Mentre il mondo della musica si prepara a celebrare il 35° anniversario di “Some Friendly“, il debutto album dei The Charlatans, è il momento perfetto per riscoprire e ridefinire l’identità artistica di una band che ha saputo navigare le correnti della storia del rock britannico con rara resilienza e autenticità.
Nati nel 1988 nel West Midlands e sviluppatisi a Northwich, nel Cheshire, i The Charlatans emersero nel fermento della scena musicale tardo-80s, spesso etichettata come “Ma/d)chester”. Tuttavia, ridurre la loro figura a semplice componente di quel movimento sarebbe un torto alla loro traiettoria unica e duratura.
Fin dall’inizio, i “Ciarlatani” dimostrarono di essere più di un fenomeno passeggero. Accanto a colleghi come Stone Roses, Happy Mondays, Primal Scream e Inspiral Carpets, portarono nelle loro radici un misto di influenze distintive: l’organo Hammond ipnotico e maestoso di Rob Collins, il groove psichedelico dei Beatles, il piglio swaggering dei Rolling Stones e le pulsazioni dance dei club di Manchester. Questa alchimia fu immediatamente evidente in “Some Friendly” (uscito ad ottobre 1990 per la label Situation Two), un album che scalò le chart fino al numero uno non per moda, ma per la forza di brani come “The Only One I Know” – un inno baggy dalla struttura insolita e dal riff di basso inconfondibile – e il jam epico di “Sproston Green“.
La figura artistica del gruppo si costruisce attorno a due pilastri fondamentali. Il primo è il sound, marchiato indelebilmente dal genio di Rob Collins alle tastiere. Il suo Hammond non era semplice accompagnamento; era la voce narrante, drammatica e soul, che donava profondità e calore a ogni traccia, come testimoniato da Burgess stesso nella nota per “Believe You Me”. Il secondo pilastro è la capacità di evolversi senza tradirsi. Mentre molte band della loro generazione si sfaldavano, i The Charlatans, guidati dalla voce distintiva e dallo stile di Tim Burgess, hanno intrapreso un viaggio attraverso il britpop, il rock psichedelico riletta in chiave moderna, e suoni più sperimentali, sempre mantenendo una coerenza artistica riconoscibile.

La pubblicazione dell’edizione ampliata di “Some Friendly”, prevista per il 27 marzo 2026, non è solo una celebrazione nostalgica. È un atto di curatela artistica. Tim Burgess ha personalmente selezionato i nove brani extra – B-side, remix e take alternative – che completano il disco, offrendo una finestra sul laboratorio creativo della band alle prime armi. Ascoltare l’alternate take di “Then” o la versione integrale di “Happen to Die” significa riscoprire l’energia grezza e la sperimentazione che alimentavano il loro processo creativo. Note come quella per “109 Pt.2”, dove Burgess rivela la sorprendente concessione di Robert De Niro per l’uso di un suo sample, raccontano di un’ambizione artistica che andava già oltre i confini della scena.
La loro storia è anche una storia di rinascita e perseveranza, segnata dalla tragica perdita di Rob Collins nel 1996 e del batterista fondatore Jon Brookes nel 2013. Eppure, la band ha continuato, onorando il loro spirito senza diventarne una semplice reliquia. L’uscita del loro quattordicesimo album, “We Are Love” nel 2025, e l’annuncio di un tour ampio nel 2026, sono la prova vivente di una vitalità artistica ininterrotta.
I The Charlatans, quindi, non furono mai semplicemente “quelli dell’Hammond” o la quinta band di Ma(d)chester. Sono stati e sono artefici di un sound personale che unisce la malinconia nord-occidentale alla gioia del ritmo, la psichedelia alle melodie immediate. La loro figura artistica è quella di sopravvissuti creativi, di musicisti che hanno costruito un dialogo costante con il loro passato senza smettere di guardare avanti, mantenendo intatta, attraverso alterne fortune critiche, quella “friendly” autenticità che li ha sempre distinti. “Some Friendly” fu il punto di partenza di un viaggio ancora in corso, e risentirlo oggi, arricchito, ci ricorda che il loro lascito non è un’istantanea di un’epoca, ma il ritratto di una band che ha fatto della costante evoluzione la sua vera, duratura, forma d’arte.
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