Due bassiste, due destini opposti, lo stesso approcio musicale che ha scolpito il suono del rock americano degli anni ’90.
C’è un filo rosso che lega le quattro corde gravide di distorsione che ha sostenuto il grunge e il suo afterglow. Un filo che unisce Jennifer Finch e Melissa Auf der Maur (nella foto), due donne che non hanno semplicemente suonato il basso: lo hanno trasformato in un’arma di liberazione, in un utero sonoro da cui è esplosa la rabbia di un’intera generazione.
Oggi quel filo si tende in un doloroso contrappunto. Da una parte, la notizia che ci spezza il cuore: Jennifer Finch, storica bassista delle L7, se n’è andata a 59 anni. La band femminista del grunge di Los Angeles ha dato l’annuncio sabato 18 luglio, con un post su Instagram che la ricorda come “amatissima compagna di band, amica e compagna di guai”. La Finch combatteva dal 2011 contro un cancro alla tiroide, per poi vedersi diagnosticare di recente una forma aggressiva di tumore al cervello. La sua eredità è quel suono grasso e sbilenco che ha fatto da colonna sonora alla rivolta Riot Grrrl, un pugno nello stomaco della misoginia rock.
Dall’altra parte, la resurrezione. Melissa Auf der Maur, ex bassista di Hole e turnista con gli Smaghing Pumpkins, torna dopo 16 anni di silenzio discografico con Bass Womb Room: My ’90s 4-Track Demos x Field Recordings. Ma non chiamatelo “album di nostalgia”. È un parto, anzi: un viaggio nell’utero del suono.
Il titolo, come spiega la stessa Melissa, è una dichiarazione d’intenti: il basso è “la madre di tutti gli strumenti”. E questo disco, in uscita il 4 settembre su digitale e cassetta via Envision, è un cesareo artistico. Auf der Maur ha riesumato i demo in 4 piste registrati nel salotto di casa nei ruggenti anni ’90, li ha intrecciati a otto nuovi interludi composti per una sua mostra fotografica, costruiti su vecchie registrazioni ambientali effettuate con una Handycam piazzata direttamente sul suo amplificatore durante i soundcheck con Hole e Smashing Pumpkins.
“Ho scritto queste canzoni mentre la pressione dell’industria discografica major su me e sui miei coetanei cresceva, pretendendo hit patinate per dominare le radio“, racconta Auf der Maur in una nota. “Questi brani sono il suono della mia sperimentazione interna, un modo per mantenere viva la ragazza d’arte di Montreal dentro di me. Sono il lato silenzioso e privato della ragazza che si è unita alla grande band rock americana“.
Il parallelismo è lampante. Mentre Finch imbracciava il basso come un fucile a pompa contro il patriarcato (ricordate il celebre “Pretend We’re Dead”?), Auf der Maur usava lo stesso strumento come uno scudo per preservare la propria essenza artistica dalla macchina del mainstream. Due facce della stessa medaglia: la prima ha combattuto la battaglia in trincea, la seconda ha scavato gallerie segrete sotto il fronte.
Il progetto Bass Womb Room non si ferma alla musica. La mostra fotografica omonima aprirà il 2 settembre alla Art Gallery of Ontario di Toronto, seguita il giorno 8 da un fotolibro di 240 pagine pubblicato da DelMonico Books/D.A.P. e AGO. L’opera segue la pubblicazione a marzo del memoir della bassista Even the Good Girls Will Cry: A ’90s Rock Memoir.
Il nuovo lavoro arriva a distanza di 16 anni da Out of Our Minds (2010), ma è più di un semplice ritorno: è un atto di archeologia emotiva.
https://www.xmadmx.com/
https://www.l7theband.com/

































