Testo: Marco Sica
Foto Pietro Previti
Coerente con quanto inciso su “Black Salt”, nel suo essere sospeso tra risonanze “black” e cantautorato folk, è stato il concerto che i Kiiōtō (il progetto di Lou Rhodes e Rohan Heath) hanno tenuto il 22 maggio 2026 al Teatro Bolivar di Napoli nell’ambito della rassegna “Live In Auditorium” targata Rockalvi Festival.
Per chi nella seconda metà degli anni Novanta e i primi del Duemila abbia seguito e (amato) i Lamb (duo fondato da Lou Rhodes e Andy Barlow,), non può non aver colto come tra le pieghe dei Kiiōtō si nasconda proprio un’anima che riconduce a una certa produzione Lamb, liberata però dal proprio esoscheletro di elettronica (si pensi ai classici “Górecki” del 1996 e “Gabriel” del 2001) e rivestita di un “acustico” sentire (come fu già per brani quali ad esempio “Zero” del 1996).
Rhodes (voce, tamburello e “pelli”), unitamente a Rohan Heath (pianoforte, tastiere, armonica, “percussioni” e laptop) e a Jon Thorne (contrabbasso elettrico; Thorne è da sempre stato legato ai Lamb) hanno restituito un momento di musica al contempo “elegante” e dal cuore “nineties”, mai eccessiva (nemmeno nei momenti più sostenuti come “Little Axe”), proponendo di fatto il loro ultimo disco sin dall’apertura affidata alla bella “Moth” e poi “Zero Gravity”, “Warpaint”, “Walking Backwards”, “Lost Map”, “White Noise”… quanto un’attesa “Gabriel” (dei Lamb), oltre a brani del precedente lavoro “As Dust We Rise” (del 2024) quali “Josephine Street”, “Song For Bill”, “Here Comes The Flood”, “Spanish Moss”, “Quilt”… chiudendo infine in “duo” Rhodes/Heath con “Five Eight”.
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