Esistono momenti e “spazi” musicali che ti riconciliano con la vita; così è stato il concerto (organizzato da Wakeupandream) che David Grubbs ha tenuto il 18 gennaio 2026 alla Sala Assoli di Napoli.
Non posso celare la mia partigianeria e il mio “amore” nei confronti di Grubbs che in più occasioni, su queste pagine, ho avuto modo di definire come uno dei “più fulgidi musicisti della fine del primo millennio (e oltre)”… e di quanto sia visceralmente legato, quale passione nata sin dalla gioventù, ai suoi Gastr del Sol.
Tra i concerti di cui ho memoria, un posto speciale lo ha sempre occupato quello del 2002 a Napoli, quando ebbi la possibilità di vedere Grubbs per la prima volta dal vivo. E’ passato (circa) un quarto di secolo, e con la maggiore consapevolezza acquisita in questi venticinque anni, lo spettacolo a cui ho assistito oggi si è vestito di una particolare poetica.
- David Grubbs: 18.1.26 – Sala Assoli, Napoli
Se nel 2002 Grubbs non era solo sul palco, quanto restituito dal vivo il 18 gennaio 2026 è stata un’esibizione per sola chitarra e (in parte) voce, in cui un’intima (apparente) essenzialità è stata tesa, lirica e complessa espressione musicale.
Nel 2025 Grubbs ha pubblicato “Whistle from Above”, titolando l’articolo ‘“Whistle from Above” : il genio di David Grubbs dà alle stampe l’ennesimo disco di valore‘, e proprio gli umori di “Whistle from Above” hanno caratterizzato l’ambiente sonoro che ha riempito (per gran parte) la serata.
Non a caso, l’apertura del concerto è stata affidata alle tensioni, sospese tra grazia e mestizia, della splendida “Whistle from Above”… e con essa, dallo stesso disco, a seguire “The Snake On Its Tail”, “Poem Arrives Distorted”, “Queen’s Side Eye”, per una chitarra capace di narrare paesaggi da esatta fusione tra il folk di John Fahey e il post-rock anni novanta di cui Grubbs è stato Maestro, il tutto senza rinunciare a sperimentazioni più noise come “Synchro Fade Pluck Stutter Slip”.
Tra esecuzioni di brani “nuovi” (anche “inediti”), Grubbs bilancia il presente con il passato, lo “strumentale” (“Creep Mission” dall’omonimo disco del 2017) con il cantato, affiancando alla chitarra la voce, regalando acquerelli dalle sfumature indie.
E così, quando meno te lo aspetti, parte per sola chitarra e voce quel capolavoro che è “The Seasons Reverse” (da “Camoufleur” del 1998, brano probabilmente con “Blues Subtitled No Sense of Wonder” tra le più belle composizioni a nome Gastr Del Sol), qui reso scarno e “osseo”.
Il momento “cantautorale” prosegue con “Learned Astronomer” (da “Prismrose” del 2016), “Wave Generators” (da “A Guess At The Riddle” del 2004), “Knight Errant” (da “A Guess At The Riddle” del 2004), per culminare nella splendida “Cool Side of the Pillow” (da “Dust & Mirrors” a nome Belfi/Grubbs/Pilia del 2014; brano presente anche in versione estesa come “Cooler Side of the Pillow” su “Instant Opaque Evening” del 2021, a firma The Underflow). .
Il finale è nuovamente dedicato alla chitarra “solista” con un altro gioiello: “How To Hear What’s Less Than Meets The Ear” (da “Prismrose” del 2016)…
A David Grubbs non può non andare il mio ringraziamento, non solo per il segno che ha lasciato nella musica degli ultimi trent’anni, ma per la sua capacità di saper ancora emozionare anche suonando da solo una chitarra come ha fatto una sera di metà gennaio, a Napoli!
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foto di Pietro Previti

































