare” e “riempire” gli spazi e a far “salire” un ascolto che però paluda in un perenne “stallo”.
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