Non servono annunci eclatanti, né campagne marketing virali. Per i Cure, la poesia del post-punk si nutre di sottrazione, di segnali lanciati come un messaggio in codice. Robert Smith e compagni hanno, con una nota seminascosta sul loro sito, tredici nuovi brani e il film del recente live show al Troxy di Londra.
Sembra che l’impulso creativo scatenato con il loro ultimo album “Songs of a Lost World, sia tutt’altro che esaurito. La macchina si è rimessa in moto, e a marzo 2025 la band è già rientrata nelle sacre sale dei Rockfield Studios per incidere tredici nuove gemme per un album che ne sarà il seguito diretto. Un’operosità che conferma le voci di un Robert Smith iperattivo, che da oltre un anno sussurrava di avere nel cassetto non uno, ma due nuovi lavori “virtualmente finiti”.
Ma non è tutto. Dopo aver benedetto il palco di Glastonbury con Olivia Rodrigo, Smith è tornato subito nel suo elemento: il buio dello studio di post-produzione, per “rieditare e rimixare” “The Show Of A Lost World”, il film che cristallizzerà per sempre la magia di quella serata al Troxy dello scorso novembre.
Un concerto per 3000 eletti, un rito intimo e potente in cui la band aveva snocciolato l’intero nuovo album, per poi tuffarsi in un abisso di classici senza tempo, incluso un tributo a “Seventeen Seconds”. Un evento così speciale da attirare nel pubblico figure come Billie Joe Armstrong, Ed O’Brien e persino Pedro Pascal, e che presto potremo rivivere in tutta la sua epica malinconia.
E il domani? Il domani è già scritto in un fitto calendario di live per il 2026. Dai festival europei più iconici (Rock Werchter, Open’er, Primavera) a una corposa tornata di show tra UK e Irlanda. Questi impegni non sono solo date su un calendario; sono la prova definitiva che nuova musica sta per fluire. Smith aveva promesso: niente tour senza un nuovo disco. E i Cure mantengono.
In questo mosaico del futuro, persino la Royal Albert Hall potrebbe avere un posto, con le voci su un possibile show per il Teenage Cancer Trust, di cui Smith è il nuovo curatore per il 2026.
E poi, in lontananza, brilla un faro: il 2029. Il 50° anniversario del primo album. I 70 anni di Robert Smith. “Quella è proprio la fine”, dice lui, con la sua tipica, cupa franchezza. Ma prima di quel traguardo, c’è la voglia di vivere, di suonare. “Gli ultimi 10 anni di concerti sono stati i migliori 10 anni da quando sono nella band. Sono infinitamente migliori degli altri 30!”.
Di seguito potete ascoltare ‘Just Like Heaven‘ cantata con CHVRCHES, altra indicazione su quanto Smith stia vivendo un periodo di totale apertura.
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