Si chiama Arise il quarto album collaborativo del collettivo di Glasgow Helicon che per l’occasione pubblica insieme al DJ/produttore di Los Angeles Al Lover, pubblicato il 13 febbraio scorso per Fuzzclub records, lanciato dal singolo omonimo. il disco è prodotto da Tony Doogan già produttore dei Mogwai, e The Jesus & Mary Chain, e vede gli Helicon in pieno schieramento (9 membri) con anche Chris Geddes dei Belle & Sebastian al piano in Goodbye Cool World.
Mezza Glasgow musicale insomma è schierata per lanciare questo disco intenso e dal ritmo incisivo, che stratifica trip-hop, basse frequenze profonde e texture dub. Il progetto è nato da un continuo scambio di demo tra Helicon e Al Lover, da una sponda all’altra dell’Atlantico. In seguito, la band si è riunita ai Castle Of Doom Studios per registrare i primi strati sonori e per poi accogliere Al Lover, che li ha raggiunti per lavorare con drum machine, synth e sampler.
“Arise mette a confronto una cultura individualista alla mercé di graffianti opportunisti”, dice il frontman John-Paul Hughes, “offrendo un promemoria di empatia, compassione, autenticità”.
Il leader degli Helicon prosegue: “per me la psichedelia serve a rompere cose per aprirle e vedere cosa ne viene dopo, quanto possono essere stirate e ancora vibrare vive. Lavorare con Al Lover ci ha fatto torcere la nostra musica e ci ha portato in questo senso a un livello nuovo che può ancora evolvere, significando qualcosa di diverso in un mondo dove il conformismo sembra rendere tutto un suono similare”.
Al Lover ha aggiunto che “il processo di lavoro con gli Helicon è stato nient’altro che gioia. E’ davvero bello avere musica che sia condotto per connessione umana di menti. Spero che questa connessione attraverso la musica che si è creata raggiunga gli ascoltatori, facendoli sentire partecipi e non solo passivi osservatori”.
Il risultato è un sound dirompente, fortemente industrial e a tratti apocalittico, pieno di tessuti sonori elettronici, come in Adjust the Dosage, nella cantata onirica Backbreaker, dal ritmo hip hop feroce che ricorda da vicino i “cugini” londinesi Fat Dog, e in Not a Thought, con un groove baggy e ipnotico, fusione tra la psichedelia degli Helicon e l’elettronica pura di Al Lover.
Ma vi sono anche pezzi puramente post-rock, dove l’elettronica di Al Lover si lascia prevalere da texture di chitarre basso e batterie, in piena lezione Mogwai, come nella title track Arise, o in Tabula Rasa, o in Goodbye Cool World, giocata su atmosfere e beat lenti, o ancora nella conclusiva We Don’t Belong, al contrario molto dinamica, il cui titolo sembra alludere all’incapacità di classificare questa canzone e in fondo l’intero disco e l’intera discografia degli Helicon in un solo genere.
Del resto, pezzi ancora diversi, in cui la psichedelia si fonde col dream pop, sono Midnight Mass e It Won’t Stop, anche questo cantato in coro,, cosa rara in un disco prevalentemente strumentale e in cui le liriche trovano poco spazio, altra caratteristica che li accomuna ai Mogwai.
Le sonorità del disco insomma mettono in gioco tutto quello che l’industrial e la techno-elettronica possono concepire per far sembrare Arise un disco che viene dal futuro, un futuro però che suona distopico e cupo: la rivista The Skinny indovina bene la definizione di “psych-rock”, definito “mesmesizzante” da Louder Than War, o incredibilmente “trippy, con suoni da oltremondo” per Clash Magazine.
Un successo assoluto in Gran Bretagna, come mostra anche la data a Londra all’ Oslo Hackney, che sicuramente sarà bissato nelle date di Edimburgo, Sheffield, Manchester programmate per fine febbraio.
Una sequenza di appuntamenti live che portano sicuramente valore aggiunto al disco e alla musica da effetto degli Helicon, che si potrebbero definire un crocevia tra il post-rock dei Mogwai e l’alternative music dei Mercury Rev e anche la potenza esplosiva trip-hop dei Fat Dog.
Un crocevia che gode di ottima salute in territorio britannico, sempre aperto a sperimentazioni e alla concezione di una musica post-moderna, al passo coi tempi oscuri e incerti attuali
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