Si intitola For Today ed è effettivamente la musica che serve oggi: una musica raffinata, attenta, calibrata, mai straripante, fatta di atmosfere, dal samba rallentato al jazz, al folk, al funk, tutto suonato con attenzione estrema ai dettagli e con sound freschissimo e sonorità limpide, anche grazie al mix di Marco Olivi e alla produzione di Salvo Bruno “Dub”. Sempre per etichetta Space Echo Records, For Today è il secondo disco di Roberto Agosta, autore catanese da tempo attivo nell’underground cittadino, che negli anni ’90 ha fondato un disco club dove circolavano musiche al livello di Massive Attack, Portishead, Tricky.
Di quel periodo ricorda che “È stato un periodo fantastico e creativo per la città, si sentivano nuovi suoni e nascevano luoghi pensati per diffonderli. Ho sempre preferito le piccole realtà alle grandi discoteche: sono spazi più intimi, dove riesco davvero a esprimermi e a rappresentare me stesso“. In anni successivi con Massimo Napoli (Galathea), Giacomo Cottone e Salvo Borrelli ha fondato il collettivo Nero Espresso, promotore di serate di culto dedicate alla black music, presso i Mercati Generali, per poi dedicarsi alla musica come autore e produttore di se stesso, con un disco e un album di remix già all’attivo.
For Today travalica però nettamente il Trip Hop alternativo che ha rappresentato tanta ispirazione per lui. Se ancora Letter To My Twin Flame può rappresentare un legame con quella tradizione musicale rispettosissima, onorata al massimo livello qui da una canzone che si staglia al primo ascolto come uno dei pezzi migliori del disco, anche grazie alla voce onirica e fiabesca di Reiwa Pia, la title track For Today e la strumentale Theme for Emily and Adele rappresentano una ricerca più evoluta, a 360 gradi verso altre direzioni musicali. Il trip hop evolve, già all’interno di Letter To My Twin Flame ma poi nel corso del disco, in dream pop e psichedelia pura. For Today è in realtà un album senza confini musicali, che mescola elettronica. folk, indie rock alle sonorità già citate, ed è a tutti gli effetti un viaggio musicale profondissimo e ricco di atmosfere complesse, che risuonano senza possibilità di essere collocati in una specifica congerie temporale. Se non fosse per la purezza estrema del suono e la freschezza della incisione, curata in maniera maniacale (merito anche dei Transition Studios, Echo Records, a Londra, dove il disco è stato registrato), Secret of Happiness, con il suo swing jazzato, Heading South e soprattutto Erotic Soul con i suoi accordi floydiani per esempio potrebbero tranquillamente collocarsi negli anni ’70.
Questa potentissima densità sonora tutta vintage è arricchita da testi poetici che esplorano rapporti sulle relazioni e riflessioni sulla vita, scritti per lo più dalle autrici femminili che cantano anche cinque brani del disco, come Chiara Castello, splendida voce e testo in For Today, la già citata Reiwa Pia, Marta Collica (la ricordiamo come voce dei Micevice e Sepiatone e mille altre collaborazioni internazionali, su tutte al fianco di John Parish) che si esibisce in un canto jazz allucinato in Clouds, di nuovo una splendida citazione degli anni ‘70, Nicole Somers che presta la sua voce nell’inno alla potenza della natura The Bright Power, e Giulia La Rosa che chiude il disco con Shadow of Lights.
La collaborazione con queste autrici femminili, racconta Agosta, potrebbe sembrare un inno alla parità di genere nella musica (e in fondo lo è, diciamo noi, e non è un male) ma nasce in realtà da pure esigenze artistiche. Effettivamente la presenza di queste voci femminili aggiunge preziosità e sfumature oniriche e liriche al disco, anche se i pezzi strumentali non sono da meno, e una prova su tutti è Shadow Awareness, la canzone dall’intro più genuinamente rock del disco, che poi converge sorprendentemente verso un blues caldo.
For Today è un album di una potenza sonora inenarrabile, non perché ci sia musica aggressiva, ma al contrario per la squisita pulizia sonora di ogni nota, ogni arrangiamento, ogni eco, che sono studiati maniacalmente, ma non per questo sembrano cerebrali e cervellotiche, anzi sono pieni di “colori” musicali.
Ogni traccia è una sfida, una esplorazione diversa, una sperimentazione, ma senza il maniacalismo e l’autoreferenzialità che spesso caratterizzano questi tentativi.
Il calore degli arpeggi di chitarra, sapientemente dosati fra elettrica e acustica, di ispirazione e sapore antico e di scuola classica, che per esempio si coglie in tutta la sua forza in Shadow of Lights, (la canzone finale, quella più puramente rock) è forse la cifra più netta di questo disco strabiliante e di sorprese infinite. Un disco da gustare in notturno, in solitudine, e col massimo isolamento da distrazioni. Un disco con cui nutrire non solo l’orecchio ma anche l’anima.
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La “stanza” musicale dei Baaristi Muuti è “full of doors”
Se per i Van der Graaf Generator la “casa” era “with no door”, la “stanza” musicale dei Baaristi Muuti è “full...

































