2025 A.D. è stiamo qui a parlare del nuovo disco dei “Tortoise”, “Touch” (International Anthem Recording Company/Nonesuch Records).
- Premessa
Se penso alla musica degli anni novanta, penso sostanzialmente a due dischi del 1998: “TNT” dei Tortoise e “Camoufleur” dei Gastr del Sol; certamente ci sarebbero tantissimi altri titoli da menzionare della decade, degli stessi Tortoise andrebbero annoverati anche l’apice da loro raggiunto con “Millions Now Living Will Never Die” (1996) e l’esatto “Tortoise” (del 1994), ma affettivamente “TNT” e “Camoufleur” hanno segnato un mio particolare momento di crescita musicale. Ancora oggi, come allora, mi emoziona ascoltare il brano “TNT” e l’accoppiata “The Seasons Reverse”/“Blues Subtitled No Sense of Wonder” (da “Camoufleur”).
Dal 1994 al 1998 con “Tortoise”, “Millions Now Living Will Never Die” e “TNT”, i Tortoise avevano fatto la storia, scrivendo una delle più importanti pagine della musica non solo del loro tempo ma di tutti i tempi.
Del 1999 è poi il bel “In the Fishtank 5” (altro capitolo della meravigliosa “collana”) in collaborazione con i The Ex.
Fu per questo che non proprio “favorevolmente” digerii la pubblicazione nel 2001 di “Standards”, lavoro che iniziava a tradire un cambio di “registro” e un “distacco” sonoro … sensazione che ho continuato a percepire anche riascoltandolo dopo anni (da ultimo in questi giorni).
La situazione non andò a migliorare con “It’s All Around You” (del 2004) che appariva rivolto verso ambientazioni ancora più “morbide” e a tratti “vacue”… sino a lambire i confini della “soundtrack” di lusso.
Bisognava attendere “Beacons of Ancestorship” (del 2009) per “registrare” un miglioramento, con un disco che tornava a “sperimentare” e ad uscire dall’equivoco che aveva caratterizzato i suoi due ultimi predecessori.
Del 2016 è “The Catastrophist” che segna rispetto a “Beacons of Ancestorship” un “passo indietro” verso più “accessibili” sonorità che quì però assumono una più congrua forma espressiva per un disco che si lascia (quantomeno) preferire in alcuni momenti a “It’s All Around You” e che dà anche spazio alla voce di Georgia Hubley (Yo La Tengo) in una (però) non riuscita “Yonder Blue”.
– Touch
In formazione composta da Dan Bitney, John Herndon, Douglas McCombs, John McEntire e Jeff Parker, i Tortoise di “Touch” anticipano l’uscita del disco con “Oganesson” (che sarà anche ogetto di diversi remix), indirizzandosi verso costruzioni tanto intricate quanto immediate con aperture jazz/fusion.
A seguire, ancora, i singoli “Layered Presence” e “Works and Days” che, tra tessiture elettroniche, mostrano ancora inclinazioni jazz/fusion (come per la chitarra in “Layered Presence” e il mood e la batteria della più bucolica “Works and Days”) e ritorno a un passato “post rock” (come nel cambio conclusivo di “Works and Days”).
Messo il vinile sul piatto, parte il ritmo e la chitarra disegna un essenziale tema desertico in “Vexations” prima che il brano si destrutturi in una compatta frammentazione (a “Vexations” seguono le già citate “Layered Presence” e “Works and Days”).
Cassa ed elettronica che sconfina nella “techno” per “Elka” che fa deragliare l’ascolto… e che poco convince per un momento che appare “debole”.
I “giri” riprendono con “Promenade à deux” che si lascia ascoltare e che chiude un piacevole Side A.
Girato il vinile, “Axial Seamount” ricorda come i Tortoise si siano in passato ispirati ai Neu! e ai Can… per un viaggio lungo autobahn tedesche.
Con “A Title Comes” si torna a un certo post rock di fine anni novanta ma con meno incisività e più astrazione; resta il bel tema che colpisce…
Buona anche la più abrasiva “Rated OG”, urbana e notturna.
“Night Gang” con il suo incedere da synth-pop d’autore anni ottanta chiude un lavoro che non resterà negli annali e in cui Tortoise in parte ritrovano e in parte perdono il loro storico “tocco”.
https://www.trts.com/
https://www.instagram.com/trts/
http://facebook.com/TRTSband
photo by Heather-Cantrell

































