“O beato
colui che conoscendo le iniziazioni degli dei
vive felice nella purezza
e si fonde con il tiaso
baccheggiando sulle montagne
con sacre purificazioni,
e celebrando i riti della grande madre Cibele,
agitando il tirso, incoronato d’edera,
si fa servitore di Dioniso!”
(dal Coro delle “Baccanti”; Euripide “Le Tragedie” – Universale Economica Feltrinelli/Marsilio)
Già in passato, su queste pagine, parlando dei PS5, il progetto guidato da Pietro Santangelo, si è fatto un accostamento con il saggio “Sud e Magia” di Ernesto de Martino (si rimanda rispettivamente a qui e a qui).
Ebbene, tale accostamento mi è nuovamente tornato in mente mentre ascoltavo l’EP “Baccanalia” (Cafè Saphora Records), ultima pubblicazione a firma PS5 (Pietro Santangelo – sax tenore e soprano, flauto, voci, fujara, percussioni addizionali nonché compositore, arrangiatore e produttore dell’EP); Paolo Batà Bianconcini – congas, shekerè; Giuseppe Giroffi – sax alto, sax baritono; Vincenzo Lamagna – chitarra basso; Salvatore Rainone – batteria; con la partecipazione quale ospite di Luigi di Nunzio – sax alto), trasmettendo la musica suggestioni sospese tra ancestrali risonanze cariche di misticismo “magico”.
‘In “Unconscious Collective”, il gruppo aveva compiuto un viaggio immaginario attraverso il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico, collegando idealmente Napoli con l’Africa settentrionale, sub-sahariana e l’America Latina. Con “Echologia”, l’ispirazione proveniva dall’idea di biodiversità naturale come espressione di contaminazione, coesistenza ed equilibrio: così come gli agenti biologici contribuiscono alla vita di un ecosistema, linguaggi musicali apparentemente distanti agiscono come elementi di equilibrio in un sistema fertile e rigoglioso. Il multiculturalismo diventava coesistenza. Con il nuovo EP, il Pietro Santangelo 5tet presenta una raccolta di brani pensati come danze visionarie ispirate all’immaginario della cultura classica.’ (si legge nel comunicato stampa)
Introduce l’EP l’oscurità che obnubila di “Caligine”, con un incisivo basso in evidenza, basso che si distingue anche “Pirrica”, composizione che apre le bellicose “danze” e dà ritmo, non solo nelle percussioni, ma nel cadenzare dei fiati e negli inserti di voce.
Se “Komos” è ipnotica nel suo incedere da dionisiaco tiaso, “Lupercalia”, dopo un evocativo e “purificatorio” incipit, si fa anch’essa cadenzata e si distingue per il rincorrersi dei fiati (non ho potuto poi non pensare al richiamo ai Lupercali nel celebre monologo di Antonio nel Giulio Cesare di William Shakespeare “.…you all did see that on the Lupercal…”.
Il “messaggio” conclusivo di “Baccanalia” è affidato alla bella e notturna “Hermes”, tanto silvestre quanto urbana, ponte sonoro tra occidente e oriente.
A completare il tutto, la copertina ad opera di Sabrina Cirillo.
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