Un testamento musicale firmato dal figlio Neo Sora, girato nell’intimità di uno studio, venti brani come venti capitoli di una vita
Ci sono concerti che sembrano eterni, e poi c’è un concerto che nasce già come memoria. “Ryuichi Sakamoto | Opus” non è un semplice documento, ma un atto d’amore estremo: l’ultima volta che il compositore giapponese ha deciso di sedersi davanti a un pianoforte sapendo che quella sarebbe potuta essere l’ultima. E l’ha fatto con la grafica severa e commovente di chi non chiede pietà, ma ascolto.
Il film, diretto da Neo Sora – figlio di Sakamoto – arriverà nelle sale italiane il 19 maggio alle 20.30 in contemporanea nazionale, dopo il passaggio trionfale all’80ª Mostra del Cinema di Venezia e a Piano City Milano. Un evento distribuito come si conviene a un testamento spirituale: tutto insieme, ovunque, nello stesso istante.
Sakamoto, negli ultimi anni, non poteva più affrontare tour o palchi. La malattia lo aveva ridotto al silenzio fisico, ma non certo musicale. Alla fine del 2022, in quello che sapeva essere un epilogo, ha deciso di regalare al mondo una performance nuda: lui, il pianoforte, uno studio intimo con l’acustica perfetta dello Studio 509 dell’NHK Broadcast Center a Tokyo. Ventuno giorni di riprese, venti brani scelti personalmente, in un ordine che racconta una giornata ideale: dall’alba alla notte.
Il repertorio attraversa sessant’anni di carriera: dai synth pop dei Yellow Magic Orchestra alle colonne sonore di Bertolucci (“The Last Emperor”), fino alle contemplazioni glaciali dell’ultimo album “12”. Ci sono anche rarità mai eseguite al pianoforte solo, come “The Wuthering Heights” (1992) o “Ichimei – piccola felicità” (2011), e un’inedita versione lentissima di “Tong Poo”.
A dirigere la fotografia, Bill Kirstein, con tre camere 4K e uno storyboard così serrato che ogni inquadratura cambiava brano dopo brano. Sakamoto stesso raccontò, prima di morire, il peso di quelle giornate: “Suonare qualche brano al giorno con concentrazione era tutto ciò che potevo fare. Poi mi sono sentito vuoto per un mese. Ma sono sollevato di aver potuto registrare, prima della mia morte, una performance di cui ero soddisfatto”.
“Ryuichi Sakamoto | Opus” è il canto del cigno di un maestro che non ha mai smesso di cercare la nota giusta, nemmeno quando il silenzio stava vincendo. Da vedere in sala come si va a un funerale laico, ma anche a un concerto che non finisce mai.
L’appuntamento è per il 19 maggio, ore 20.30. In contemporanea nazionale. Portate le orecchie e il resto del mondo fuori.
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