Prima di entrare nel merito della nostra trattazione, è necessario fare una (doppia) premessa.
Lee “Scratch” Perry
Quando penso alla Giamaica e alla sua musica degli anni Sessanta e Settanta, tra ska, rocksteady, reggae e dub, il primo artista (ancor più che musicista) che mi viene in mente è Lee “Scratch” Perry e i suoi The Upsetters.
Non me ne vogliano i “discepoli” dei The Wailers di Bob Marley, Peter Tosh e Bunny Wailer e dei successivi “Bob Marley & the Wailers” (che sicuramente hanno restituito i dischi più rappresentativi per l’epoca da “Soul Rebels” del 1970, fino a “Exodus” del 1977, passando per “Catch a Fire” e “Burnin’ del 1973), gli amanti (a giusto titolo) di Burning Spear (il suo “Marcus Garvey” del 1975 resta imprescindibile), di Big Youth (e di “Screaming Target” del 1972), di Augustus Pablo (e della sua melodica in “East of the River Nile” del 1978) o dei “padri” Toots & the Maytals, Jimmy Cliff e Desmond Dekker (tra l’altro i The Maytals, Cliff e Dekker parteciperanno alla celebre colonna sonora “The Harder They Come” del 1972), di Leslie Kong e King Tubby (illuminati produttori), del Freddie McGregor di “Bobby Bobylon” (del 1979), di Dennis Brown, di U-Roy, dei Black Uhuru,dei Ras Michael & The Sons Of Negus…e, ancora prima nel tempo, dei The Skatalites, dei The Ethiopians… (un elenco esaustivo è impossibile da stilare), ma il mio amore per Lee “Scratch” Perry è particolarmente intenso perché legato a due dischi, entrambi nel 1976, per me eccezionali e che a loro modo hanno fatto la storia.
Il primo è “Super Ape” di Perry e a firma (anche) The Upsetters, il secondo è “War Ina Babylon” a firma Max Romeo e The Upsetters (nonché prodotto dallo stesso Perry); la bellezza di questi due lavori assume maggior valore se si considera che nel 1976 verranno pubblicati “Legalize It” di Peter Tosh, “Blackheart Man” di Bunny Wailer, “King Tubby Meets Rockers Uptown” di Augustus Pablo, “Garvey’s Ghost” di Burning Spear, mentre solo un anno dopo vedrà la luce, a nome Bob Marley & the Wailers, il già citato “Exodus”.
L’attività di Perry si distinguerà per tutto il decennio, sia come musicista che come produttore tanto di capolavori, quale il fondamentale per il dub “Upsetters 14 Dub Blackboard Jungle” (del 1973), che di piccole “gemme minori” quale “Heart of the Congos” (del 1977) dei The Congos.
Spatial, No Problem. by Lee “Scratch” Perry & Mouse on Mars
Mouse On Mars
Per chi poi della mia generazione ha seguito con interesse la “nuova scena” di musica elettronica nata negli anni Novanta (in occasione della recensione di “Inferno” dei Boards Of Canada si è fatto un breve approfondimento alla scena “britannica”), non può non aver ascoltato i tedeschi Mouse On Mars (Jan St. Werner e Andi Toma),né essere rimasto insensibile a dischi quali “Vulvaland” (del 1994), “Iaora Tahiti” (del 1995) e “Autoditacker” e “Instrumentals” (del 1997).
- “Spatial, No Problem”
È così oggi ci troviamo innanzi a “Spatial, No Problem” (Domino Recording Company), disco a firma congiunta Lee Perry e Mouse On Mars; lavoro che mostra essere una giusta “crasi”, sia per la collaborazione tra gli artisti coinvolti (se si pensa ad esempio ai primi Mouse On Mars della giamaicana “Schunkel” da “Iaora Tahiti” o a “Elli Im Wunderland” e “Future Dub” da “Vulvaland”…, la vicinanza di generi era da sempre annunciata), sia perché la musica che ne è nata ha un qualcosa di alchemico, tantopiù se si considera che Perry è morto cinque anni fa (il 29 Augusto 2021); “Spatial, No Problem”, come si apprende dal sito della Domino consultato l’11.6.26, è stato infatti registrato in tre giorni al Paraverse Studio dei Mouse on Mars, a Berlino, nel 2019.
Lee Perry (voce), Jan St. Werner (keyboards, elettronica, percussioni, organo e field recording) e Andi Toma (elettronica, basso, chitarra, slide guitar, percussioni e field recording) per l’occasione, si sono fatti affiancare dai musicisti Andrea Belfi alla batteria, Dodo Nkishi, “membro onorario” dei Mouse On Mars, alle percussioni, Regis Molina ai sassofoni e al flauto, Hilary Jeffery al trombone (oltre ad avvalersi di vari ulteriori ospiti); ad impreziosire il tutto un ricco booklet.
Passando all’ascolto, messo il vinile sul piatto, è la splendida “Rockcurry” a dare il via ai giri, treno in corsa su rotaie Neu! mosso dalla voce di Perry e da sfumature “dub”.
Se “Hallo Shiva” è robotica, “Economic Train”, con il suo cuore percussivo, etnico e graffiante, il suo “incantato” parlato e le incursioni corali e soliste dei fiati, è altro riuscito momento.
Anche la lunga “Spatialee” non delude, nella sua miscellanea di elettronica, umori orientali, sax, tromba e trombone (suonate da Hillary Jeffery) e spoken, brano che chiude un primo lato di tutto rispetto!
Girato il vinile si prosegue nel giusto solco con la ritmica meccanica di “Fire Dali” (in cui spicca il basso di Toma) a cui segue la kraut/giamaicana “Yayaya” e la più classica “To The Recuse” (impreziosita dal suono delle corde di Nkishi e dalla slide di Toma).
Congeda degnamente il tutto la significativa, teatrale e multiforme “State Of Emergency” in cui si fondono umori e universi musicali che da forme free jazz arrivano a evocazioni gitane e festanti “da Meso/Sudamerica”.
- Conclusioni
Riposto il vinile, si può affermare che il risultato finale è stato vincente, per un suono che, tra elettronica tanto saggiamente discreta quanto funzionale, strumenti “acustici” e voce, ha assunto corpo, intensità ma soprattutto mirabile equilibrio.
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