Se ce ne fosse stato bisogno, con questo tour i Wolf Alice dimostrano definitivamente di essere pronti ormai a farsi carico del difficile fardello di riportare il rock mondiale al successo di massa. La band che entra in scena all’Alcatraz è una band consapevole di se stessa e della propria potenza sonora. E anche della propria capacità di intrattenere il pubblico con cori comandati, ammiccamenti, piccoli balletti e scene tipiche delle grandi band.
A Milano i Wolf Alice si presentano in formazione completa, con Theo Ellis al basso e Joel Amey alla batteria, Joff Odie carico quanto mai alla chitarra, con l’aggiunta di Ryan Malcolm alle tastiere, turnista ormai fisso della band dal vivo. E accompagnati per l’occasione di una band (quasi) tutta al femminile come supporto, le ottime e convincenti Florence Road, autrici di un rock-pop semplice ma solido e frizzante. Ma a calcare la scena e catturare subito l’attenzione, dopo l’esibizione convincente delle Florence Road, c’è naturalmente lei, Ellie Rowsell, la star e la leader della band, la ex giovane punk ribelle, che si presenta ora nella stessa veste con cui ha scelto di accompagnare tutto il packaging e la pubblicità del nuovo disco The Clearing, ovvero in piena tenuta “Flashdance”, con body, calze e stivaloni bianchi (e capelli tinti di nero). Il look è quello del singolo di lancio Bloom Baby Bloom, ed è la nuova veste di questa strepitosa artista che anche nel look vuole citare gli anni ’70, grande fonte di ispirazione per il nuovo LP.
Si comincia appunto con grande spolvero del nuovo disco: Thorns introduce il concerto come già introduce l’album, ma poi la band si scatena con il singolo di lancio subito diventato una delle sue greatest hits Bloom Baby Bloom, in una versione più “tirata” ed elettrica di quella in versione studio, e poi il secondo singolo White Horses, con Amey alla voce e Ellie ai cori.
La sequenza del nuovo disco, che procede con Two Girls e una spiccatamente acustica Leaning against the wall, è in questa fase interrotta solo dall’intermezzo di Formidable Cool, singolo di Visions of a Life, ma si sente che il pubblico scalpita per qualche altra hit nota. E infatti, dal disco più importante sin qui della band, il vincitore di grammy Blue Weekend, arriva How can i make It ok?, ed è la prima canzone che trascina il pubblico, che la canta tutta a memoria, ed è emozionante sentire band e pubblico cantare il coro.
Fin qui un esordio notevole, seguito da The Sofa, terzo singolo di The Clearing. Si percepisce subito che il pubblico è deliziato, e che le versioni dal vivo delle canzoni sono potenti, frizzanti, innovative e non una pura ripetizione.
Ma i Wolf Alice cominciano a fare veramente sul serio sul piano della potenza con una trasognata e immaginifica (più ancora della versione studio) Bros e una tostisima You’re a Germ, che non esitiamo a definire la nuova Creep del XXI secolo, tratti dal primo disco My Love is Cool, che qui vengono eseguite al fulmicotone, lasciando il pubblico a bocca aperta. Ellie, da vera leader esperta (nonostante i soli 32 anni) alterna pose ammiccanti da discostar anni ’70, volutamente ironiche, a atteggiamenti punk, soprattutto quando abbraccia la chitarra e si da ai suoi terrificanti acuti.
Ci si prende una pausa dalla tostissima dinamica di You’re a Germ con una versione quasi a cappella di Safe from Heartbreak, da Blue Weekend, cantata a tre con Amey e Malcom, mentre Odie e Ellis accompagnano in acustico. E qui Ellie scherza col pubblico, chiedendo di cantare tutti a gran voce “you’e fucking my feelings”, dalla seconda strofa, introducendo il verso al pubblico con una nemmeno troppo velata allusione alle sue storie sentimentali fallite.
Questa fase di ritmo più basso, quasi di ballad acustica, è scandita poi da Safe in the world e Bread Butter tea sugar, del nuovo disco, ma sembra solo una pausa per prendere la carica e procedere al gran finale esplosivo: seguono infatti tutte le canzoni “micidiali” della band, da Playing the greatest hits e Smile di Blue Weekend (gli unici due momenti punk del disco peraltro) a Yuk Foo e Silk e Giant Peach, tratti dai primi due dischi, e si tratta davvero di versioni memorabili, in specie per l’oscura Silk, introdotta da un basso cupo su cui si staglia la voce di Ellie superbamente cantata tra luci soffuse e grande atmosfera. In mezzo a questa sequenza davvero impressionante (Yuk Foo è cantata-parlata al megafono da una Ellie imbestialita che corre di qua e di là del palco, raggiungendo toni acuti da paura) trova spazio, ancora una volta per placare l’atmosfera incendiata, la soffusa Play it Out, la canzone dell’ultimo disco dedicata alla sua mancata maternità.
La band lascia il palco fra gli applausi eccitati del pubblico, dopo la conclusione con una superba e devastante Giant Peach che davvero scardina e fa ballare tutti e una Smile eseguita a velocità quasi doppia.
Ci si aspetta il bis, e ci si aspetta che sia Last Man on Earth, che infatti arriva puntualissima, ed è eseguita in versione emozionante, complice anche l’ottima acustica dell’Alcatraz che permette al pubblico di ascoltare anche la voce sussurrata di Ellie.
Non ci si aspetta invece che introducendo la stupenda Don’t delete the kisses, tratta da Visions of a Life, la band annunci l’ultimo pezzo. Alla fine 21 canzoni, per un’ora e mezza di concerto, per una band in piena ascesa ma già famosa sono decisamente troppo poche. Mancano almeno altri due o tre pezzi caratterizzanti di Blue Weekend (per esempio Delicious Things, No Hard Feelings e Lipstick on the Glass) e mancano Lisbon, Freazy, Your loves Whore, Fluffy, dal primo disco, e almeno Heavenward dal secondo (mentre forse è da apprezzare la scelta di non fare Beautifully Unconventional e Mona Lisa Smile, canzone che li fece conoscere nel 2014, due pezzi di grande impatto ma forse troppo pop e che non riflettono l’attuale capacità creativa e melodica della band).
E questo è l’unico difetto di un concerto che per il resto consegna decisamente i Wolf Alice almeno per quanto riguarda il pubblico italiano alla fama duratura.
Il pubblico canta tutte le strofe, dimostra di conoscere anche i pezzi vecchi, l’Alcatraz è pieno e la platea è emozionata, e insomma, i Wolf Alice in Italia hanno raggiunto il successo che meritano, e l’alchimia con il pubblico.
Ma soprattutto dimostrano di essere pronti per essere una grandissima band, di quelle da tutto esaurito e da stadi, se focalizzeranno meglio scaletta e lunghezza del live, perché la presa magnetica c’è così come anche il feeling fra i componenti durante le esecuzioni live. E soprattutto c’è la conferma che la band dal vivo sa rinnovare e migliorare le sue hits, che le sue canzoni guadagnano e non perdono nella resa live, cosa che è segreto solo dei grandissimi gruppi musicali.
Il concerto, nelle scelte dei pezzi, riflette appieno l’evoluzione della band: 7 canzoni in tutto dai primi due dischi, che contenevano per la metà ancora canzoni molto garage e punk, (e fra questi sette pezzi la metà non sono canzoni post-punk ma post-rock) e poi 6 pezzi tutti da Blue Weekend nel quale questo tipo di canzoni post punk sono ridotte a soli due episodi (peraltro entrambi rappresentati nel concerto, Smile e Play the Greatest Hits) fino all’ultimo disco, con ben 9 canzoni eseguite su 11, che vuole stravolgere tutto ispirandosi ai Fleetwood Mac, e scegliendo uno stile più soffuso e meno arrabbiato: basta confrontare come musicalmente è affrontata la tematica dell’appartenenza alla città da cui si vorrebbe fuggire ma non ci si riesce in Giant Peach rispetto all’attuale The Sofa.
Cosa sarà delle scelte future di Wolff Alice? Ce lo siamo chiesti, noi di Freak Out, anche nel recensire The Clearing, e non è dato saperlo, ma oggi sicuramente sappiamo che con questo talento e questa capacità di resa live sarà un successo planetario in ogni caso. Insomma i Wolf Alice si confermano e nel live si rilanciano come grande top-band del presente e del prossimo futuro.
https://www.wolfalice.co.uk/
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https://www.instagram.com/wolfaliceband/
SCALETTA
Thorns
Bloom baby bloom
White horses
Formidable cool
Two girls
Leaning against the wall
How can i make It ok?
The sofà
Bros
You’re a germ
Safe from Heartbreak (if You Never Fall in Love)
Safe in the world
Bread Butter tea sugar
Yuk foo
Play the greatest hits
Silk
Play It out
Giant peach
Smile
Bis: last man on earth
Don’t delete the kisses

































