In un’intervista esclusiva al New York Times, il chitarrista e fondatore dei Black Flag Greg Ginn parla senza filtri della rivoluzionaria scelta di ricostruire la iconica band della scena hardcore punk mondiale con una formazione giovanissima, tre membri nati ben dopo lo scioglimento originario del gruppo.
“E’ il momento di spiegare, anche se trovo tutto questo sgradevole“, esordisce nell’intervista Ginn, affrontando le polemiche nate dall’età dei nuovi componenti: Max Zanelly (22 anni, voce), David Rodriguez (21, basso) e Bryce Weston (22, batteria). Per lui, la selezione è stata spietatamente meritocratica: “Ero aperto a chiunque. Ho avuto molte candidature, ma sono semplicemente i migliori, musicalmente parlando. Lo capiranno quando ci ascolteranno suonare“.
Ginn disdegna il rumore di fondo dei social network, definendolo con sarcasmo il parere di “qualcuno nello scantinato di sua madre che sa come governare il mondo”. La sua bussola è il contatto vivo con il pubblico dal vivo. E forse è stato proprio in quel contesto che ha scovato il futuro. La cantante Max Zanelly, infatti, è stata reclutata dopo che Ginn l’ha notata cantare con furore in prima fila a un loro concerto. “Era l’unica persona che potevo immaginare per farlo“, confessa.
Per la Zanelly, un’esperienza totalmente nuova. “Il primo giorno di prove ho detto: ‘Yo, non ho mai urlato in un microfono prima d’ora‘”, racconta. La sua palestra? Le macchine. “Tornando a casa dal turno di cameriera, perdevo la voce in auto urlando le canzoni dei Black Flag“. Un’anima punk autentica, plasmata dall’ascolto, non dalla militanza nella scena.
Anche l’audizione di Bryce Weston è arrivata via video, segno di un reclutamento che unisce vecchie intuizioni e nuovi metodi. È la fotografia di un gruppo in transizione: la mente storica e compositiva di Ginn si fonde con l’energia cruda di tre ventenni che portano il peso di un’eredità senza averne vissuto l’epoca d’oro.
I nuovi Black Flag non vogliono essere una tribute band di se stessi. Sono in tour fino a fine mese, per poi tornare nel 2026 con una serie di date già annunciate, incluso un atteso passaggio al Coachella. Una scommessa audace, che prova a innestare il DNA anarchico e sperimentale della band in un corpo nuovo.
Il punk non muore, si rigenera. E a volte per farlo, ha bisogno di voci che non esistevano quando tutto è cominciato. La storia dirà se Ginn ha visto lungo, o se ha semplicemente scavato nel futuro per ritrovare lo spirito irrequieto del passato. Il primo verdetto spetta al palco.
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