Il chitarrista e cantante marchigiano si è spento improvvisamente a Bologna. Con la sua band ha attraversato un’epoca, portando il suono indipendente italiano oltre i confini.
Una notizia che colpisce chiunque abbia incrociato il cammino degli Yuppie Flu. Matteo Agostinelli (il primo a destra), 53 anni, anconetano ma bolognese d’adozione, ci ha lasciati all’improvviso nella sua casa nel capoluogo emiliano. Con lui se ne va una figura centrale del panorama indie italiano, di quelli che hanno costruito qualcosa di vero, lontano dai riflettori facili.
Perché se oggi guardiamo alla scena alternativa italiana e la riconosciamo come qualcosa di vitale, variegato e capace di respiro internazionale, dobbiamo molto a chi ha tracciato la strada quando tutto era più incerto. E se non ci fossero stati gli Yuppie Flu, in questo marasma di musica italiana “altra” non sarebbe la stessa cosa. Punto.
Fondati ad Ancona, poi trasferiti a Bologna, gli Yuppie Flu hanno attraversato due decenni con sei album all’attivo, dai Novanta fino al 2008 debuttando con l’incantevole “Automatic but Static” (nel 1997 su etichetta Vurt/Valium) passando per “Yuppie Flu at the Zoo” fino a “Fragile Forest”. Il loro suono parlava la lingua dei Pavement, dei Grandaddy, di certa America underground, ma con una personalità spiccata, mai didascalica. Erano la risposta italiana a quell’ondata di indie rock stratificato, malinconico e al tempo stesso energico. A testimoniarlo, un dettaglio non da poco: in Inghilterra i loro dischi erano distribuiti dalla mitica Rough Trade.
Matteo è stato anche co-fondatore della Homesleep Music, etichetta bolognese che ha scritto pagine fondamentali per l’indipendenza musicale in Italia. Con Daniele Rumori e Giacomo Fiorenza ha contribuito a creare un modello diverso: internazionalizzazione vera, genuinità, musica come primo volano promozionale. Nessuna strategia studiata a tavolino, solo la convinzione che le cose buone si fanno strada da sole.
Dopo la sospensione dell’attività nel 2009, nel 2021 la band era tornata con un EP digitale, “Hold On”, come a riallacciare un filo mai spezzato.
Matteo Agostinelli lascia la moglie e due figli. La musica perde un musicista, ma soprattutto una persona che la musica l’ha vissuta senza scorciatoie.
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