“Repetita iuvant”: due anni fa nel recensire “Focus On Nature” dei The Bevis Frond di Nick Saloman si titolò: “The Bevis Frond: Nick Saloman continua a sognare nel suo mo(n)do di ricordi”; per poter entrare nel vivo della recensione di “Horrorful Heights” (Fire Records), ultimo lavoro discografico a firma The Bevis Frond, è opportuno riportare quanto si scrisse all’epoca, poiché soventemente il già detto spesso aiuta.
– Premessa
Ebbene, per la pubblicazione di “Focus On Nature” si ebbe modo di chiarire: ‘Devo premettere che ho particolarmente amato Nick Saloman e i suoi The Bevis Frond, affascinato dai suoni e da quella profonda aura “underground” che ha caratterizzato soprattutto i dischi degli esordi “Miasma”, “Inner Marshland”, “Bevis Through The Looking Glass”, “Triptych”, pubblicati tra il 1987 e il 1988, e contenenti piccoli gioielli di rock psichedelico saturo, umbratile, lo-fi, acido … come cristallizzato nelle splendide “She’s In Love With Time”, “Termination Station Grey”, “The Shire”, “Into The Cryptic Mist”, “Lights Are Changing” …; sicuramente nulla di nuovo, ed anzi i richiami e le “citazioni” agli anni sessanta sono tante, ma Saloman ha dimostrato di aver interiorizzato e metabolizzato quel viaggio sonoro e visionario e a suo modo lo ha restituito con diretta immediatezza, tanto da far passare in secondo piano sia l’autoreferenziale indulgenza che la nostalgica essenza che è propria di quei lavori discografici.
Accade, però, che Saloman decida di “ripulire” il suono, di emanciparlo e di renderlo più fruibile e, nei confini dettati comunque dalla sua musica, mainstream e al contempo di avviare una produzione intensa, fatta anche di collaborazioni, alcune illustri come “Magic Eye” con Twink (doveroso citare il suo storico e imprescindibile “Think Pink” del 1971), perdendosi così nei meandri di una eccessiva operazione discografica destinata ad arricchire le collezioni degli appassionati’.
Ebbene, alle suddette (nuove) regole non sfugge nemmeno il comunque bello “Horrorful Heights”, disco di rock, duro, psichedelico, retrò ma affabile, in cui la matrice che da sempre caratterizza Salomon, sebbene “ripulita”, è presente con il consueto gusto e “suono”; con Salomon (Guitar, Keyboards, Vocals), Louis Wiggett (Bass, Pedal Steel Guitar); Dave Pearce (Drums), Paul Simmons (Guitar), Debbie Wileman (Vocals).
– “Horrorful Heights”
Messo il primo vinile parte “A Mess Of Stress”, muscolare ma melodica, a cui segue la sostenuta ballata da echi folk statunitensi “Best Laid Plans”.
Più oscure visioni riempiono la ruvida “Square House”, e dopo la breve “Quietly”, spazio per il primo viaggio space-lisergico in stile west coast, con la lunga “Space Age Eyes” caratterizzata dalle sue chitarre libere e sognanti a inseguirsi…
Girato il vinile, corde basse ed è la volta di “Naked Air”, brano dall’ossatura “punk” ma scarnificato della rabbia e della foga che senza soluzione di continuità conduce all’esotica e orientaleggiante “Horrorful Heights”.
Se “Draining The Bad Blood” unisce aggressività con melodia per un hard/pop di “successo”, “A Simple Pursuit” parte lenta e notturna per poi diventare progressivamente sempre più intensa ed elettrica.
L’hard rock in chiave anni settanta di “Hiss” chiude un primo vinile che si è lasciato ascoltare con il consueto piacere “made in Salomon”.
Messo il secondo LP “Animal Man”, “Romany Blue”, “Buffaloed” sono, ciascuna a proprio modo, un viaggio indietro nel tempo fino allo scadere degli anni sessanta…
“Mossback’s Dream”, cadenzata e cupa, è altro momento più che gradito per lo scrivente… per una composizione da proporre agli Hawkwind, così come di “genere” è “Silver Insects”.
Se “That’s Your Lot” è immediata e più moderna nei suoni… “Sink Estate” è desertica e assolata ballata.
“I’m Gonna Drag You Into My World” è “Momma Bear” (quest’ultima con piglio country/folk) proseguono nel solco gia tracciato finché una conclusiva e riuscita “King For A Day” da morbido psychobilly-blues in stile “Peter Gunn” congeda un disco che (repetita iuvant) restituisce un “Saloman che continua a sognare a suo modo e nel suo mo(n)do”.
https://bevisfrond.bandcamp.com/
https://www.firerecords.com/artists/the-bevis-frond/

































