Chi segue Peaky Blinders fin dagli esordi lo sa bene: la serie non è mai stata solo questione di cappelli alla moda, lamette da barba e sguardi di ghiaccio di Cillian Murphy. Gran parte dell’anima oscura e magnetica della famiglia Shelby è stata cesellata dalle sue musiche. Dai primi accordi minacciosi di Red Right Hand di Nick Cave & The Bad Seeds, passando per le incursioni di Arctic Monkeys e Queens of the Stone Age, la saga di Birmingham ha sempre avuto un orecchio di riguardo per la scena alternative.
Ora che la banda si prepara a varcare la soglia del grande schermo con il film Peaky Blinders: The Immortal Man, la tradizione continua, e lo fa con un cast musicale che farà battere il cuore dei fan del rock contemporaneo.
In uscita nelle sale il 6 marzo e su Netflix dal 20 marzo, il film non si limita a riportare in vita Tommy Shelby (Cillian Murphy) in una Birmingham devastata dalla Seconda Guerra Mondiale. Lo fa accompagnandolo con le voci e le chitarre di alcuni dei nomi più interessanti della scena britannica e internazionale.
Se Antony Genn e Martin Slattery (già autori della colonna sonora della serie) tornano a firmare le musiche originali, la tracklist ufficiale si arricchisce di collaborazioni inedite e di un paio di cover che profumano già di culto.
Il nome che farà più discutere è senza dubbio quello di Grian Chatten, frontman dei Fontaines D.C., che presta la sua voce magnetica e graffiata al brano “Puppet”. Un pezzo oscuro, viscerale, che sembra uscito direttamente da una seduta spiritica in un pub di Liverpool. Ma non è tutto: con lui ci sono anche i compagni di band Carlos O’Connell e Tom Coll, a suggellare un legame sempre più stretto tra la nuova scena post-punk e l’estetica della serie.
E se “Puppet” rappresenta il nuovo corso, il film rende omaggio ai maestri del trip-hop con due reinterpretazioni dei Massive Attack. La prima è Angel, che vede ancora una volta la collaborazione di Grian Chatten, pronta a trasformarsi in un lamento ipnotico perfetto per le lande desolate dell’animo di Shelby. La seconda è Teardrop, affidata al progetto Girl in the Year Above.
Completano il quadro la vulcanica Amy Taylor degli Amyl & The Sniffers, i sempre imprevedibili Mclusky e le atmosfere folk oscure degli irlandesi Lankum, capaci di evocare gli spettri del passato con la sola potenza di una cornamusa.
Il contesto sonoro è perfetto per ciò che ci aspetta sullo schermo. Siamo a Birmingham, nel 1940. Mentre il mondo è a ferro e fuoco, Tommy Shelby viene strappato dal suo esilio forzato per affrontare quella che potrebbe essere la sua resa dei conti definitiva. Non si tratta solo di salvare la famiglia o il paese, ma di fare i conti con se stesso: “decidere se affrontare la sua eredità, o ridurla in cenere”. Un tema che, con una colonna sonora del genere, promette scintille.
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