C’è un filo rosso che lega il progetto solista di Michael Shuman, conosciuto per il suo ruolo nei Queens of the Stone Age e nei Mini Mansions, e la sua stessa esistenza. Il musicista californiano rilancia il suo alter ego GLU con un nuovo singolo dal sapore urbano e nervoso, intitolato “Pony Boy”.
Dal 2022, quando esordì con l’EP My Demons, Shuman ha usato questo pseudonimo per esplorare territori più oscuri e personali, lontani dalle architetture desert-rock della sua band principale. Lì raccontava lotta interiore, dipendenze e cicatrici d’infanzia. Oggi, con “Pony Boy”, il discorso si fa più esplicitamente contemporaneo: a trascinare il pezzo è un basso gorgogliante, ipnotico, su cui si innesta un beat spavaldo e una voce che rappa con ferocia controllata.
Il tema è la fuga dai riflettori.
“Sono una persona piuttosto riservata”, spiega Shuman. “Questo brano parla dei modi in cui hanno tentato di violare e infiltrarsi in quella riservatezza. Vivere a Los Angeles, e essere cresciuto qui, rende tutto più complicato. Soprattutto in questo ambiente: la gente vuole sapere tutto di te. Dove sei stato la scorsa notte, cosa hai mangiato a colazione, chi frequenti.”
Con “Pony Boy”, GLU trasforma quella tensione in una dichiarazione d’intenti. Non solo un brano, ma una linea tracciata sulla sabbia: “Penso che sia importante conservare una certa dose di anonimato”, continua il musicista. “Non sono un grande fan dell’esibirmi sui social, anche se so che fa parte della promozione oggi. L’ho visto succedere ad altre persone nella mia vita: può rubarti via un pezzo della tua identità molto velocemente.”
Un ritorno, quello di GLU, che suona come un atto di resistenza silenziosa, in cui la musica si fa scudo e lo streetwise si carica di un significato più profondo. Tra synth inquieti e una ritmica che non concede tregua, “Pony Boy” è il primo tassello di un nuovo capitolo.

































